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Arquata, restare o partire? I sogni di Ambra e Andrea (17 anni), per 10 anni in una casetta

Di Carletta Di Blasio e Alessandro Palumbi

Leggi l’articolo: https://www.ancoraonline.it/2026/08/10/10-anni-dal-terremoto-con-una-ricostruzione-lenta-le-diocesi-del-piceno-organizzano-incontri-dibattiti-veglia-di-preghiera-e-la-messa-con-il-cardinale-zuppi/ 

ARQUATA DEL TRONTO – Prosegue la nostra rubrica di approfondimento in vista del decimo anniversario del terribile sisma che nel 2016 colpì la popolazione di Arquata del Tronto.

Dopo la testimonianza dei coniugi Vinicio Paradisi e Vincenza Pala (leggi qui l’articolo: https://www.ancoraonline.it/2026/08/12/pescara-del-tronto-vinicio-e-vincenza/) e l’intervista al sindaco Michele Franchi (leggi qui l’articolo: https://www.ancoraonline.it/2026/08/17/arquata-10-anni-dal-terremoto-intervista-al-sindaco-michele-franchi-non-ci-aspettavamo-di-essere-ancora-cosi-indietro/), oggi è la volta di Ambra Trenta e Andrea Firmani, due giovani di 17 anni, residenti a Pretare, entrambi studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Mazzocchi – Umberto I” ad Ascoli Piceno, indirizzo di Biotecnologie Ambientali. Andrea è rientrato nella sua casa poche settimane fa, mentre Ambra vive ancora in una SAE ((soluzione abitativa d’emergenza).

Appena li incontriamo, nella Sala Polivalente della piccola frazione di Arquata del Tronto, ci rendiamo subito conto di quanto la vita dei due giovani scorra ad un ritmo lento, ma serenamente, tra paesaggi montani, legami profondi e una comunità che, nonostante le ferite del terremoto, continua a voler vivere con entusiasmo per ricostruire non solo le case perdute o danneggiate, ma anche il futuro che le era stato promesso.

Ambra e Andrea, entrambi diciassettenni, raccontano cosa significa crescere in un paese che ha conosciuto la distruzione, ma anche la forza della solidarietà. Le loro parole restituiscono un ritratto autentico: la quotidianità, le difficoltà, le tradizioni, la memoria di quella notte e la visione del domani.

Qual è la cosa che direste per far capire davvero chi siete?

Andrea: “Vivo a Pretare da quando sono piccolo. Non l’ho scelto, mi ci sono ritrovato, però mi ci trovo bene e sono felice di stare qui”.

Ambra: “Sono una persona solare, ansiosa e gentile. Vivo a Pretare da sempre, ma, a causa degli ingenti danni che la nostra abitazione ha subito, io e la mia famiglia siamo stati costretti a spostarci in una SAE. La situazione in casetta è un po’ sacrificata, perché i metri a disposizione sono pochi. Mi manca una vera casa, dove poter invitare una persona o organizzare una festa. Nonostante tutto, amo questo paese e lo sento mio. Quindi, anche se probabilmente per motivi di lavoro dovrò spostarmi altrove, quando avrò una famiglia, sicuramente ci tornerò, magari per le vacanze estive o per qualche breve week-end anche durante gli altri periodi dell’anno”.

Cosa fate nel tempo libero qui a Pretare?

Andrea: “Nonostante Pretare sia una piccola frazione e nonostante il terremoto, credo ci sia molta scelta: passeggiate, giochi con gli amici, il campo da tennis, il parco giochi. Purtroppo non ci sono molti servizi, quindi ci dobbiamo ingegnare, soprattutto in inverno. Ad esempio, a Pretare non c’è un bar in cui poter seguire le partite di calcio e altre competizioni sportive e non abbiamo neanche il cinema – il più vicino, infatti, è ad Ascoli Piceno. Per questo motivo, noi ragazzi spesso ci ritroviamo qui nella Sala Polivalente e guardiamo quello che vogliamo. Questo grande salone ci permette di ottimizzare tempo e risorse, di raggrupparci tutti insieme e di fare qualche chiacchiera. Senza questo luogo non avremmo molto da fare!”.

