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Grottammare, tanti visitatori per la mostra “Il Tarpato e il Sacro”

GROTTAMMARE – Si è chiusa con un vero e proprio record di pubblico la mostra “Il Tarpato e il Sacro”, ospitata al Paese Alto di Grottammare. In appena tre settimane di apertura, dal 9 al 30 agosto, l’esposizione ha fatto registrare ben 400 visitatori, confermando il crescente interesse attorno alla figura e all’opera di Giacomo Pomili, in arte Il Tarpato.

La mostra, curata dallo storico dell’arte e professore Andrea Viozzi, ha portato nelle sale del Museo del Tarpato venti opere dedicate al tema del Sacro, offrendo al pubblico un percorso intenso attraverso la produzione artistica dell’autodidatta grottammarese.

Nel registro delle presenze sono rimaste firme e commenti entusiastici di turisti provenienti da diverse città italiane e dall’estero, tra cui Londra, Parigi, Sofia, Cuba, San Marino, Amsterdam e Berlino.

Una mostra piccola nelle dimensioni, ma significativa per il valore culturale e simbolico, ideata dalla giornalista Tiziana Capocasa e organizzata dall’associazione Pelasgo 968, con il contributo del Comune di Grottammare e il patrocinio della Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto.

«Un risultato che va oltre il semplice dato numerico e che conferma il crescente interesse nei confronti della figura e dell’opera di Giacomo Pomili, il Tarpato, artista autodidatta grottammarese, e del patrimonio artistico custodito nel museo a lui dedicato», ha commentato Giuseppe Gabrielli, vicepresidente dell’associazione culturale Pelasgo 968, che gestisce, tra l’altro, i musei cittadini.

«L’esposizione – ha aggiunto Gabrielli – ha offerto ai visitatori un percorso attraverso alcune opere legate alla dimensione del Sacro, mettendo in evidenza la particolare sensibilità con cui il Tarpato ha interpretato temi religiosi e spirituali attraverso un linguaggio artistico personale, immediato e profondamente espressivo.

La risposta del pubblico è stata particolarmente significativa. Il museo è stato visitato da persone di diverse fasce d’età e provenienza, molte delle quali hanno manifestato un interesse concreto per la storia dell’artista, per le sue opere e per il percorso di valorizzazione che negli ultimi anni ha riportato il Tarpato al centro dell’attenzione culturale della città».

Per Gabrielli, la mostra ha rappresentato anche un’importante occasione per rilanciare il ruolo del Museo del Tarpato: «Non soltanto come luogo di conservazione, ma come autentico spazio culturale vivo, capace di dialogare con il pubblico e di proporre occasioni di conoscenza e approfondimento».

All’inaugurazione, avvenuta il 9 agosto, hanno preso parte, oltre agli amministratori comunali, il sindaco Alessandro Rocchi, il vicesindaco Lorenzo Rossi e il vescovo della Diocesi, S.E. monsignor Gianpiero Palmieri.

Particolarmente intenso e coinvolgente l’intervento del vescovo, che ha offerto una profonda lettura spirituale delle opere esposte.

«Nelle opere in mostra, dove appaiono la Crocifissione, Maria, i Santi e il mondo sacro del Tarpato – ha osservato monsignor Palmieri – mi sembra di contemplare i Santi Misteri, quelli che si contemplano quando si prega il Rosario. Non sono soltanto episodi della vita di Gesù: sono finestre attraverso le quali il Sacro si comunica a noi».

Il vescovo ha poi richiamato l’evoluzione della rappresentazione del Cristo nella storia dell’arte: «Nel primo millennio non si rappresentava quasi mai il Crocifisso sofferente. Era il Cristo risorto che reggeva l’urto della Croce. Soltanto in un secondo momento, a partire dal periodo medievale, si è isolata la sofferenza di Gesù, rappresentando il Cristo dolente».

E proprio nelle opere del Tarpato, secondo Palmieri, emerge una visione profondamente segnata dalla speranza e dalla redenzione.

«Vedendo le sue opere – ha proseguito – sono rimasto molto colpito dal fatto che non riesca a esprimere il dolore senza associarlo a un percorso di redenzione. I suoi quadri non isolano mai il dolore, ma lo inseriscono sempre in un contesto capace di cogliere una profondità misterica».

