
Si è conclusa a Sacrofano, presso la Fraterna Domus, la tre giorni di programmazione pastorale dell’Ordinariato Militare. Nella cappella Santa Maria Madre dell’Accoglienza, l’arcivescovo Ordinario militare, mons. Gian Franco Saba, ha presieduto la Messa conclusiva, concelebrata dal nuovo vicario generale, mons. Michele Magnani, e da circa 150 cappellani militari provenienti dalle diverse Zone pastorali d’Italia.
Nell’omelia, incentrata sulla Natività della Beata Vergine Maria, mons. Saba ha richiamato il valore e la profondità del mistero della vita umana. «Nel mistero della nascita di una persona abbiamo perso il senso del mistero», ha osservato, sottolineando come «nella nascita di ogni persona permane una dimensione di mistero che è nelle mani di Dio». La vita umana, ha aggiunto, «è mistero, ed è un mistero connesso dentro la storia della salvezza».
Riflettendo sulla figura di Maria, il presule ha ricordato come la sua grandezza sia intimamente legata alla missione affidatale da Dio a servizio dell’umanità. Richiamando i Padri della Chiesa, l’ha definita «terra feconda» e immagine di chi porta frutto, «il cui frutto è Cristo». Un’immagine che, secondo mons. Saba, interpella anche i presbiteri e li richiama alla necessità di rimanere uniti a Cristo, «linfa vitale» capace di dare senso e fecondità all’esistenza.
Il vescovo ha quindi indicato nell’umiltà di Maria un modello per la Chiesa e, in particolare, per il ministero dei cappellani militari. «In una società nella quale occorre vigilare sulla cultura della potenza, del dominio e dell’apparenza, essere persone consapevoli di ciò che veramente conta è fondamentale», ha affermato.
Da qui l’invito ad affrontare «fatiche, sofferenze e contraddizioni» non secondo la logica del potere, ma con «lo spirito del servizio», dimensione essenziale di ogni autentico ministero pastorale.
A conclusione dell’omelia, mons. Saba ha affidato ai cappellani militari il mandato per il nuovo anno pastorale, richiamando ancora una volta la testimonianza di Maria: «La Natività di Maria ci ricorda che nell’umiltà e nel silenzio si possono costruire i più grandi progetti. Ciò non vuol dire sparire per assenteismo, ma sparire per far emergere Cristo».