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Da San Benedetto del Tronto a Fatima sul Cammino Portoghese, le testimonianze prima della partenza

Da San Benedetto del Tronto a Coimbra. Quattordici pellegrini, accompagnati dal diacono Walter Gandolfi, si mettono in cammino: non solo una lunga strada da percorrere, ma un’esperienza di fede, fraternità e riscoperta di sé.

Ieri, martedì 25 agosto, nella chiesa di San Giuseppe a San Benedetto del Tronto, il gruppo in partenza per il pellegrinaggio verso Fatima ha ricevuto la consegna delle credenziali da parte della Confraternita Jacobea di Ascoli.

I pellegrini si apprestano ora ad affrontare un cammino di oltre 300 chilometri: circa 20 giorni sulla strada, attraverso diverse tappe, incontri e momenti di preghiera, con una meta precisa: il Santuario di Nostra Signora di Fatima, per poi proseguire fino a Coimbra.

Ma, come raccontano gli stessi partecipanti, la meta non esaurisce il significato del viaggio. Perché il pellegrinaggio cristiano non è semplicemente uno spostamento da un luogo a un altro: è un mettersi in cammino con tutto ciò che si è, portando con sé domande, speranze, fatiche e desideri.

«È un sogno che si realizza»

Alla vigilia della partenza, una delle pellegrine racconta con emozione l’attesa: «Sono molto emozionata ed entusiasta, non vedo l’ora di partire. È un sogno che si realizza e, per di più, sarò in ottima compagnia. La presenza di buoni amici e, fra tutti, di Walter, persona di grande fede e profondo conoscitore del Cammino di Santiago, mi rende particolarmente felice».

C’è tutta la bellezza dell’attesa in queste parole. La gioia di partire non nasce soltanto dalla curiosità per un’esperienza nuova, ma anche dalla consapevolezza di poterla condividere con altri.

È la fraternità vissuta non soltanto come parola, ma come esperienza concreta.

Una strada per ritrovare se stessi

Ancora più esplicita è la seconda testimonianza: «Abbiamo deciso di intraprendere questa avventura come pellegrini. Oltre alla gioia di arrivare, in due momenti diversi, alla tomba di San Giacomo il Maggiore, sentiamo il bisogno di ritrovare noi stessi. Spero che tutto vada bene; sicuramente ritorneremo con maggiore speranza ed entusiasmo verso il futuro».

Nella vita quotidiana tutto corre veloce. Il pellegrino, invece, sceglie di rallentare. I chilometri obbligano a dare un ritmo diverso alle giornate. Il silenzio diventa possibile. La preghiera trova il suo tempo. Le domande che normalmente vengono rimandate possono finalmente essere ascoltate.

L’incontro con un fotografo in cammino

Anche la preparazione a questo pellegrinaggio è stata arricchita da incontri ed esperienze significative. Durante l’estate, infatti, i pellegrini hanno avuto la possibilità di incontrare e ricevere i consigli del «fotografo in cammino» Claudio Pupi, che nel corso della sua vita ha percorso diversi importanti cammini, tra cui quello da Roma a Santiago de Compostela a piedi.

Un’occasione preziosa per confrontarsi con chi conosce bene l’esperienza del viaggio a piedi e tutto ciò che essa può insegnare. I suoi racconti, i suggerimenti e la sua testimonianza hanno rappresentato un ulteriore momento di preparazione, aiutando il gruppo a comprendere come ogni cammino sia fatto non soltanto di chilometri, ma anche di incontri, osservazione, ascolto e capacità di cogliere la bellezza lungo la strada.

«Ci vorranno buona volontà, decisione e coraggio»

La terza testimonianza mette in evidenza un altro elemento fondamentale: la preparazione.

«Siamo un gruppo unito dalla volontà di raggiungere obiettivi sia religiosi sia personali. Sono sicuro che ci troveremo bene. Vorrei ringraziare Walter per l’organizzazione: senza di lui non saremmo stati capaci di programmare tutto allo stesso modo».

Il gruppo non è alla prima esperienza. Lo scorso anno aveva già affrontato insieme il pellegrinaggio sulla Via Francigena, un’esperienza che ha rafforzato i legami e alimentato il desiderio di ripartire.

«È stata una bellissima impresa e sono sicuro che anche questa esperienza sarà indimenticabile».

Durante il viaggio non mancheranno incontri e appuntamenti significativi: il gruppo avrà l’opportunità di incontrare il cardinale di Lisbona, vivere un’esperienza presso la Comunità Papa Giovanni XXIII a Fatima e approfondire la spiritualità mariana proprio nel luogo delle apparizioni. Saranno occasioni per arricchire il cammino attraverso l’incontro con persone, comunità e luoghi che parlano di fede vissuta.

Ma il pellegrinaggio richiede anche una preparazione fisica. «Io personalmente ho fatto quindici-venti chilometri a settimana», racconta uno dei partecipanti. «Ci aspetta un cammino di oltre trecento chilometri: non sarà particolarmente difficile, ma ci vorranno buona volontà, decisione e coraggio per non farsi scoraggiare».

Non soltanto arrivare, ma lasciarsi cambiare

Forse il senso più autentico di questo pellegrinaggio sta proprio qui.

Arrivare a Fatima sarà certamente una grande gioia. Raggiungere il Santuario, sostare davanti all’immagine della Madonna, celebrare insieme la fede e guardare indietro ai chilometri percorsi sarà il compimento di un’esperienza impegnativa.

Il mandato ricevuto nella chiesa di San Giuseppe assume allora un importante significato. Prima ancora di partire sul Cammino Portoghese, questi pellegrini sono stati invitati a mettersi in cammino come comunità, affidando il viaggio alla preghiera e alla protezione del Signore.

Perché, alla fine, ciò che conta non sarà soltanto essere arrivati alla meta, ma tutto ciò che il cammino avrà lasciato nel cuore di ciascuno: gli incontri, le fatiche condivise, i silenzi, la preghiera, la fraternità e quella capacità di lasciarsi cambiare che solo un autentico mettersi in cammino può regalare.