DIOCESI – “Quando dedichiamo del tempo al Signore, è Lui che lo dedica a noi: Egli, infatti, si fa più vicino a noi. Perciò viviamo questa Celebrazione proprio come un’Eucaristia, cioè come un rendimento di grazie per Lui”.
Si è aperta con queste parole del vescovo Gianpiero Palmieri la Santa Messa da lui presieduta ieri, Domenica 30 Agosto 2026, nella chiesa di San Pastore, presso il monastero delle Suore Teresiane, a Ripatransone, dove si è concluso il ritiro spirituale “Custodi della Vita Interiore – Passi di discernimento personali”, promosso dalle Diocesi del Piceno e rivolto a giovani e adulti.
L’iniziativa, che ha registrato la presenza di 53 partecipanti provenienti da varie comunità del territorio, è stata curata dal vescovo Palmieri e dall’Équipe interdiocesana “Custodi della vita spirituale”.
Dopo la prima intensa giornata (leggi qui l’articolo: Ritiro spirituale a Ripatransone: la testimonianza di Liliana, Lucilio, Mauro e Simonetta), la mattinata di ieri si è aperta con la preghiera comunitaria delle Lodi nella cappella del monastero, a cui sono seguite l’ultima meditazione del ritiro, la preghiera personale ed un momento forte di confronto, in cui ognuno ha potuto condividere le proprie impressioni sul valore dell’esperienza vissuta. Al centro della seconda ed ultima giornata c’è stata la Messa, durante la quale il vescovo Gianpiero Palmieri ha insistito sul tema del discernimento come dimensione essenziale della fede personale e comunitaria.
“Signore, aiutami a vedere le cose come le vedi Tu”: l’omelia del vescovo Gianpiero
Il discernimento personale
Durante l’omelia il vescovo Gianpiero ha spiegato cosa significhi discernere:
“Discernere significa fermarsi e chiedere al Signore: ‘Qual è la Tua volontà?’ Noi sappiamo che il nostro angolo di visuale delle cose è sempre molto limitato. Abbiamo bisogno anche di confrontarci con gli altri, poi è chiaro che l’ultima decisione spetta a noi. Nessuno si può sostituire a noi, perché siamo noi coloro a cui è affidata la vita da parte di Dio. Quindi siamo noi che dobbiamo decidere nella nostra libertà. Ma abbiamo sempre bisogno di capire quale possa essere la strada giusta.
Abbiamo imparato da Gesù che Dio ci ama, che vuole la nostra felicità, che vuole il nostro bene e il bene del mondo. Non abbiamo come Dio un torturatore, uno che vuole la nostra tristezza, la nostra disgrazia. Abbiamo un Dio che vuole che il nostro cammino giunga a compimento. A compimento significa a pienezza, a realizzazione. Quindi gli chiediamo: ‘Signore, ma questo è secondo la Tua volontà?’.
Questo lasciarci ispirare da Dio è molto importante nella nostra vita. Abbiamo bisogno di fermarci ed ascoltare la voce dello Spirito che si fa sentire attraverso i nostri pensieri, i nostri sentimenti, che rimangono a contatto con la Parola di Dio, a contatto con la realtà. Abbiamo bisogno di ascoltare la voce dello Spirito, dentro di noi, per capire che cosa vogliamo fare”.
Mons. Palmieri ha però messo in guardia i presenti dal rischio di confondere la volontà di Dio con le proprie inclinazioni psicologiche: chi tende all’autoflagellazione può credere che Dio chieda sofferenza – e questo non è secondo Dio -, mentre chi è superficiale può perdere appuntamenti decisivi della vita:
“Per questo il discernimento è un’arte che richiede un certo cammino. Richiede tempo, ascolto e maturità. Ed è tanto importante saper discernere la voce dello Spirito, la volontà di Dio, per poter vivere le scelte più belle della nostra vita, quelle che ci permettono di allargare il cuore, di sentire che la nostra vita si realizza appieno”.
