
DIOCESI – Franco Veccia, delegato regionale della Pastorale Sociale e del Lavoro per le Marche e direttore dello stesso Ufficio diocesano per la Chiesa di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, è tra i partecipanti del 2° Seminario nazionale “Costruire identità plurali al servizio della pace”, che si è aperto Lunedì 7 Settembre, a Frascati e terminerà oggi, Mercoledì 9 Settembre.
L’iniziativa, organizzata da Caritas Italiana e dall’Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro della CEI, riunisce operatori, referenti diocesani e realtà impegnate nella promozione della pace, per parlare di temi centrali del dibattito contemporaneo: identità, nazionalismi, diritto internazionale, comunicazione nei conflitti, educazione alla nonviolenza.
“La guerra non è la condizione naturale dell’uomo”
Raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione, Veccia sottolinea il valore del percorso formativo e del confronto avviato a Frascati, richiamando i contenuti emersi nella giornata di ieri:
“Nei paesi occidentali è in atto il tentativo di legittimare l’intervento della forza. Si tratta di un processo culturale e politico che, negli ultimi anni, si è fatto sempre più evidente. Non si tratta solo dell’aumento delle spese militari o dei programmi di riarmo, ma di un cambiamento più sottile: la costruzione di una narrazione pubblica che presenta l’uso della forza come risposta inevitabile, quasi naturale, alle crisi globali. Il seminario che si svolgendo a Frascati, invece, ribadisce ancora una volta che la guerra non è la condizione naturale dell’uomo“.
“Custodire la pace significa rafforzare le istituzioni che la rendono possibile”
Richiamando poi l’intervento del prof. Tommaso Greco, che ha aperto la sessione dei lavori ieri, il delegato regionale PSL afferma:
“Il prof. Greco, che è docente di Filosofia del Diritto presso l’Università di Pisa, ha messo in discussione proprio questo presupposto radicato nel pensiero occidentale: l’idea che la guerra sia una condizione naturale dell’uomo e che la pace rappresenti invece un’eccezione. A partire da questa critica, ha elaborato una prospettiva alternativa, fondata sul pacifismo giuridico, che non si limita a rifiutare la violenza, bensì riconosce che la pace esiste già nei legami, nelle istituzioni e nelle norme che regolano la vita comune, e che va quindi preservata prima della guerra, non ricostruita dopo. Non si tratta di un’utopia, ma di una concezione della pace come condizione originaria della convivenza umana e come principio del diritto.”
Prosegue Veccia: “In questa visione, il diritto non è soltanto un insieme di regole per contenere la forza, ma uno spazio di relazione e di riconoscimento reciproco. È ciò che permette di mantenere la fiducia tra le persone e tra gli Stati, impedendo che la paura o la sfiducia conducano al conflitto. Custodire la pace significa allora rafforzare le istituzioni che la rendono possibile, dalla cooperazione internazionale alla cultura del dialogo e della responsabilità“.
Un programma intenso per costruire percorsi di pace
Tra gli ospiti in programma ieri, Martedì 8 settembre, ci sarà la prof.ssa Pina De Simone, che è intervenuto sul ruolo delle Chiese e delle religioni per la pace. Nel pomeriggio Monia Azzalini e Maria Cuffaro ha analizzato il confine sottile tra propaganda di guerra e propaganda di pace, mentre don Marco Ulto ha guidato la sessione dedicata ai “Percorsi di pace”, che traduce le idee in proposte operative.
La giornata di oggi , Mercoledì 9 Settembre, registrerà la partecipazione della prof.ssa Gabriella Falcicchio, con il suo laboratorio sull’educazione alla pace e alla nonviolenza, e della teologa Stella Morra, con la sua quotidiana lectio divina.
“La risposta del cristiano è la debolezza, quella della croce, quella del chicco di grano”
“La bellezza di questo seminario – rivela Veccia – sta nella sua capacità di far sentire ogni partecipante parte di un cammino comune: un luogo dove le idee si intrecciano alle esperienze e dove la pace smette di essere un concetto astratto per diventare una pratica condivisa, viva, quotidiana. Come ha detto ieri il prof. Greco, infatti, la pace non è un traguardo lontano, ma la condizione che già abitiamo e che dobbiamo imparare a custodire.
Certamente a volte c’è qualcuno che la insidia, ma noi siamo in grado di fronteggiare la forza dei prepotenti. Come? Principalmente con la forza del dialogo e del diritto internazionale, anche quando questo sembra impossibile. E, nel cristiano, la risposta è la debolezza, quella della croce, quella del chicco di grano“.
E sintetizzando il senso della sua presenza al seminario, Veccia conclude: “La pace è una responsabilità quotidiana: qui stiamo imparando a custodirla insieme“.
