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40 anni di Croce Verde: la presidente Ida e la giovane Gaia raccontano passato, presente e futuro

La volontaria Gaia Siliquilini a destra della presidente Ida Peci insieme a altre giovani volontarie

SAN BENEDETTO DEL TRONTOQuarant’anni di attività, di volontariato e di servizio alla comunità. La Croce Verde di San Benedetto del Tronto si prepara a celebrare un anniversario importante, ripercorrendo una storia iniziata il 4 settembre 1986 e costruita attraverso emergenze, attività di soccorso, formazione e presenza sul territorio. Un percorso che oggi guarda anche al futuro, con diverse volontarie e diversi volontari impegnati nell’associazione e con la necessità di continuare a coinvolgere le nuove generazioni. Ne abbiamo parlato con la presidente Ida Peci, in carica dal marzo 2025, e con Gaia Siliquini, 23 anni, una delle giovani volontarie della Croce Verde.

L’intervista alla presidente Ida Peci

Presidente Peci, la Croce Verde compie 40 anni: qual è, secondo lei, il significato più importante di questo traguardo?

Il raggiungimento del quarantesimo anno di attività costituisce un traguardo di straordinaria rilevanza istituzionale e sociale. Questo anniversario non rappresenta soltanto una celebrazione cronologica, bensì la testimonianza tangibile di quattro decenni di impegno ininterrotto, professionalità e dedizione a beneficio dell’intera collettività. Guardiamo a questo percorso con profonda gratitudine verso i soci fondatori e verso tutti i volontari e i dipendenti che si sono succeduti nel tempo. La Croce Verde è ormai una colonna portante del territorio, un punto di riferimento solido che ha saputo evolversi, superare i momenti difficili e confermare, anno dopo anno, la propria missione di solidarietà e vicinanza a chi soffre. Vogliamo celebrare questa ricorrenza speciale con lo spirito che da sempre ci contraddistingue: con semplicità, condivisione e senso di comunità. I festeggiamenti si articoleranno in due momenti principali: la Santa Messa presso la Chiesa della Madonna della Marina sabato 5 settembre alle ore 11 e, subito dopo la funzione religiosa, ci ritroveremo per un momento di convivialità informale. Questo buffet offrirà l’opportunità di rinnovare le sinergie con le autorità locali, le istituzioni e la cittadinanza, esprimendo la nostra formale gratitudine a tutti coloro che, attraverso il loro costante sostegno, consentono alla Croce Verde di perseguire quotidianamente i propri fini istituzionali.

In questi quarant’anni la Croce Verde è cresciuta e ha attraversato momenti molto diversi, dalle emergenze ai terremoti fino alla pandemia: qual è il ricordo o l’esperienza che sente più forte?

Se dovessi isolare i ricordi più profondi e impattanti di questi quarant’anni di storia, il pensiero andrebbe inevitabilmente all’emergenza pandemica da Covid-19, che ha messo a dura prova la nostra comunità e la nostra struttura. Il ricordo più forte di quel periodo è racchiuso negli sguardi dei nostri volontari e dipendenti: bardati nei dispositivi di protezione, affaticati, ma mossi da un senso del dovere incrollabile.

Lei è alla guida dell’associazione dal marzo 2025: cosa significa oggi essere presidente della Croce Verde e quali sono le principali sfide che avete davanti?

Essere alla guida di questa associazione non rappresenta un mero incarico di natura amministrativa, bensì un profondo privilegio e una responsabilità morale nei confronti della cittadinanza e di tutti i volontari. Essere presidente significa soprattutto ascoltare e sostenere chi ogni giorno indossa la nostra divisa, assumendosi l’onere di guidare una grande famiglia di soccorritori verso le sfide future, che includono il ricambio generazionale dei volontari e la sostenibilità delle risorse operative. La sfida più urgente è attrarre le nuove generazioni verso i valori del volontariato e della pubblica assistenza. Mantenere standard di eccellenza nell’emergenza-urgenza richiede un continuo aggiornamento tecnologico dei mezzi e delle attrezzature sanitarie, oltre a una gestione economica rigorosa e lungimirante. Affrontiamo l’aumento dei costi di gestione e la complessità crescente dei bisogni sociosanitari del territorio, confidando sempre nel legame di reciproca fiducia con i cittadini e le istituzioni locali.

Quarant’anni di storia significano anche generazioni di volontari. Che cosa vorrebbe dire oggi a un giovane che sta pensando di entrare nella Croce Verde?

A un giovane che sta prendendo in considerazione l’ipotesi di entrare a far parte della nostra realtà, vorrei dire innanzitutto che questa scelta rappresenta l’opportunità di compiere un investimento sulla propria crescita umana e professionale, oltre all’acquisizione di competenze tecniche di primo soccorso certificate. Troverete ad accogliervi una struttura solida, formatori preparati e una grande famiglia pronta a supportarvi in ogni passo del vostro percorso.

