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Grottammare, Mario Vespasiani installa una vela alta 5 metri al Paese Alto

GROTTAMMARE – La grande vela dipinta collocata nel paese alto di Grottammare, nell’ambito della mostra Cantami o Musa, offre un’ulteriore testimonianza dell’arte totale di Mario Vespasiani, riassunta in un’opera capace di trasformare un elemento del paesaggio in un dispositivo poetico, simbolico e visionario. Alta cinque metri e affacciata sull’Adriatico, la vela si impone nello spazio senza mai risultare estranea ad esso. È come se Vespasiani avesse intuito una possibilità già contenuta nel luogo e fosse riuscito a portarla alla luce. Questa è una delle qualità più riconoscibili della sua ricerca: la capacità di entrare in rapporto con un contesto e di non limitarsi ad aggiungervi un’opera, ma di modificarne la percezione. Il blu della vela dialoga con quello del mare e del cielo, mentre sulla sua superficie prendono forma isole immaginarie, territori che non appartengono alla geografia, ma alla visione. Vespasiani dimostra ancora una volta di saper costruire immagini che non si esauriscono nella loro dimensione estetica, difatti ogni elemento diventa una possibilità narrativa, un simbolo, una porta verso un significato più profondo.

Al centro, il grande polpo rosso corallo introduce una presenza potente e misteriosa: una creatura marina, ma anche un’immagine archetipica, capace di evocare la profondità, l’ignoto, la metamorfosi. Il suo rosso emerge con forza dal grande campo azzurro e sembra dare il battito vitale alla superficie stessa della vela. È una scelta che rivela la capacità di Vespasiani di affidare alla pittura una tensione quasi magnetica, facendo convivere immediatezza visiva e stratificazione simbolica. E poi c’è la Lanterna di Genova, collocata nella parte alta dell’opera che si riferisce all’esposizione del 2025 presso il Galata Museo del Mare di Genova diventa un elemento di continuità all’interno della poetica dell’artista. Vespasiani sa infatti costruire una propria geografia dell’immaginario, nella quale i luoghi non sono separati, ma collegati da una trama invisibile: due affacci sul mare, due punti di una rotta ideale, due luoghi che la pittura riunisce attraverso la memoria. Questa capacità di stabilire connessioni è una delle peculiarità più interessanti dell’arte di Vespasiani. La sua visione non procede per semplici citazioni, ma per corrispondenze. Un’immagine richiama un luogo, un luogo evoca una memoria, una memoria genera una nuova immagine. È così che l’artista riesce a trasformare la propria esperienza in un linguaggio capace di parlare oltre il tempo e oltre lo spazio nel quale l’opera viene collocata.

La vela rappresenta, in questo senso, una sintesi particolarmente efficace della sua ricerca: essa è insieme pittura e installazione, segno e mappa, superficie e presenza nello spazio. Ma soprattutto è una metafora dell’atto creativo stesso, come la vela raccoglie un vento che non si vede e lo trasforma in movimento, così l’artista fa sue intuizioni, memorie, suggestioni e simboli per trasformarli in una visione concreta. È questa la dimensione più autenticamente visionaria di Vespasiani: la capacità di vedere ciò che ancora non è visibile e di dare forma a ciò che esiste soltanto come intuizione. Le sue isole immaginarie non rappresentano semplicemente luoghi fantastici; sono la dimostrazione di come l’artista sappia inventare una geografia come fosse realistica. Il mare davanti alla vela è reale, ma quello dipinto da Vespasiani apre un altro orizzonte. Vespasiani invita lo spettatore a guardare oltre ciò che conosce, a considerare l’immaginazione non come evasione dalla realtà, ma come uno strumento per comprenderla e trasformarla.
In questo panorama a picco sul mare la sua attitudine trova una dimensione particolarmente efficace. La vela diventa parte del paesaggio e, nello stesso tempo, lo reinventa. Il paese, il mare, il cielo e l’opera finiscono per appartenere a una sola immagine, costruita dallo sguardo dell’artista. È un risultato che non nasce soltanto dalla tecnica pittorica, ma da una rara capacità di concepire l’opera come esperienza. Mario Vespasiani mostra così una delle sue qualità più preziose: quella di non considerare mai l’arte come un’immagine conclusa, ma come un campo aperto di possibilità. La sua pittura non offre risposte definitive; genera visioni. Non delimita territori; li moltiplica e non si limita a guardare il mondo: lo attraversa con l’immaginazione e lo restituisce trasformato. La grande vela di Grottammare è, in questo senso, più di un’opera monumentale è una dichiarazione di poetica, prova di una capacità rara: fare dell’immaginazione una forma di conoscenza e del paesaggio un luogo della visione. Davanti a quella vela, il mare Adriatico non appare più soltanto come un orizzonte geografico. Diventa il punto di partenza di un viaggio mentale, così Vespasiani ci ricorda che esistono ancora terre che possono essere raggiunte soltanto con lo sguardo, con la memoria e con la fantasia. Insieme alla vela, altre opere di Vespasiani sono visibili nel percorso culturale che va dallo spazio espositivo di Piazza Peretti fino al Museo Fazzini.