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L’annuncio del Vescovo Palmieri: “Tutti invitati all’Assemblea unica delle Diocesi del Piceno”

DIOCESI – Si sono conclusi Sabato 12 Settembre 2026 i ritiri spirituali promossi dal vescovo Gianpiero Palmieri e rivolti ai componenti dei Consigli Pastorali Parrocchiali e dei Consigli per gli Affari Economici delle Diocesi di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto.

Un’occasione di preghiera, ascolto e discernimento comunitario che è stata curata dall’Équipe interdiocesana “Custodi della vita spirituale” delle Diocesi del Piceno e che ha concluso il cammino formativo dell’anno pastorale, dando rinnovata linfa per il nuovo.

Dopo gli incontri dello scorso Giugno, che si sono tenuti presso l’abbazia Santa Maria in Montesanto a Civitella del Tronto e presso il monastero San Marco ad Offida, questa volta i due ritiri spirituali si sono svolti in altri due luoghi altrettanto incantevoli del nostro territorio: il monastero Sant’Onofrio, nel centro storico di Ascoli Piceno, e il monastero Santa Speranza, a San Benedetto del Tronto.

Nella sede ascolana a guidare l’incontro è stata Madre Sophia Gitahi, Madre Badessa del monastero delle Suore Benedettine, mentre in quella sambenedettese è stata Suor Graziana Latella, già Madre Badessa del monastero delle Suore Clarisse.

Il racconto della giornata

La giornata ha offerto ai partecipanti un’occasione concreta per mettersi insieme in ascolto della Parola di Dio, pregare, confrontarsi e riscoprire il compito spirituale affidato ai Consigli, cioè quello di essere non semplici organi consultivi, bensì – come ha ricordato il vescovo Gianpiero – luoghi di ascolto, preghiera e discernimento, spazi in cui maturano decisioni condivise alla luce del Vangelo.

Il clima di raccoglimento ha favorito un incontro autentico tra i presenti: prima attraverso gli sguardi, poi attraverso una vicinanza più profonda del cuore, grazie anche alla bellezza dell’ambiente suggestivo che li ha ospitati e alle asttività guidate che sono state effettuate. L’ascolto e la meditazione della Parola hanno avuto un ruolo decisivo, illuminando le menti, donando slancio ai cuori e creando un’atmosfera di rinnovata fiducia.

Nel corso dell’incontro non sono mancati momenti di condivisione fraterna, come il pranzo e il confronto, a volte anche vivace, con domande concrete e provocatorie che hanno stimolato una riflessione sincera. Il discernimento finale, strutturato in forma comunitaria, è stato particolarmente intenso: sono emerse testimonianze personali, idee, ma anche fragilità e limiti condivisi. Da questo scambio sono scaturiti alcuni punti chiave e sono stati individuati strumenti e modalità utili per migliorare il cammino pastorale di ciascuna comunità.

Al termine dell’incontro ogni partecipante è stato invitato a condividere un pensiero o anche solo una parola su quanto vissuto durante la giornata e il quadro che ne è emerso è stato quello di un appuntamento ricco di condivisione e cura della relazioni, durante il quale nessuno è rimasto solo, bensì, al contrario, ognuno si è sentito utile al gruppo. 

“Una comunità che non si divide”: le meditazioni di Suor Graziana e Suor Sophia

I partecipanti ai due ritiri hanno avuto l’opportunità di seguire lo stesso percorso: sia Madre Sophia sia Suor Graziana, infatti, hanno approfondito il brano del Vangelo di Giovanni in cui Gesù appare ai discepoli sul Lago di Tiberiade, dopo la Resurrezione, interpretato come una fotografia della vita cristiana.

I discepoli, ormai ridotti a sette, tornano al lago di Tiberiade: un luogo di memoria, di crisi e di ripartenza. Nonostante abbiano vissuto accanto a Gesù ed assistito alla sua Risurrezione, la comunità si ritrova nel buio ed appare disorientata e frammentata. La pesca infruttuosa nella notte diventa simbolo della fatica pastorale che a volte segna una comunità che, pur animata da buona volontà, non riesce a generare frutti. Il buio, la fatica e la solitudine descrivono la condizione di molti gruppi parrocchiali che lavorano senza vedere risultati.

All’alba, Gesù si manifesta loro con discrezione e tenerezza, si interessa della loro fame e del loro lavoro. Gesti semplici che raccontano una presenza quotidiana, non spettacolare, che si rivela nella cura reciproca e nelle attenzioni concrete. In questo modo Gesù restituisce luce ai cuori dei discepoli, che ora sono in grado di riconoscere la verità della loro sterilità. Il comando di gettare la rete dalla parte destra – gesto insolito e contro le abitudini dei pescatori – rappresenta la novità del Vangelo: cambiare prospettiva, fidarsi della Parola, abbandonare il “si è sempre fatto così”. L’obbedienza genera sovrabbondanza: la rete si riempie e non si strappa. Una comunità che si affida alla Parola del Signore, infatti, non si divide.

Le due relatrici hanno poi meditato sulle figure di Giovanni e di Pietro, che sono due specchi di tutti noi, in quanto incarnano sentimenti e comportamenti che anche a noi capita di avere.

Il discepolo amato riconosce per primo il Signore ed il suo legame affettivo con Gesù diventa modello di discernimento spirituale e stimolo per tutti. Giovanni è l’immagine dello Spirito Santo che abita nel cuore dei credenti e li guida a riconoscere Gesù nei luoghi più inattesi: nel povero, nel difficile, nel fragile. La fiducia nello Spirito diventa criterio di discernimento pastorale. In ogni comunità c’è un “Giovanni” che arriva prima degli altri a comprendere le cose. Noi abbiamo l’umiltà di riconoscerlo?