L’esempio di Geremia e di Gesù
Il vescovo Gianpiero ha quindi sottolineato come il Vangelo del giorno mettesse in evidenza proprio questo aspetto del cammino umano di Gesù, il quale, di fronte alla crescente ostilità del Sinedrio, vive la tentazione di ritirarsi, come era accaduto al profeta Geremia. Ma anche dentro di Lui arde un fuoco che non può trattenere. Il brano lo esprime con parole molto forti: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso! […] Il fuoco mi porterà a Gerusalemme, il fuoco mi farà credere che nonostante la mia morte – o forse proprio attraverso la mia morte – il Padre realizzerà il suo Regno».
E così il chicco di grano che muore diventa immagine della Pasqua: Gesù dona tutto e, proprio così, manifesta la potenza dello Spirito. Da qui nasce l’insegnamento decisivo: chi vuole salvare la vita – cioè la pelle – la perderà. Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la troverà. Nel momento in cui dono tutto, non mi annullo: sono più vivo che mai.
Il discernimento della Chiesa
Mons. Palmieri ha quindi proseguito l’omelia, spostando il baricentro dalla dimensione personale a quella ecclesiale: il discernimento, infatti, non è solo personale, ma anche comunitario. Ha detto:
“Nella colletta abbiamo chiesto: ‘Signore, aiutaci ad affrontare tutte le difficoltà, mettendo i nostri piedi sulle Tue orme, e fa’ che tutto ciò che è la Tua volontà serva per accrescere la vita, perché sappiamo che questa è la Tua volontà’. Per questo abbiamo bisogno del dono del discernimento. Abbiamo imparato e stiamo imparando ad ascoltare la voce dello Spirito attraverso la Scrittura, attraverso la parola degli altri e attraverso l’interpretazione credente della realtà, cioè i segni dei tempi. Abbiamo imparato a cogliere la volontà di Dio attraverso queste tre finestre, che apriamo. Non solo ciò che penso io, ma la Tua Parola. Non solo ciò che penso io, ma ciò che pensano gli altri, in un confronto fecondo. Non solo ciò che penso io, ma ciò che Tu mi dici attraverso la realtà.
Noi viviamo un tempo bellissimo: stiamo mettendo in pratica il Concilio Vaticano II. In questa fase, quella della Sinodalità, stiamo mettendo in pratica non solo il primo capitolo di Lumen Gentium sul Popolo di Dio, che sottolinea tutto quello che è comune a tutti i battezzati, prima di ogni divisione gerarchica, ma anche quanto contenuto nel documento Gaudium et Spes (4, 11, 44), sul rapporto tra Chiesa e mondo. Nello schema precedente, qui c’è la Chiesa, qui c’è il mondo; dove c’è la Chiesa, c’è Dio, mentre il mondo è un po’ cattivo. In Gaudium et Spes, invece, i vescovi dicono: qui c’è la Chiesa, in cui c’è Dio; qui c’è il mondo, in cui c’è Dio. Ci dicono, cioè, che la Chiesa è chiamata ad ascoltare il mondo, per capire la voce di Dio che il mondo contiene. La Chiesa ha tanto da dire al mondo, ma Dio parla alla Chiesa anche attraverso il mondo.
Questo aprire le tre finestre – la Parola, l’ascolto tra di noi, i segni dei tempi – permette alla Chiesa di capire una volontà di Dio diversa dalla mia volontà, dalla volontà di ciascuno di noi. Una volontà più grande, più ampia, più amorevole. Come dice San Paolo, imparate ad offrire voi stessi, per amore, a Dio, chiedendovi di liberarvi dalla mentalità di questo secolo – ogni secolo infatti ha la sua mentalità – , per aprirvi alla volontà di Dio, che è tanto più grande: è, infatti, un pensiero di amore, è un pensiero di salvezza che supera il tempo e lo spazio. E chi pratica la Scrittura, sa che Dio gli allarga il cuore a dismisura. Un cuore che spesso è troppo stretto.
