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Lucilio Santoni: sconfiggere il nichilismo tornando alla relazione

Di Lucilio Santoni

Blaise Pascal dice che noi viviamo ma, soprattutto, speriamo di vivere. Senza questa speranza, che oggi viene annientata preferendo la “scelta del momento per vincere la lotteria”, precipitiamo nel gorgo di una tristezza senza fine. Senza un progetto ci ancoriamo a un eterno presente, che ci logora e ci sprofonda nell’angoscia. Siamo di fronte al contraccolpo massiccio di domande di senso negate, e che tuttavia, tenaci, rimangono nel cuore degli uomini, e sotto altra forma si manifestano. Le domande originarie sopravvivono sempre: il senso dell’essere al mondo, del desiderio, del soffrire. Ma ciascuno esprime, come può, scelte individuali, staccate dall’altro. Da queste scelte individuali che non riescono a tenerci insieme, il passo ulteriore è lo svuotamento di sé, l’adesione indifferente ai valori commerciali e negoziabili tutti uguali, che sfocia nella tanto declamata “tolleranza”. Questo tipo di “tolleranza” è in realtà il vero cancro della vita psichica. Si può aprire un dialogo anche con chi è divorato dalla passione, dal conflitto, dal desiderio di morire; non con chi si acquieta in questa “tolleranza”, che corrisponde alla perdita di ogni reale partecipazione vissuta all’esistenza.

Sant’Agostino, per esempio, testimonia la possibilità di vivere nella dimensione del tempo, in cui l’oggi si allea con lo ieri e la storia continua senza mai spezzarsi. Nella modernità invece il tempo pare come diventato un tempo cattivo, un tempo incenerito, persa la memoria del passato e il presentimento del futuro. È un tempo che non è più storia, sviluppato in una scia di impulsi e non in una distesa diacronica, aperta alla speranza. 

Certo, vivere può anche essere fonte di spavento, ma educare a un senso del tempo buono è anche questo, è insegnare a non considerare solo l’istante, bensì andare ben oltre l’istante.

In definitiva, il più grande degli stupori che possiamo augurarci è nello scoprirci in relazione con l’altro, nell’essere capaci di soffrire con l’altro – in contraddizione assoluta con l’impulso istintivo di dominio e sopraffazione. Solo essendo testimoni di questo “essere con l’altro” si trasmette il più grande e autentico stupore verso chi ci è accanto. La struttura portante dell’educazione dunque, ciò che davvero sconfigge il nichilismo nella sua dimensione di negazione di senso e di individualismo assoluto, è la partecipazione al destino dell’altro, la confluenza nel cammino luminoso di quanti si sono messi autenticamente in relazione con il prossimo.