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Ritiro spirituale a Ripatransone: la testimonianza di Liliana, Lucilio, Mauro e Simonetta

DIOCESI – Si è svolta ieri, Sabato 29 Agosto 2026, la prima giornata del ritiro spirituale “Custodi della Vita Interiore – Passi di discernimento personali”, promosso dalle Diocesi del Piceno e rivolto a giovani e adulti. L’iniziativa, che si è tenuta presso la Casa per ferie e d’accoglienza “Santa Teresa” delle Suore Teresiane, a Ripatransone, ha registrato la presenza di 53 partecipanti provenienti dalle più disparate comunità del territorio.

A guidare la giornata sono stati il vescovo Gianpiero Palmieri e l’Équipe interdiocesana “Custodi della vita spirituale”, i quali hanno accompagnato i partecipanti in due itinerari paralleli:

Tra meditazioni, preghiera personale, silenzio, colloqui e momenti di condivisione, la giornata ha alternato momenti di raccoglimento, che hanno favorito l’ascolto e la riflessione, a momenti di accoglienza semplice e fraterna, che hanno consentito di aumentare la comunione. Un’esperienza intensa, che ha toccato profondamente i partecipanti.

Di seguito, quattro testimonianze che raccontano dall’interno il cammino vissuto.

Lucilio: “Se la domanda cade nel silenzio, acquista valore”

Lucilio Santoni, che appartiene alla parrocchia di San Basso, a Cupra Marittima, racconta:

“Questa prima giornata mi ha fatto capire da dove nasca il mio attaccamento a questo percorso: dal fatto che queste giornate mi fanno amare le domande. Il mio legame con il cristianesimo, infatti, è questo: le domande. Se venissi qui e qualcuno mi desse delle risposte, forse non sarei così coinvolto. Mi scivolerebbero addosso, un po’ come l’acqua. Le risposte, del resto, le danno già la televisione, la pubblicità, i telegiornali. Qui invece ci sono le domande vere. Domande che spesso restano inevase, difficili da affrontare. Anzi, mi viene da dire questo: le domande vere non hanno risposta; le domande false, la risposta non la meritano. Ecco, questo è quanto. Per questo mi sento scosso, interrogato.

Il testo che il vescovo Gianpiero ha commentato questa mattina – il brano di Geremia – finisce proprio con una domanda. Una domanda che sembra quasi disperata, come è stato detto, una domanda che ha dietro un fuoco, ma che resta sospesa: ‘Ma io che ci faccio qui?’ Sento la vergogna, la percepisco negli altri, e allora mi chiedo: ‘Io che ci faccio qui?’“.

Aggiunge poi Lucilio:

“Abbiamo concluso la giornata dicendo una parola ciascuno. Io non ho detto nulla, ma la mia parola, in realtà, era silenzio. Perché queste domande di cui parlavo prima hanno bisogno di cadere nel silenzio. Non è che qualunque domanda vada bene nella vita, lo sappiamo. Non tutte le domande sono buone, né sempre è buona la forma con cui vengono poste. Se invece la domanda cade nel silenzio – come è accaduto oggi e come accadrà sicuramente anche domani -, allora acquista valore. Perché quel silenzio accoglie la domanda, la custodisce, la fa scendere in profondità. La fa entrare nel profondo. E lì resta. E lì lavora”.

Simonetta: “Diventare Samaritano è un processo di rinascita

Simonetta Sgariglia, che appartiene alla parrocchia Maria Santissima Madre della Chiesa, a Stella di Monsampolo, sottolinea come la parabola del Buon Samaritano, riletta durante la meditazione, sia diventata una chiave di lettura della vita:

“Un cambio di prospettiva che sposta il focus dall’atto di carità in sé, al processo spirituale e umano, necessario per diventare Samaritano. ​La parabola non parla solo di un’azione buona compiuta da altri, ma traccia un vero e proprio percorso di vita. La vita, a volte, ci porta in contesti o situazioni che non ci aspettiamo, ma non ci lascia lì dove siamo, spezzati o immobili”.

