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FOTO Vescovo Palmieri: “La Chiesa deve imparare ad aprire «tre finestre»”. Quali sono?

Ringraziamo la direttrice della diocesi di Nola, Mariangela Parisi e il Diacono Emanuele Imbrescia per la preziosa collaborazione

NOLA – È iniziato ieri, venerdì 11 settembre, il consueto Convegno pastorale diocesano della Chiesa di Nola, quest’anno dedicato al tema «Vangelo e Vita: Parrocchie a braccia aperte sul territorio». Un titolo che raccoglie una delle sfide più importanti per la comunità cristiana: tornare a incontrare la vita concreta delle persone, ascoltarne le domande, riconoscere i semi di bene presenti nel territorio e trovare nuove strade per annunciare il Vangelo.

La prima giornata, svoltasi presso il Teatro Umberto di Nola, ha avuto il suo momento centrale nella relazione di monsignor Gianpiero Palmieri, vescovo delle diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, chiamato a offrire una chiave di lettura del tema del Convegno alla luce del cammino sinodale della Chiesa italiana e dell’esperienza narrata dagli Atti degli Apostoli.

Ad aprire l’incontro è stata la Liturgia della Parola presieduta dal vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino. È quindi intervenuto mons. Palmieri, prima della presentazione del SERMIG – Servizio Missionario Giovani di Torino -, che accompagnerà i lavori della seconda giornata.

La fatica della trasmissione della fede

Palmieri ha preso le mosse da una domanda che attraversa oggi la vita di molte comunità cristiane: perché facciamo tanta fatica a trasmettere la fede?

È una domanda che non va rimossa né nascosta. Il vescovo delle diocesi del Piceno ha parlato della stanchezza che incontra nei suoi numerosi contatti con sacerdoti e laici impegnati nelle diocesi. Non si tratta soltanto della stanchezza positiva di chi si dedica agli altri e, alla fine della giornata, può dire di essere «stanco ma felice». È piuttosto la stanchezza di chi ha l’impressione di seminare molto e di raccogliere poco.

La diminuzione della partecipazione, soprattutto da parte delle giovani generazioni, pone dunque interrogativi seri alla Chiesa. Ma proprio qui, secondo Palmieri, occorre evitare la tentazione di leggere la situazione soltanto in termini di crisi.

«Che cosa vorrà dire il Signore?», è la domanda che deve accompagnare il discernimento delle comunità. Non per cercare colpevoli, ma per comprendere che cosa lo Spirito sta chiedendo oggi alla Chiesa.

Da qui il riferimento al tema del Convegno: una Chiesa «a braccia aperte» nei confronti delle persone e del territorio. Una Chiesa che non vive per se stessa, ma che riconosce di essere al servizio del Regno di Dio.

Gli Atti degli Apostoli: non una Chiesa perfetta, ma una Chiesa in movimento

Il cuore della riflessione di Palmieri è stato rappresentato dagli Atti degli Apostoli, definiti un vero e proprio «manuale di ecclesiologia».

Una lettura troppo statica degli Atti – ha osservato il vescovo – potrebbe far pensare a una comunità cristiana ideale, sempre concorde, capace di una evangelizzazione immediatamente efficace: «un cuore solo e un’anima sola», tremila persone convertite dopo la predicazione di Pietro.

Ma la Chiesa degli Atti non è una comunità senza problemi.

È una Chiesa in movimento, che lungo il cammino incontra persecuzioni, conflitti interni, difficoltà economiche, questioni pastorali e culturali, fallimenti missionari. E proprio questo la rende vicina alla Chiesa di oggi.

La Chiesa degli Atti non è, dunque, un’immagine irraggiungibile che rischia di scoraggiare le comunità contemporanee. È piuttosto una Chiesa che impara a discernere dentro la storia, affrontando le pietre d’inciampo che incontra lungo la strada.

«Esattamente come stiamo vivendo noi», ha sottolineato Mons. Palmieri.

Tre finestre per lasciar entrare lo Spirito

Da questa lettura degli Atti nasce una proposta per il cammino delle comunità.

Per comprendere la volontà di Dio, la Chiesa deve imparare ad aprire «tre finestre», lasciando entrare il soffio dello Spirito.

La prima è la memoria di Gesù: la memoria biblica, la Scrittura, la Tradizione della Chiesa. Prima di prendere decisioni, la comunità è chiamata a tornare al Signore, alle sue parole e ai suoi gesti.

La seconda è l’ascolto reciproco. Non soltanto l’ascolto degli esperti o delle persone maggiormente formate, ma l’ascolto di tutto il popolo di Dio.

Qui Palmieri ha richiamato il tema del sensus fidei, quell’«unzione dello Spirito» che permette anche a chi possiede una fede semplice di intuire qualcosa del mistero di Dio.