Ambra: “Durante l’inverno, considerando i vari impegni scolastici, di tempo per divertirsi ne resta poco. Di solito, io trascorro il mio tempo libero andando a trovare mio padre nella falegnameria vicino casa in cui lavora, poi gioco con i miei gatti, corro e faccio sport. Mi vedo anche con gli altri ragazzi qui alla Sala Polivalente: siamo otto in tutto e ci conosciamo tutti. D’estate, invece, la situazione è diversa, sia perché abbiamo tutti più tempo libero, sia perché possiamo usufruire anche dei luoghi all’aperto, sia perché il paese si ripopola, grazie agli amici che tornano da Torino e da Roma per le vacanze estive. Anche se le cose non sono più come prima, cerchiamo di divertirci e di vivere bene e insieme il tempo che abbiamo”.

Come state trascorrendo questa estate? Quali progetti avete?

Ambra: “Come vede, sulla mia maglietta c’è scritto ‘Pretare – La leggenda delle fate’. Questo per noi è l’evento che vale l’estate! Sia io che Andrea facciamo parte dello spettacolo che si è tenuto il 14 e il 15 Agosto e che è una tradizione di Pretare che mescola sacro e profano: in occasione della festa di San Rocco, infatti, facciamo anche la festa delle fate, che prende spunto da un’antica leggenda. Io ho interpretato una delle otto fate, la Fata della Roccia, mentre Andrea è stato uno degli otto pastori. Siamo tutti giovani dai 14 ai 25 anni e ci siamo divertiti molto”.

Andrea: “Tre anni fa abbiamo partecipato con un ruolo importante, quest’anno invece abbiamo avuto un ruolo più marginale. Ma non importa il personaggio che si interpreta, anche perché viene sorteggiato. Quello che conta è stato il fatto di stare insieme e proseguire la tradizione. Quest’anno lo spettacolo è cambiato: di solito era fatto solo da persone del paese, ora invece ci sono stati anche dei professionisti. C’è chi ha criticato questa scelta e chi invece l’ha sostenuta. Per noi è stato un esperimento. Il terremoto ha cambiato molte cose e anche noi siamo chiamati ad usare creatività e fantasia e quindi a cambiare qualcosa”.

A proposito del terremoto, voi all’epoca avevate 7 anni. Che ricordi avete e cosa ha rappresentato per voi?

Ambra: “Come dicevo prima, il sisma ha danneggiato molto la mia abitazione. Una trave è caduta sul mio letto a castello: se fossi stata lì, non so come sarebbe andata. Per fortuna ero scappata pochi secondi prima dalla mia camera. Mia madre è caduta dalla scala a chiocciola, mentre scendeva di corsa, e si è fatta male. Ricordo che mio padre, per farci uscire di casa, ha sfondato la porta, che era bloccata da alcuni massi. Abbiamo attraversato le macerie con mamma che zoppicava e piangeva per il dolore, ma abbiamo cercato di metterci in salvo, prima che fosse troppo tardi. Credo che purtroppo certi ricordi non andranno via mai più. Comunque, nonostante quella del terremoto sia stata un’esperienza che non augurerei a nessuno, devo dire che mi ha insegnato molto: in particolare mi ha insegnato che non bisogna mai arrendersi, che c’è sempre una via di riuscita e che, di fronte alle difficoltà, bisogna rimboccarsi le maniche e non perdere la speranza”.

