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Sassonia-Anhalt: Afd primo partito?

Comizio di Ulrich Siegmund, leader Afd in Sassonia-Anhalt (Foto ANSA/SIR)

Di Gianni Borsa

Domenica 6 settembre gli elettori della Sassonia-Anhalt sono chiamati alle urne per il governo del land tedesco. Elezioni che hanno assunto un valore nazionale e persino un interesse europeo: i riflettori sono puntati sul partito di estrema destra, Alternative für Deutschland, xenofobo e anti-Ue, che i sondaggi danno al 40%. Ci si domanda se una forza simile, con tratti che richiamano il nazionalsocialismo, possa governare una regione tedesca e quanto peserà il voto locale rispetto al governo federale.

(Foto Del Re)

Ne parliamo con Giovanni Maria Del Re (nella foto), giornalista di Avvenire, che per oltre vent’anni ha raccontato l’Europa da Bruxelles e ora prosegue il suo lavoro di cronista politico da Vienna, con uno sguardo sull’Europa centro-orientale.

Afd primo partito in Sassonia-Anhalt. Da dove arriva questo fenomeno? Cosa dice alla politica tedesca?
Va detto, anzitutto, che si tratta di un elemento politico che cresce da tempo. L’ascesa dell’estrema destra ha avuto un’impennata negli ultimi anni e ora siamo al picco: nei sondaggi federali Alternative für Deutschland è stimata attorno al 29%, e ha già registrato significativi successi elettorali sia alle europee del 2024 sia alle politiche dell’anno scorso. Alla base vi sono diverse ragioni, a partire dal fatto che, osservando la situazione della Germania est, la riunificazione tedesca dopo la caduta del Muro di Berlino non ha funzionato come avrebbe dovuto.Molti tedeschi dell’est continuano a sentirsi non ascoltati né compresi; allo stesso tempo vengono nutrite leggende su ciò che è stata la Ddr, alimentando la nostalgia per un passato che in realtà non è mai esistito, ignorando gli orrori della dittatura comunista.Si aggiungano condizioni sociali oggettive, con una diversa distribuzione del reddito tra i länder, con quelli orientali che scontano questa differenza. A ciò si aggiungano il senso di insicurezza e l’influenza determinante dei social network, con algoritmi che impongono narrazioni fuorvianti. Leggevo che tra i giovani dell’est l’estrema destra è ormai la cultura dominante. Ma ritengo occorra segnalare come i partiti tradizionali, a partire da Cdu (popolari) e Spd (socialdemocratici), non hanno saputo dare risposte ai bisogni reali delle persone. Lo stesso cancelliere Merz da quando è salito al potere ha cercato di rincorrere le destre sul loro terreno, senza riuscirvi, in particolare facendo la faccia feroce contro i migranti: aveva promesso di «dimezzare» l’estrema destra, invece di fatto l’ha legittimata facendone raddoppiare i consensi. È successo lo stesso in Austria: i Popolari sono sempre più duri con i migranti, e intanto l’estrema destra della Fpö è il primo partito, ormai al 30%. I partiti tradizionali sono terrorizzati: anziché proporsi con un proprio programma convincente, lasciano che sia l’Afd a imporre l’agenda politica. Le cronache ci dicono che ai comizi di Alternative für Deutschland non ci sono solo inquietanti skinheads, ma tanta gente normale, famigliole con bambini. A parlare con loro, ti dicono che dalla destra si sentono ascoltati, presi sul serio, mentre si sentono snobbati e presi in giro dalla politica tradizionale.

Dunque servirebbe un cambio di strategia da parte delle forze politiche tradizionali…
Certo. Invece di rincorrere l’Afd, dovrebbero avvicinarsi e parlare con le persone, mettersi in ascolto dei cittadini. Non mancano in Germania e in altri Paesi d’Europa esempi in cui leader credibili con programmi realistici e concreti, abbiano battuto l’estremismo populista e nazionalista. Basti pensare a quanto accaduto nei Paesi Bassi con la nascita del governo guidato dal liberale di sinistra Rob Jetten, battendo il populista di destra Wilders; ancora più vistosa la vittoria elettorale in Ungheria di Péter Magyar che ha sconfitto Orban, ignorando completamente i suoi temi (e le sue accuse) e parlando con convinzione dei propri. Mi pare interessante segnalare un caso eclatante in Austria: la regione della Stiria è governata dalla FpÖ, mentre il capoluogo, Graz, ha una sindaca, Elke Kahr, esponente del Partito comunista (KpÖ). Una donna che va in mezzo alla gente, che ne ascolta i problemi cercando di risolverli, la sua porta è sempre aperta. Ecco il paradosso: gli stessi elettori che votano FpÖ a livello di land, votano comunista in sede municipale.

Guardando all’Europa, quale scenario si delinea? Partiti nazionalisti e xenofobi, presenti in quasi tutti i Paesi, assumeranno ruoli di governo?
È già successo, in Polonia potrebbe tornare ad accadere alle elezioni del 2027, e poi guardiamo alla Francia con Marine Le Pen. In Romania è in testa l’estrema destra di Aur, in Germania, lo dicevamo, l’Afd distacca sempre di più la Cdu, in Spagna in futuro potremmo avere un governo dei Popolari con il coinvolgimento dell’estrema destra di Vox, in Svezia è fortissima la destra dei “Democratici Svedesi”. Da noi cresce il Futuro nazionale di Vannacci che costringe un governo già di destra a inseguirlo ancora più a destra. La gente un po’ in tutta Europa è arrabbiata, ha perso la fiducia nella politica tradizionale, tanti vogliono un radicale, devastante cambiamento di “sistema” come lo chiamano le destre.L’Afd cresce non “nonostante” il fatto che sia diventato sempre più radicale, ma esattamente per questo.La colpa, certo, è anche delle derive delle democrazie liberali, con troppa corruzione, “poltronifici”, risse politiche che paralizzano l’azione di governo. Quello che serve ora sono leader democratici credibili, con visioni chiare a medio lungo termine, comprensibili dagli elettori. Andando un po’ indietro nel tempo, pensiamo alla vittoria di Tony Blair nel 1997 nel Regno Unito: vinse sapendo convincere i britannici, tradizionalmente euroscettici, della necessità di una più stretta cooperazione in seno all’Unione europea, dopo gli anni della premier Margaret Thatcher e del suo “I want my money back”.

Tutto ciò mette a rischio il percorso di integrazione europea?
Indubbiamente con tutti i grandi Paesi governati da destre euroscettiche l’Unione rischierebbe, per citare Mario Draghi, una “lenta agonia”. Diceva lo storico presidente della Commissione Jacques Delors: “L’Europa è come una bicicletta, deve andare avanti perché se si ferma cade”. Già adesso si vede come un leader di un partito democratico e storicamente europeista come la Cdu, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, proprio per il terrore delle destre, non esiti a silurare una conquista storica come lo spazio senza frontiere di Schengen. Detto questo, è vero pure che la storia è raramente lineare, la catastrofe non è ineluttabile. Servono leader capaci, lo dicevo, come si tratterà di contrastare il bombardamento (orchestrato anche da potenze esterne) di fake news, che danno un quadro distorto dell’Europa.E far capire alla gente il reale plus valore dell’Unione, spiegandone inoltre il reale funzionamento:troppi credono che le norme europee siano decise in modo autocratico da oscuri burocrati alla Commissione, ignorando l’intero processo democratico di approvazione, con maggioranze degli Stati membri e del Parlamento europeo. Servirà un lavoro profondo, in Rete ma anche in strada, a contatto diretto con la gente. La posta in gioco è altissima.