
Si è concluso oggi, martedì 1° settembre, presso il Centro “La Pace” di Benevento, l’edizione 2026 dell’Incontro dei Vescovi delle Aree Interne, appuntamento che ha riunito circa 30 vescovi provenienti da diverse regioni italiane per due giornate di confronto, ascolto e condivisione.
Non territori marginali, ma luoghi capaci di custodire legami, memoria e fede popolare e di aprire nuove possibilità di futuro. È questo il volto delle Aree interne emerso nel corso dell’incontro, promosso a partire dal 2021 dalla Chiesa italiana per condividere buone prassi e individuare nuove prospettive per comunità chiamate a confrontarsi con profonde trasformazioni pastorali, sociali e demografiche.
Nel corso dei lavori è emersa con forza la necessità di abitare questo tempo con speranza, tessendo alleanze tra Chiesa, istituzioni e società civile. Un percorso che negli anni ha portato anche, nel 2025, alla firma di una “Lettera aperta al Governo e al Parlamento”, con l’invito ad «avviare un percorso plurale e condiviso in cui gli attori contribuiscano a costruire partecipazione e confronto così da generare un ripopolamento delle idee ancor prima di quello demografico».
La prima giornata: memoria, futuro e comunità
La prima giornata, lunedì 31 agosto, si è aperta con il saluto di S.E.R. mons. Michele Autuoro, arcivescovo di Benevento, e con gli interventi dedicati al tema “Tra memoria e futuro”.
Al centro del confronto anche il ruolo delle comunità cristiane, chiamate a custodire il patrimonio di relazioni e valori dei territori, contrastando l’individualismo e favorendo partecipazione, prossimità e responsabilità condivisa.
Una riflessione che coinvolge anche la stessa “forma di Chiesa” nelle Aree interne, nella consapevolezza che non sempre è possibile garantire stabilmente la presenza di un parroco. Da qui la necessità di valorizzare il ruolo dei battezzati, delle famiglie testimoni e di comunità capaci di assumersi responsabilità e di mantenere viva la presenza cristiana sul territorio.
Nel corso della giornata è intervenuto anche mons. Felice Accrocca, arcivescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno, mentre il confronto è proseguito con la relazione di mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno.
«Abbiamo preso coscienza che l’attenzione alle Aree interne non può essere sviluppata prescindendo da quella che dobbiamo comunque rivolgere a tutti i territori delle nostre Diocesi. Esse vanno piuttosto trattate come un ambito specifico nel quadro della sfida complessiva che oggi la Chiesa si trova ad affrontare nell’adempimento della sua missione di annuncio, servizio e testimonianza», ha sottolineato mons. Crociata.
Il Vescovo ha richiamato in particolare l’urgenza di «integrare la dimensione pastorale con uno sguardo guidato dall’insegnamento sociale della Chiesa», indicando alcune piste di impegno che riguardano la formazione, la partecipazione alla vita pubblica, i corpi intermedi e il Terzo Settore.
«C’è bisogno – ha affermato – di fare rete e creare reti, esaltare la dimensione comunitaria e sostenere ogni forma di prossimità nei confronti del cittadino; c’è bisogno di creare luoghi di confronto e di mediazione, di promuovere responsabilità condivisa».
Nel pomeriggio, la tavola rotonda “In ascolto dei territori e scambio di buone prassi” ha permesso ai partecipanti di condividere esperienze e percorsi maturati nelle diverse realtà locali. I lavori sono poi proseguiti nei gruppi e si sono conclusi con la Santa Messa con Vespro, seguita dai momenti di fraternità tra i partecipanti.

La conclusione con il cardinale Zuppi: «Le Aree interne possono rappresentare un’eccellenza»
La seconda giornata, martedì 1° settembre, si è aperta con la Santa Messa con Lodi, cui sono seguiti i lavori in assemblea e nei gruppi.
A concludere l’incontro è stato il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, con una riflessione dal titolo “Nuove prospettive per continuare il cammino”.
Nel successivo incontro con la stampa, il presidente della CEI ha ribadito la necessità di cambiare lo sguardo sulle Aree interne, che non devono essere considerate semplicemente territori fragili o marginali. «Le aree interne possono rappresentare un’eccellenza e devono misurarsi su questo», ha affermato Zuppi, sottolineando come proprio i piccoli centri conservino un patrimonio di relazioni e di comunità che può rappresentare una risorsa per il futuro.
«Dobbiamo aiutarle perché possono garantire anche quel senso di comunità che ancora conservano», ha spiegato il cardinale, osservando come, nonostante la vita quotidiana si svolga sempre più spesso altrove, i piccoli paesi continuino a essere punti di riferimento.
Da qui l’esigenza di riportare al centro la dimensione comunitaria, facendo delle Aree interne luoghi di accoglienza e attenzione alle persone più fragili. Una particolare attenzione è stata rivolta agli anziani, che costituiscono una parte significativa della popolazione di questi territori. «Dobbiamo aiutarla, garantendo cura, protezione e condizioni di vita dignitose», ha sottolineato Zuppi.
Nel suo intervento il presidente della CEI ha richiamato anche il tema delle migrazioni, ricordando come l’Italia sia storicamente «un Paese di emigrazione e di accoglienza». La sfida, oggi, è costruire un sistema capace di tenere insieme sicurezza e futuro, attraverso regole chiare e una risposta organica.
Si tratta, ha evidenziato il cardinale, di «un fenomeno di proporzioni enormi», che non può essere affrontato esclusivamente a livello nazionale. Serve infatti una dimensione europea: «Deve essere sempre più una questione nella quale la solidarietà europea ritrovi nuova forza e si traduca in una responsabilità condivisa».
Il filo conduttore dell’intervento è stato dunque quello della responsabilità condivisa, sia per il futuro delle Aree interne sia nell’affrontare le grandi trasformazioni sociali che interessano il Paese e l’Europa.
L’obiettivo, ha spiegato Zuppi, è stimolare una risposta istituzionale, organica e continuativa, capace di restituire «centralità e dignità ai territori dell’Italia interna».
Per questo il percorso non si conclude con l’appuntamento di Benevento. «Ci sono tavoli di lavoro dedicati ai diversi aspetti della questione e continueremo naturalmente questo percorso», ha assicurato il presidente della CEI, indicando nella collaborazione tra i diversi soggetti e nella successiva traduzione istituzionale delle proposte la strada da seguire.
Una prospettiva nella quale, ha aggiunto, sarà importante conservare anche «quel senso di spontaneità che ha caratterizzato l’incontro fin dall’inizio», affiancandolo però a una necessaria dimensione istituzionale: «La CEI, anche attraverso l’Ufficio della Segreteria Generale, è pronta a garantire» questo passaggio.
Terminati i lavori a Benevento, mons. Gianpiero Palmieri si appresta ora a rientrare in diocesi, dopo aver preso parte all’incontro insieme agli altri vescovi italiani.
Il Vicepresidente della CEI e vescovo delle diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, porta con sé le riflessioni maturate in queste due giornate di confronto, in un percorso che mette al centro la necessità di custodire le comunità, rafforzare le relazioni e costruire nuove forme di presenza e partecipazione.
Ringraziamo il diacono Emanuele Imbrescia per la preziosa collaborazione.