Il vescovo ha ricordato, in particolare, alcune opere che lo hanno profondamente colpito, come quella dei due ladroni, dove il sangue del Crocifisso si posa su una figura senza volto circondata dal volo di colombe bianche, in una scena che richiama l’idea del Paradiso.

«Mi ha commosso molto anche “La Gloria di Papa Giovanni XXIII” – ha aggiunto – perché il volto cattura l’espressione del Papa, morto da poco, ma inserendolo già in una dimensione che lo presenta come una persona di cui Dio si è servito per sostenere non solo la Chiesa, ma l’umanità intera».

«Nei quadri del Tarpato – ha concluso Palmieri – non si rimane mai soltanto nella dimensione del dolore; perfino l’inferno sembra poco inferno. Sono quasi sempre Santi Misteri, nei quali la luce della Resurrezione già risplende nel dolore. C’è una ricchezza molto bella e profondamente cristiana: quella di essere immersi nella realtà, interpretandola attraverso la presenza del Mistero di Dio».

Molto apprezzato anche l’intervento del curatore della mostra, lo storico dell’arte Andrea Viozzi, che ha offerto una lettura affascinante dell’universo artistico del Tarpato.

«Le opere del Tarpato ci mostrano il paradiso degli umili. La sua vita, ricca di bizzarrie e sofferenze, tutto ciò che non riusciva a esternare, lo trasfigurava nelle tele. La Gerusalemme diventa il borgo di Grottammare, popolato da personaggi reietti, immersi in una sorta di panteismo francescano e in un profondo legame con il territorio».

Viozzi ha inoltre sottolineato alcuni elementi stilistici caratteristici dell’artista: «C’è una linea di contorno ondulata, il vento, quasi un richiamo alla lezione di Pericle Fazzini».

Le venti opere in mostra sono state suddivise in quattro sezioni tematiche. Tra queste, quella dedicata alla Madonna, intermediaria tra Cielo e Terra, con opere come la Madonna della Marina, che racconta il naufragio del Rodi; quindi i paesaggi spirituali e la ricerca del divino nella quotidianità, fino alle opere dedicate alla Natività.

All’inaugurazione è intervenuto anche Filippo Massacci, divulgatore culturale e amico del Tarpato, che ha proposto alcune riflessioni sul significato della Croce nella storia dell’arte e nella produzione dell’artista grottammarese.

«Nelle sue opere, che da ragazzo andavo a osservare mentre dipingeva, compaiono spesso angeli che tolgono i chiodi, anticipando così la Resurrezione. La Croce, per il Tarpato, non è più soltanto sofferenza, ma diventa Speranza di Salvezza».

A chiudere gli interventi è stata l’ideatrice della mostra, Tiziana Capocasa, che ha voluto sottolineare soprattutto la dimensione poetica e meravigliosa dell’arte del Tarpato.

«Nutrire la meraviglia è ciò che Giacomo Pomili ci trasmette per mantenerci vivi, per superare le difficoltà della vita e non soccombere. Senza la capacità di sognare e di guardare oltre le apparenze, per dirla con Lewis Carroll, autore di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, “non saremmo in nessun luogo”».

Il risultato ottenuto quest’anno appare ancora più significativo se confrontato con quello della precedente esposizione antologica organizzata in occasione del centenario della nascita del Tarpato. La mostra, durata quattro settimane, aveva infatti registrato 320 visitatori.

Quest’anno, invece, “Il Tarpato e il Sacro” ha raggiunto quota 400 presenze in appena tre settimane, nonostante un budget sensibilmente inferiore.

Un dato che conferma un interesse in costante crescita attorno alla figura di Giacomo Pomili e alla sua opera, ma anche la capacità del Museo del Tarpato e del Paese Alto di Grottammare di attrarre un pubblico sempre più ampio, proveniente dall’Italia e dall’estero.

Quattrocento visitatori in tre settimane: il Sacro del Tarpato continua a parlare al presente, trasformando la memoria di un artista locale in un patrimonio culturale capace di attraversare confini e generazioni.