«Abbiamo bisogno degli altri», ha affermato. E, con una delle espressioni più forti della serata, ha aggiunto: «Ho persino bisogno di tutti, tutti, tutti per capire la volontà di Dio».

La terza finestra è l’ascolto del mondo. È il passaggio che conduce direttamente al tema del Convegno diocesano di Nola: aprire le braccia al territorio e alle persone che lo abitano.

Non significa ignorare il male presente nel mondo o rinunciare all’annuncio del Vangelo. Significa, piuttosto, imparare a riconoscere che Dio è già all’opera nella storia, anche al di fuori dei confini visibili delle comunità cristiane.

Da Gerusalemme ad Atene: Dio precede la Chiesa

Per spiegare questo passaggio Palmieri ha ripercorso alcuni episodi fondamentali degli Atti.

Centrale il riferimento all’incontro tra Pietro e Cornelio: un episodio nel quale lo Spirito Santo precede l’azione degli apostoli e apre una strada che la comunità cristiana non aveva ancora immaginato.

Ma è soprattutto il secondo viaggio missionario di Paolo a offrire una chiave di lettura sorprendentemente attuale.

Paolo e Barnaba si separano a causa di un conflitto. Paolo incontra Timoteo. Poi attraversa territori nei quali l’evangelizzazione sembra fallire. Lo Spirito Santo impedisce alcune strade e apre quella verso la Macedonia.

«Pensate al fallimento letto così», ha osservato Palmieri. Non tutto ciò che non funziona è necessariamente un fallimento della missione. Può essere anche un invito a cambiare strada.

E proprio il passaggio verso la Macedonia conduce Paolo a Filippi e quindi ad Atene.

All’Areòpago Paolo non parte dalla condanna della cultura che incontra. Parte da ciò che trova: la ricerca religiosa degli ateniesi, la loro domanda di senso, perfino l’altare dedicato al “dio ignoto”.

È un atteggiamento che interpella profondamente anche le comunità di oggi: prima di parlare, occorre imparare ad ascoltare.

Prima di domandarsi «come portiamo il Vangelo a queste persone?», bisogna chiedersi anche: «Che cosa sta già facendo Dio nella loro vita?»

Una Chiesa che ripensa l’evangelizzazione

Nella parte conclusiva, Palmieri si è ricollegato al documento «Radicati e costruiti in Cristo», frutto del Cammino sinodale delle Chiese in Italia.

Tre, in particolare, le piste indicate.

La prima riguarda il kerigma, da riscoprire come centro permanente dell’evangelizzazione: la comunità cristiana deve tornare continuamente all’incontro con Gesù risorto.

La seconda riguarda la carità. La Chiesa è chiamata a essere vicina agli ultimi, ai poveri e alle persone fragili, ma senza separare l’impegno caritativo dalla propria radice spirituale.

Una comunità cristiana deve essere capace di collaborare con tutti, anche con chi non crede, ma nello stesso tempo deve custodire con chiarezza la sorgente evangelica da cui nasce il suo servizio.

La terza pista riguarda la re-iniziazione alla fede degli adulti e dei giovani e un nuovo modo di intendere l’iniziazione cristiana: mettere insieme la vita concreta, con le sue domande, i suoi affetti, le sue speranze e i suoi desideri, e l’annuncio della fede.

Un cammino che continua

La relazione di mons. Palmieri ha così riportato il tema del Convegno al suo punto di partenza: Vangelo e Vita non sono due realtà da accostare artificialmente.

Il Vangelo è chiamato a entrare nella vita e la vita, con tutte le sue domande e le sue ferite, è il luogo nel quale la Chiesa è chiamata a riconoscere l’azione dello Spirito.

La prima giornata del Convegno si è conclusa con la presentazione del SERMIG di Torino, che accompagnerà il lavoro della seconda giornata.

Il Convegno pastorale diocesano prosegue oggi, sabato 12 settembre, con protagonisti i Consigli pastorali parrocchiali, la Consulta delle aggregazioni laicali e il Consiglio pastorale diocesano. Il confronto con l’esperienza del SERMIG sarà l’occasione per individuare nuove strade di annuncio del Vangelo e riscoprire quelle già aperte.

La giornata prevede il raduno per Zone pastorali alle ore 9.00, la preghiera e l’avvio dei lavori alle 9.30, la divisione in gruppi alle 10.30 e la ripresa dei lavori nel pomeriggio. Alle 16.30, in Cattedrale, la conclusione del Convegno sarà affidata al vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino.

Il cammino, dunque, continua. Come negli Atti degli Apostoli, anche per la Chiesa di Nola non si tratta di avere già tutte le risposte, ma di mettersi in ascolto, aprire le finestre e lasciarsi guidare dallo Spirito, con lo sguardo rivolto al territorio e alle persone che lo abitano.

Una Chiesa, appunto, a braccia aperte.