Spiega infatti Simonetta:

Diventare il Samaritano è il processo che fa la differenza: un invito a rinascere come uomini vivi, accettanfo la propria fragilità, lasciandosi accarezzare e curare fin nella ferita più profonda, per rinascere e diventare fonte di acqua viva. ​In definitiva, essere il Samaritano significa attraversare la vita con passione, capaci di spogliarsi del superfluo per farsi dono autentico per gli altri“.

Liliana: “Un incontro inatteso e sorprendente”

Per Liliana Agostini, che appartiene alla parrocchia Santa Maria delle Grazie, a Maltignano,  ed è alla sua prima partecipazione in presenza, il ritiro è stato “un incontro inatteso e sorprendente“:

“Appena arrivata, l’accoglienza mi ha colpito molto: sono stata chiamata per nome subito e questo mi ha ricordato come il Signore chiami per nome ciascuno di noi e anche come Dio sia presente attraverso i fratelli, nella semplicità. Poi, accompagnata ed aiutata da una persona dell’ Èquipe, ho recuperato la registrazione che avevo perso dell’intervento di madre Catharina sul giovane ricco. Poi le storie di Rut e di Giacobbe mi hanno fatto riflettere sulle decisioni prese nella mia vita, se le abbia prese con o senza amore. Ho vissuto un momento intenso, che mi ha aiutato a comprendere meglio il mio passato”.

Aggiunge infine Liliana:

Il silenzio è stato decisivo. L’importanza dell’ascolto di sé e del silenzio che questo ritiro ti dona è inestimabile. Sono sicura che tornerò a casa più ricca di prima. È un’esperienza da fare: da soli il cammino di fede zoppicherebbe”.

Mauro: “Ho fatto memoria della mia storia”

Mauro Persico, che appartiene alla parrocchia di San Filippo Neri, a San Benedetto del Tronto, definisce la giornata “molto produttiva”, soprattutto grazie al tempo dedicato alla preghiera personale:

“Le meditazioni sono state importanti, ma ancora più importante è stato lo spazio per la preghiera personale, lo spazio in cui sono stato chiamato a riflettere e che mi ha condotto a ripercorrere la mia vita spirituale. Ecco perché, quando ci hanno chiesto di dire una parola che sintetizzasse ciò che la giornata ci aveva lasciato, io ho scelto il termine ‘memoria’. Durante la giornata, infatti, ho fatto memoria della mia storia”.

Conclude infine Mauro:

“Ritengo questa esperienza molto positiva. È un cammino spirituale veramente utile, anche per chi, come me, ha un’esperienza ultratrentennale di ascolto della Parola. È qualcosa di diverso, ma molto, molto utile. Fecondo, direi. Durante la giornata ci sono state presentate quattro figure bibliche. Giacobbe, in particolare, lo conoscevo bene, ma nella meditazione di oggi ci sono stati due o tre aspetti che non avevo mai considerato e sui quali non mi ero mai fermato. Il giovane ricco, invece, mi ha riportato ad una catechesi giovanile nel cammino neocatecumenale, in cui questa Parola mi aveva messo in crisi. Una Parola che oggi, a distanza di molti anni, ho veramente compreso nel profondo“.

La prima giornata del ritiro “Custodi della Vita Interiore – Passi di discernimento personali” si è chiusa in un clima di profonda partecipazione e gratitudine. Le testimonianze raccolte mostrano come i due itinerari abbiano offerto ai partecipanti strumenti concreti per leggere la propria storia, interrogarsi con sincerità e ritrovare un rapporto vivo con la Parola.

Le parole di Liliana, Lucilio, Mauro e Simonetta restituiscono la varietà e la profondità di ciò che è stato vissuto: accoglienza che parla di Dio, domande che maturano nel silenzio, scelte che si illuminano alla luce della Parola, ferite che diventano cammini di rinascita.

Il programma di oggi

La giornata di oggi, Domenica 30 Agosto, ha previsto un programma più snello, che si è concluso con la celebrazione della Messa, presieduta dal vescovo Palmieri, e la condivisione del pranzo.

Una seconda giornata altrettanto intensa, pensata per completare il percorso di discernimento e offrire ai partecipanti un tempo ulteriore di ascolto, meditazione e comunione. Presto il servizio su L’Ancora.