Andrea: “Io fortunatamente non mi sono fatto niente, perché la zona di Pretare è stata meno colpita dal sisma e la mia casa non ha subito molti danni dopo le scosse di Agosto. Se non fosse stato per mia madre che mi ha svegliato, non mi sarei accorto di nulla! Quando però ci siamo ritrovati fuori casa, mi sono reso conto della portata di quel terremoto. Ricordo alcune case crollate come mattoncini e la polvere che si sollevava da terra. E ricordo anche che, nei giorni successivi, la Croce Rossa ha installato uno spazio appositamente per noi ragazzi, una sala emergenziale dove ci ritrovavamo per stare insieme e giocare un po’. Devo dire che, grazie alla presenza di persone preparate che ci hanno accompagnato in quei mesi, io non ho sofferto troppo. Ho compreso la gravità della situazione solo qualche anno dopo, quando sono cresciuto, quando ho capito che la vita può cambiare da un momento all’altro e che bisogna evitare ogni tipo di individualismo, impiegando  le proprie energie solo per perseguire i valori più importanti, come il rispetto, l’aiuto reciproco, la solidarietà”.

Tra le tante persone che avete incontrato, qual è quella che vi ha dato più speranza?

Andrea: “In questi dieci anni molte persone ci hanno aiutato: gli amici di altre città, ma anche sconosciuti, come ad esempio i soccorritori. Tutti hanno dato una mano e in quei momenti anche chi ha dato poco, in realtà ha fatto tanto, perché ci ha fatto sentire la sua vicinanza. Quindi onestamente non c’è una sola figura che ci ha dato speranza. Però, se proprio devo sceglierne una, ti faccio il nome di don Francesco Armandi, il prete che ha fortemente voluto la costruzione di questa Sala Polivalente, che oggi giustamente porta il suo nome. Don Francesco ha compreso subito quanto fosse importante avere un luogo per ritrovarsi e ci ha aiutato tanto a realizzarlo. Ancora oggi lo ricordiamo con affetto e gratitudine”.

Ambra: “Anch’io potrei menzionare numerose persone che hanno portato speranza nella mia vita e in quella delle persone a me care. Ma su tutti voglio ricordare quel pompiere che, subito dopo il sisma, mi chiese cosa volessi recuperare dalla mia abitazione. Io gli chiesi la mia bambola preferita. Non avrei mai pensato che andasse davvero a recuperarla! Per me la sua promessa mantenuta è stata il primo segno di speranza. Per ringraziarlo, in cambio gli regalai un peluche a forma di gallo che avevo con me: mesi dopo ho scoperto che quel gallo era diventato la mascotte della caserma di pompieri di cui faceva parte. Una bella storia di amicizia, certo, ma soprattutto la prova che, anche tra le macerie, basta un gesto per ricordarci che la speranza sa sempre trovare la strada per tornare”.

Come e dove immaginate il vostro futuro?

Ambra: “Da piccola ho sempre voluto lavorare con i bambini: credo che educarli bene significhi cambiare la società. Vorrei insegnare rispetto, fiducia e valori sani. Tra dieci anni, quindi, mi vedo ad insegnare. Dove non lo so. Vedremo. La vita è imprevedibile, quindi attendo che mi sorprenda in modo positivo. Io farò di tutto per meritarmi la felicità!”.

Andrea: “Il futuro lo vedremo più avanti, dopo il diploma. Rimanere qui ad Arquata, per me, non sarebbe un ripiego, bensì una bella opportunità. Quando gli amici dalla città vengono qui, elogiano la frescura, i ritmi lenti, il silenzio e la pace e dicono che è molto bello stare qui. Io mi sento premiato dalla vita: posso godere di un paesaggio maestoso e panoramico, di una comunità accogliente e solidale e di amicizie leali, autentiche, fraterne”.

Le voci di Ambra e Andrea raccontano una Pretare che resiste, che si reinventa, che trova nella comunità la sua forza più grande. I giovani del paese vivono tra tradizioni che si rinnovano, spazi condivisi che diventano rifugi e un paesaggio che consola ed accompagna. Dieci anni dopo il sisma, la loro testimonianza è un intreccio di memoria, gratitudine e speranza: un futuro che non si teme, ma si costruisce insieme, passo dopo passo, cogliendo i doni migliori che il Signore fa tra le crepe della vita.