Pietro, pur segnato dal tradimento, resta guida: si getta in acqua e corre verso il Maestro. Con il suo entusiasmo e le sue contraddizioni, egli rappresenta ogni credente. Gesù non cambia il suo carattere, ma lo educa a guardare la verità di sé. La  domanda «Mi ami?», ripetuta tre volte, rivela un cammino di autenticità: Pietro non riesce a rispondere con l’amore totale che Gesù chiede, ma offre un amore fatto di amicizia, che si affida completamente a Lui. Gesù accoglie questa verità e conferma la missione: «Pasci le mie pecore». Il dialogo tra Gesù e Pietro è il cuore della riflessione, che ci indica la maturità della fede: affidarsi, lasciarsi guidare e servire senza protagonismi.

Nel brano meditato è molto bella anche l’immagine di Gesù che, pur avendo già preparato il fuoco e il pane, chiede ai discepoli di portare il loro pesce: è il segno di una collaborazione tra grazia e responsabilità, tra dono ed impegno.

Entrambe le meditazioni si sono concluse con un invito alle comunità: custodire la memoria, ascoltare chi “vede prima” e riconoscere la presenza del Risorto nella concretezza della vita. Il Risorto, infatti, si riconosce nei gesti quotidiani di cura, nella reciprocità, nella pazienza, nella capacità di portare i pesi gli uni degli altri. La vita spirituale cresce, solo se custodita con determinazione sia a livello personale che comunitario. Da un lato, infatti, il tempo della preghiera personale è un tesoro prezioso da difendere con gelosia, il vero tesoro che sostiene la missione. Dall’altro lato, però, la comunità cristiana è chiamata ad essere luogo di unità, di ascolto e di amore concreto, dove Dio si rende visibile attraverso la qualità delle relazioni. Ecco, dunque, l’appello finale: glorificare Dio attraverso la preghiera, la pazienza, la sopportazione reciproca e la cura di tutti, specie i più fragili.

Se vuoi ascoltare la meditazione di Madre Sophia Gitahi, clicca qui:

Se vuoi ascoltare la meditazione di Suor Graziana Latella, clicca qui:

“La Chiesa, germoglio del seme della vita di Gesù”: le parole di don Francesco Guglietta

Don Francesco Guglietta, che ha presieduto la Messa nella cappella delle Suore Clarisse a San Benedetto del Tronto, durante l’omelia ha ricordato che la Chiesa non è un’istituzione astratta, ma la comunità di coloro che vivono un legame reale con il Signore e, di conseguenza, tra loro.

Il germoglio del seme della vita di Gesù, sepolto nel cuore della storia e del mondo, è la Sua Chiesa, cioè la comunità di coloro che sono fondati su di Lui e che vivono una comunione con Lui e, quindi, con i fratelli“.

Don Francesco ha poi spiegato che la salvezza non è un certificato, ma una relazione stabile che dà senso alla vita:

“Un antico detto afferma che fuori dalla Chiesa non c’è salvezza. Ed è vero! Ma non senso distorto che, se non sei battezzato o non sei cresimato o non vai a Messa, non sei salvo, bensì nel senso che, se tu non vivi una comunione con il Signore Gesù, radicato sulla Sua Parola, se non sei parte di questo grande frutto che nasce dalla vita del Signore Gesù, la tua è una salvezza che passa subito e tu sei costretto a cercare continuamente nuovi luoghi di salvezza: un’amicizia, una squadra di calcio. Soltanto quando tu hai il coraggio di restare in una comunione che nasce dalla fede, dall’amicizia con il Signore Gesù, allora puoi trovare una salvezza stabile, autentica, vera“.

Per questo la comunità cristiana è chiamata ad “offrire a tante persone la possibilità di questo frutto buono di speranza e di salvezza“, un luogo dove la vita può essere custodita e nutrita.

Vescovo Gianpiero Palmieri: “Ad Ottobre un’assemblea unica per entrambe le Diocesi del Piceno”

Queste le parole che il vescovo Gianpiero Palmieri ha rivolto ai partecipanti dei due incontri:

“Negli anni abbiamo fatto il ritiro sempre soltanto per le religiose; quest’anno, invece, abbiamo pensato di vivere questo momento insieme in entrambe le Diocesi del Piceno. Ringrazio quindi le Suore che hanno accolto la nostra proposta. È stato molto bello ritrovarsi insieme per condividere la fede, per ascoltare la Parola di Dio e per condividere anche le nostre esperienze: quelle dei membri dei Consigli Pastorali, dei presbiteri, delle suore“.

Poi l’annuncio:

Voi sapete che, all’inizio dell’Anno Pastorale, si fa sempre un’Assemblea. Quest’anno le due Équipes del Cammino Sinodale e i due Consigli Presbiterali delle Diocesi del Piceno hanno proposto di farla insieme.

L’idea è di svolgerla Sabato 24 Ottobre, mattina e pomeriggio, con pranzo al sacco, in un luogo a metà strada tra Ascoli e San Benedetto. I dettagli verranno comunicati in seguito: ora l’importante è sapere che sarà un’unica Assemblea per entrambe le Diocesi. Un segno di comunione per conoscere ed approfondire le linee pastorali, che abbiamo elaborato insieme e che sono le stesse per entrambe le Diocesi”.