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FOTO San Benedetto, casa Giammarini: un gioiello in stile neoclassico tutto da riscoprire

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel 1937, in una San Benedetto del Tronto in piena espansione anche grazie al nuovo lungomare progettato da Luigi Onorati, Tullio Giammarini aprì la sua pasticceria, destinata a diventare rapidamente un simbolo cittadino. In seguito, forte del grande successo economico della sua industria dolciaria, il pasticcere acquistò l’ex cinema Modernissimo in via Risorgimento per trasformarlo, oltre che in un punto di vendita, anche nella propria abitazione, affidando nel 1954 la decorazione di tutte le stanze all’artista Aldo Sergiacomi, che ne curò l’intero apparato ornamentale. Dopo questo periodo d’oro, questi ambienti vennero chiusi per lungo tempo e solo dopo ventisette anni la struttura è tornata a nuova vita. Infatti nel 2012 l’Accademia Risorgimento diretta da Daniele Alemanno vi ha posto la propria sede, intervenendo con importanti interventi di restauro che hanno portato l’immobile all’antico splendore. Questa istituzione nella quale insegnano dieci docenti offre oggi formazione media, superiore e aziendale a circa un centinaio di studenti. 

L’ingresso avviene attraverso una magniloquente tromba delle scale — si pensi che ogni singolo gradino avevaa all’epoca un valore pari allo stipendio mensile di un operaio — sovrastata dal soffitto su cui campeggia il Trionfo di Nettuno: la figura fiera e muscolosa del dio domina sopra un carro a forma di conchiglia trainato da due ippocampi trattenuti per le briglie, il tutto racchiuso da una cornice in stucco modellata a forma di nuvole e affiancato da due scene dedicate all’attività marinara e a quella ortofrutticola.

Superato l’ingresso si accede al Salone Sergiacomi, dove si dispiegano tre imponenti bassorilievi in stile neoclassico dell’artista offidano a cui la sala è dedicata. La prima scena intitolata “D’Arianna il filo guida Teseo” ripercorre la vicenda di Teseo, eroe ateniese, e di Arianna, figlia del re Minosse e principessa di Creta. A sinistra Teseo sottomette il Minotauro nel Labirinto; i due giovani escono guidati dal celebre filo per poi stringersi in un abbraccio affettuoso; tuttavia lasciata Creta e giunti a Nassi si consuma il dramma dell’abbandono con Arianna addormentata sulla riva mentre la nave dell’eroe salpa all’orizzonte, fino all’immagine finale della fanciulla seduta tra le palme in attesa del suo destino.

La seconda scena illustra Trionfo di Bacco e Arianna ed è intitolata “Arianna inebria Bacco d’Amore”: a sinistra i due protagonisti avanzano su un carro adornato di ghirlande e trainato da pantere guidate da putti, seguiti da un festoso corteo con Sileno ebbro a cavallo di un asino, menadi danzanti con tamburelli e anfore, satiri che suonano flauti doppi e corni e un toro sacrificale, in una composizione ricca di dinamismo dato dai drappeggi fluttuanti e dai corpi in movimento immersi in un paesaggio collinare.

La terza scena, sulla parete di fondo, è addirittura citata nel celebre manuale di Storia dell’Arte di Argan e celebra Apollo e le Muse sul Monte Parnaso: sulla sinistra si erge il cavallo alato Pegaso affiancato da un giovane che lo tiene per le briglie; in alto siede Apollo intento a suonare la lira circondato da un’aura solare, mentre al centro Muse e Grazie danzano in cerchio con abiti leggeri e sulla destra la composizione si chiude con satiri e ninfe, bilanciando perfettamente il furore dionisiaco con l’armonia apollinea all’interno di un paesaggio idilliaco con rocce, alberi e il sole nascente sullo sfondo. Il salone è impreziosito da due consolle in ferro battuto decorate con tralci d’uva.

Ma le sorprese non finiscono: tutti gli ambienti, come il Salone Sergiacomi, mantengono integralmente l’aspetto originario voluto dall’artista.