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Montemonaco, i ragazzi riscoprono i Sibillini: si chiude il laboratorio sulla rinascita

MONTEMONACO – Si è conclusa con un bilancio particolarmente positivo la terza edizione del laboratorio estivo a Montefortino, un percorso formativo dedicato ai ragazzi dai 12 ai 14 anni e incentrato sul tema della resilienza dei territori dei Sibillini a dieci anni dal terremoto.

Un’esperienza che ha intrecciato educazione emotiva, conoscenza del territorio e scoperta della natura, accompagnando i ragazzi in un viaggio articolato in tre tappe, ciascuna legata a un momento simbolico del percorso di rinascita.

La prima tappa, “Le ferite”, ha portato i partecipanti lungo il Sentiero Altino di Montemonaco, in un cammino pensato per confrontarsi con le fragilità, personali e collettive, e imparare ad accoglierle.

La seconda, “La rinascita”, ha condotto i ragazzi a Norcia e nella piana di Castelluccio, dove hanno avuto l’opportunità di incontrare e intervistare i volontari impegnati a ricostruire, giorno dopo giorno, comunità e futuro.

Infine, la terza tappa, dedicata a “La bellezza e l’accoglienza”, si è svolta attraverso un’escursione inclusiva a Forca di Presta, nel territorio di Arquata del Tronto, occasione di incontro e dialogo con i custodi della terra: agricoltori, artigiani e pastori.

Particolarmente significativo è stato il coinvolgimento dei ragazzi e di tutti i partecipanti, che hanno vissuto le diverse esperienze non come semplici attività didattiche, ma come occasioni di confronto, relazione e crescita.

L’iniziativa ha così confermato come la natura, l’incontro e le relazioni umane possano rappresentare strumenti preziosi per aiutare le giovani generazioni a sviluppare un più forte senso di appartenenza e una maggiore consapevolezza dell’identità dei luoghi.

A dieci anni dal terremoto, il cammino compiuto dai ragazzi assume un valore particolarmente significativo e richiama il senso più profondo della ricostruzione: non soltanto la rinascita degli edifici e dei territori, ma anche quella delle comunità, delle relazioni e della speranza.

Un messaggio richiamato anche dal Cardinale Matteo Zuppi in occasione della celebrazione per il decennale del sisma, quando ha sottolineato che «la speranza del cristiano non è un vago ottimismo, ma la certezza che dalle macerie più profonde, attraverso la solidarietà e la comunione, è sempre possibile edificare un futuro nuovo».