Di Carletta Di Blasio e Alessandro Palumbi
ARQUATA DEL TRONTO – Prosegue la nostra rubrica di approfondimento in vista del decimo anniversario del terribile sisma che nel 2016 colpì la popolazione di Arquata del Tronto.
Leggi gli articoli precedenti:
- la testimonianza dei coniugi Vinicio Paradisi e Vincenza Pala, la cui vita, dopo dieci anni, scorre ancora dentro una casetta SAE di 60 mq (clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/12/pescara-del-tronto-vinicio-e-vincenza/);
- l’intervista al sindaco Michele Franchi, che fa il punto della situazione a 10 anni dal sisma (clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/17/arquata-10-anni-dal-terremoto-intervista-al-sindaco-michele-franchi-non-ci-aspettavamo-di-essere-ancora-cosi-indietro/);
- la testimonianza dei giovanissimi Ambra Trenta e Andrea Firmani (clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/19/arquata-i-sogni-di-ambra-e-andrea/);
- l’intervista al fotografo sambenedettese Emanuele Santori, che ha curato il reportage sul decennale del sisma per la rivista “La Freccia”, il magazine di bordo edito da Ferrovie dello Stato Italiane (clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/21/arquata-il-fotografo-sambenedettese-emanuele-santori-firma-il-3-reportage-per-la-rivista-delle-fs/);
- la testimonianza di Cristina Piermarini, rientrata da tre settimana nella propria abitazione (clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/22/arquata-chi-e-vivo-deve-ricordarsi-dei-vivi-la-storia-di-cristina-piermarini-a-dieci-anni-dal-sisma/);
- l’intervista a Gino Ciccociotti, che gestisce un piccolo punto di ristoro nel cuore del paese (clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/22/arquata-la-tenacia-di-un-oste-di-montagna-la-storia-di-gino-75-anni-custode-di-un-territorio-ferito/);
- la testimonianza di Gabriele Carboni e Franco Ridolfi, due volontari dell’Associazione Nazionale Carabinieri – sezione di Spinetoli, che furono tra i primi a raggiungere le zone devastate di Arquata del Tronto (clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/22/arquata-i-volontari-dellanc-gabriele-e-franco-lo-sguardo-di-chi-hai-aiutato-vale-piu-di-qualsiasi-cosa/).
Oggi è la volta di Stefano Ambrosi, Bruno Camacci, Loreto Camacci, Rodolfo Di Vittori, Gianluca Fontana, Liberato Martorelli e Gioele Picchini, che abbiamo intervistato lo scorso 7 Agosto, mentre erano davanti alla chiesa di Sant’Agata, alcuni intenti a montare un palcoscenico (i più giovani), altri a dirigere i lavori (i più anziani!), alla vigilia della festa in onore della Madonna della Salute, che viene celebrata liturgicamente dalla Chiesa a Novembre, ma che a Spelonga viene festeggiata anche durante l’estate, la 3ª Domenica di Agosto, per consentire alle persone che vivono fuori, ma che sono originarie del posto, di partecipare alle varie iniziative.
Dieci anni dopo il sisma che ha devastato l’Appennino, Spelonga appare come un paese sospeso tra ciò che è stato e ciò che sta tornando ad essere. Alcune abitazioni sono nuove, appena ricostruite; altre case antiche sono ancora avvolte dai ponteggi; le casette d’emergenza SAE punteggiano il fondovalle; la piazza, invece, torna a riempirsi di voci, grazie alla Festa Bella, la festa che da secoli unisce la comunità, e alle sue edizioni intermedie un po’ più contenute.
E così il cantiere per l’allestimento di un palcoscenico diventa un momento di socialità per gli Spelongani. Gli anziani, seduti all’ombra, sulla panchina adiacente all’ingresso della chiesa di Sant’Agata, sono il pubblico più fedele: osservano, commentano, giudicano, incoraggiano. Davanti a loro, alcuni adulti e giovani montano il palco con la serietà di chi sa che ogni vite è un pezzo di tradizione.