In questi due giorni abbiamo cercato di vivere questo: di imparare dalla Scrittura e di riflettere su quelle esperienze che ci permettono di essere in contatto con Dio, con lo Spirito Santo. Esperienze che ci siamo raccontati – peccati, ferite, strappi, incontri con i poveri – o che abbiamo ripreso dai profeti. Quelle sperienze che diventano eruzione dello Spirito Santo, per imparare a vedere le cose come le vede Dio“.
La conclusione del vescovo Palmieri è stata quindi una preghiera semplice e potente:
“Signore, io non vedo tutto. Aiutami a vedere le cose come le vedi Tu“.
Le testimonianze e le proposte dei partecipanti
Al termine della giornata, abbiamo chiesto a due dei partecipanti una riflessione sulla duegiorni vissuta. Queste le testimonianze di Elisa Floridi, della parrocchia San Giovanni Evangelista di Ascoli Piceno, e di Adriana Papiri, della parrocchia Sant’Antonio di Padova di San Benedetto del Tronto.
La testimonianza di Elisa
“Questi due giorni mi hanno condotto a due considerazioni. La prima è che la vita è un alternarsi di momenti belli e brutti; è un’avventura a volte tremenda, a volte meravigliosa. La seconda è che noi siamo il frutto del peccato originale, quindi per definizione incostanti ed infedeli. Queste due consapevolezze – la vita come mistero al contempo terribile e meraviglioso e la nostra natura incostante ed infedele – rischiano di farci vivere male, con poco equilibrio. Perciò dobbiamo cercare una guida, un sistema di protezione, un sistema di sicurezza. Per me, questa protezione viene dalla Parola, che è un abbraccio consolatorio. Un abbraccio che ti dice: ‘Il tuo percorso è difficile, ma puoi compierlo così’. Allora, prendi il fantastico della vita e, nel momento del tremendo, lo vivi sapendo che non è finita lì; che devi avere resistenza e speranza per arrivare al momento fantastico. La vita è come un’altalena o come le montagne russe: nei momenti in cui ti ritrovi sospesa, come su un ponte tibetano, e non trovi più il percorso per i tuoi piedi, devi sapere aspettare con fiducia“.
La testimonianza di Adriana
“Per me è stato fondamentale partecipare a questo incontro, che capita in un momento importante della mia vita. Da questa esperienza mi porto a casa lo spirito di una Chiesa affiatata, unita, composta da anime in cammino, che amano condividere emozioni, problemi, soluzioni. Una Chiesa costituita da tante persone accomunate da un grande desiderio di Dio ed unite da una comunione di cuori che non avevo mai sentito così forte.
Ho apprezzato molto, inoltre, la proposta avanzata da una delle partecipanti – una proposta che faccio anche mia – di organizzare momenti di ritiro dedicati ai giovani tra i 18 e i 30/35 anni. È un’età in cui siamo chiamati a scelte decisive: quale percorso di studi intraprendere, come avvicinarci al mondo del lavoro, come vivere l’amore e, forse, il matrimonio; come mettere la nostra vita a servizio degli altri, discernendo con sincerità la vocazione che ci abita.
Sono anni attraversati da domande, incertezze, strade che si aprono e altre che si chiudono. Occasioni come queste aiuterebbero a fare chiarezza, a prendere decisioni più consapevoli e a camminare con maggiore fiducia“.
Numerose le parole di apprezzamento sono giunte anche da altri partecipanti, i quali hanno riconosciuto la fecondità dei momenti vissuti insieme. Chi volesse essere aggiornato costantemente sulle iniziative dell’Équipe interdiocesana “Custodi della vita spirituale” può seguire il seguente canale WhatsApp dedicato: https://whatsapp.com/channel/0029Vb3NDPFDeON2wQauky3i.


