L’intervista a Gaia Siliquini, 23 anni

Lei è tra le volontarie più giovani della Croce Verde: perché ha scelto di entrare proprio in questa associazione?

Ho scelto di entrare in Croce Verde perché avevo il desiderio di unire la mia volontà di essere utile agli altri a un contesto che fosse una vera e propria palestra di vita, dove poter crescere umanamente e professionalmente. Sono sempre stata incline verso il prossimo e avere la possibilità, nel mio piccolo, di contribuire a fare la differenza è stata la vera scintilla. Spesso non ci rendiamo conto di quanto bene possa fare un’azione che per noi può risultare semplice e talvolta anche banale, o di come una parola detta da un estraneo, in un determinato momento della nostra vita, possa essere un piccolo spiraglio di luce. È bellissimo riscoprire l’autenticità dei piccoli gesti, di cui spesso, nella frenesia quotidiana, ci dimentichiamo. Entrare in associazione è stato anche un modo, un po’ inusuale forse, di ritagliare del tempo per me stessa, per avere terreno fertile per coltivare il mio desiderio di essere d’aiuto per qualcuno, portando anche un semplice sorriso.

Quando ha iniziato, che idea aveva del volontariato e cosa ha scoperto invece attraverso l’esperienza nella Croce Verde?

Fin da piccola, grazie allo scoutismo, ho avuto esperienza con altre associazioni di volontariato sul territorio, ma mai con questa realtà. Avevo perciò l’idea che il volontariato fosse un atto di generosità e disponibilità del proprio tempo, la cosa più preziosa che abbiamo e che possiamo donare agli altri. Vivendo l’associazione dall’interno, ho realizzato che è molto di più: è avere una rete di relazioni e supporto tra volontari, un’occasione di formazione continua e una vera e propria scuola di responsabilità. Ho scoperto l’importanza dell’ascolto, della gestione delle proprie emozioni anche nelle situazioni più difficili, del lavoro di squadra e quella di comunicare con gli altri sempre con gentilezza.

Qual è stata l’esperienza che l’ha colpita di più da quando è volontaria?

Questa è forse una delle domande più difficili: non esiste una sola esperienza che mi ha colpita, perché la particolarità è proprio che ogni turno, servizio o assistenza ha un proprio modo di lasciare qualcosa. Ciò che mi rimane più impresso dei turni in emergenza o dei vari servizi è come spesso basti davvero poco per entrare in sintonia con chi affronta momenti di grande fragilità, riuscendo a trasmettere sicurezza e vicinanza anche con un semplice sguardo. Ma la Croce Verde regala tanto altro, è un grande mondo fatto da tante sfaccettature. Quest’anno, ad esempio, abbiamo aderito a un progetto per me bellissimo: siamo andati nelle scuole a fare prevenzione, formando gli studenti sulle manovre di RCP, e di questa esperienza porto nel cuore la curiosità trovata negli occhi dei ragazzi. Per questo motivo credo che ogni esperienza, anche quella che agli occhi dei più può sembrare meno «eroica», lasci dentro segni indelebili, grandi insegnamenti e nuove consapevolezze.

La Croce Verde ha 40 anni di storia: secondo lei, cosa può fare oggi un’associazione come questa per coinvolgere altri giovani?

Per coinvolgere i nostri coetanei credo che la chiave sia parlare la loro stessa lingua e dimostrarsi aperti senza giudizio. Mostrerei la realtà del volontariato senza filtri, attraverso le scuole, i luoghi che frequentiamo e una comunicazione autentica. Molti ragazzi non si avvicinano perché temono di non essere all’altezza o di non avere le competenze giuste, senza sapere che si cresce insieme, passo dopo passo. Credo tantissimo nella formazione e ritengo sia una delle chiavi fondamentali: i ragazzi oggi hanno voglia di imparare, di sentirsi parte di qualcosa, ed è per questo che un’associazione come la nostra può essere per loro uno spazio per crescere e arricchire sempre più le loro vite. Raccontare quanto questa esperienza dia valore al tempo messo a disposizione per altri e quanto sia bello mettersi in gioco a vent’anni è il modo più efficace per far capire che c’è bisogno dell’energia di tutti noi per continuare a scrivere i prossimi anni di questa storia. Mi piace pensare che ognuno di noi è un pezzo di un puzzle che forma un bellissimo disegno, in continua espansione. Ci sarà quindi sempre spazio per ognuno, e il mio augurio è che ogni giovane possa sentirsi accolto, portando con sé tutto ciò che lo caratterizza, perché solo insieme, ciascuno con le proprie differenze, possiamo completarci a vicenda e tenere vivo tutto questo.