La scena sembra uscita da una commedia di paese: da una parte gli anziani che, con le braccia conserte, seguono ogni movimento come fossero direttori dei lavori; dall’altra i ragazzi che, tra una battuta e un colpo di martello, fingono di non sentire i suggerimenti che arrivano dalla platea.
“Eh, guarda come lo mettono quel palo! Ai miei tempi si faceva meglio!”, borbotta qualcuno.
“Lasciali fare, che almeno lavorano!”, risponde un altro, senza togliere gli occhi dal cantiere.
E così, mentre il palco cresce e la festa si avvicina, Spelonga ritrova la sua immagine più vera: un paese dove le generazioni non si succedono, ma si guardano, si parlano, si prendono in giro. E dove anche un cantiere diventa un ponte tra chi ricorda e chi costruisce.
La testimonianza degli anziani di Spelonga
Il gruppo che osserva i lavori è composto da cinque persone: Stefano Ambrosi, Loreto Camacci, suo nipote Bruno Camacci, Liberato Martorelli e Rodolfo Di Vittori. Parlano con la calma di chi ha attraversato molte stagioni, ma ha ancora vivo il ricordo del sisma.
Uno di loro, che ha 89 anni, racconta che vive ancora in una casetta di emergenza, ma non si lamenta: “Lo Stato ci ha trattato bene – ripete più volte -. C’è chi ha finito i lavori ed è già rientrato nella propria abitazione. C’è chi sta a metà degli interventi e tra poco rientrerà. E infine c’è chi, invece, i lavori li deve ancora cominciare. La vita è così! Però nelle casette abbiamo tutto. Ci manca un po’ di spazio, certo. Ma, se pensiamo alla tragedia che abbiamo vissuto, ci rendiamo conto di essere stati fortunati“.
Se questo signore vede il bicchiere mezzo pieno, un altro invece lo vede mezzo vuoto: “La mia casa è ancora in ristrutturazione. Per ora l’hanno messa in sicurezza, ma manca tutto il resto”.
Qualcuno osserva che purtroppo le ditte cambiano sempre: “Le ditte hanno troppo lavoro, non ce la fanno a soddisfare tutte le richieste, quindi subappaltano a persone che vengono da fuori, principalmente dall’Abruzzo e dal Napoletano”. Un altro osserva: “Purtroppo l’artigianato sta morendo: i giovani della zona non vogliono più fare questo lavoro. Ma questo è un problema che ci sarebbe stato pure senza il terremoto”.
A chiudere è il più anziano, che di primavere ne ha viste 90, e racconta: “Il terremoto ci ha rovinato, non solo perché abbiamo dovuto abbandonare le nostre case, ma perché questo ci ha fatto disperdere. Ora siamo tutti sparsi: qualcuno è ad Ascoli, qualcuno a Roma, qualcuno al mare. Io sto in una casetta di 40 mq: si sta bene, c’è il necessario, ma non è casa“.
Tutti concordano nel lamentare la perdita dei servizi: “Qui nella nostra frazione manca tutto: le poste, la banca, il benzinaio. Sta tutto a Trisungo o a Borgo!”. Uno di loro osserva che, anche prima del terremoto, mancavano i servizi, ad eccezione dell’Ufficio Postale che era aperto in alcuni giorni della settimana: “È per questo che la gente un po’ alla volta va via. Ma questa diaspora era iniziata anche prima del terremoto”. Si inizia così a parlare del problema dello spopolamento e a discutere su quanto il sisma abbia inciso sulle scelte dei singoli cittadini.
Il dibattito, che sembrava si stesse chiudendo, in realtà è ricominciato daccapo. Uno degli anziani chiosa: “Non date troppo retta a noi! Siamo anziani e ci lamentiamo di continuo. Sappiate che, nonostante le difficoltà, la ricostruzione sta avanzando. Forse lentamente, ma sta avanzando. Ci dobbiamo fare coraggio! E sapete chi ce lo dà il coraggio? I giovani! Come voi! O come questi qui, che stanno allestendo il palco davanti a noi”.
I giovani del Comitato “Santesi di Festa Bella 2028”: “La festa ci ha salvati”
Parole sagge, che ci stimolano ad intervistare anche i giovani presenti, perché, se gli anziani sono i custodi della memoria, i giovani sono i custodi del futuro. Incontriamo alcuni membri del Comitato “Santesi di Festa Bella di Spelonga 2028“, che organizza la storica rievocazione della vittoria della flotta della “Lega Santa” su quella ottomana, nella famosa battaglia di Lepanto del 1571. Parliamo, in particolare, con due Santesi: Gioele Picchini e Gianluca Fontana, che è anche il presidente del Comitato. I due spiegano:
“Il Comitato della Festa Bella viene rinnovato ogni tre anni e rappresenta i quattro rioni di Spelonga. Per la prossima edizione, quella del 2028, ne fanno parte Leonardo Camacci per il rione ‘Colle Piccioni’, Stefano Camacci per il rione ‘La Piazza’, Gianluca Fontana, per il rione ‘Colle Conino’ e Gioele Picchini per il rione ‘Villa’.
La Festa, che avviene ad Agosto, segue un percorso scandito da quattro settimane: prima c’è la scelta dell’albero maestro (si va in montagna per individuare e tagliare il grande tronco, che quest’anno ha raggiunto i 30 metri); poi c’è la fase del trasporto a braccia (circa 300 uomini portano l’albero dalla montagna al paese, in un rito collettivo di forza e tradizione); a seguire la costruzione della galea (nella piazza si realizza la nave ispirata alle imbarcazioni della battaglia di Lepanto); infine il rito conclusivo (si celebra la Messa e si porta in processione l’icona della Madonna della Salute insieme al vessillo turco, cimelio che la tradizione lega alla partecipazione degli Spelongani alla battaglia di Lepanto; la bandiera originale è conservata nella chiesa del paese).
Nei due anni in cui la Festa Bella non si celebra, organizziamo comunque alcuni festeggiamenti, ma in forma ridotta, come quest’anno. Ecco perché stiamo preparando il palco, per accogliere le premiazioni e le esibizioni delle varie iniziative che si terranno ad Agosto: la festa della trebbiatura, i giochi popolari, la sagra della pasta alla Lepanto, …”. Tutti eventi che, mentre pubblichiamo, hanno già avuto luogo. I festeggiamenti, infatti, si chiuderanno oggi, Domenica 23 Agosto, con la solenne Celebrazione Eucaristica e la tradizionale processione per le vie del paese.
In merito al terremoto, Gianluca ricorda il momento più duro: “La parte più brutta è stata quando abbiamo dovuto evacuare il paese. Siamo dovuti andar via tutti insieme, sei mesi negli alberghi. Lasciare Spelonga è stato come perdere una parte di noi“.
Anche Gioele, che ha 27 anni, ricorda in maniera lucida il sisma: “Stavamo festeggiando la Festa Bella ed il mio 17° compleanno. Eravamo al circolo, all’aperto. Sono caduti dei sassi, mia madre piangeva. Poi sono arrivate le notizie da Pescara del Tronto e dal Borgo di Arquata e ho capito che tanti amici si erano salvati solo perché erano qui alla festa con noi“.
Nonostante il ricordo ancora vivo di quei momenti, gli occhi di Gianluca e Gioele si riempiono di luce e di commozione, quando ripensano al momento bellissimo in cui hanno ripreso i festeggiamenti della Festa Bella come nel passato. Raccontano: “Rivedere l’alzata del palo in piazza lo scorso anno, nel 2025, per noi è stato molto emozionante. Dopo tre giorni di preparativi, sforzi e fatiche, vederlo tornare qui è stato come dire: ‘Ci siamo ancora!’. Un segno di rinascita, di ripartenza. Ci siamo detti: ‘Da qui si ricomincia!’“.
Dalle parole degli intervistati, capiamo che Spelonga non è ancora tornata com’era, ma è tornata a essere ciò che conta: una comunità. La ricostruzione procede lentamente, alcuni servizi mancano, le casette resistono oltre ogni previsione. Ma la piazza, la festa, gli anziani riuniti vicino alla chiesa e i giovani intenti a preparare, sono il segno che il paese non si è arreso e che sta rinascendo più forte di prima.









