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FOTO Celebrazione dell’Assunta a Venagrande: il cardinale Petrocchi riabbraccia la sua comunità

ASCOLI PICENO – Si è tenuta venerdì 14 agosto, a partire dalle ore 20:30, nella piazza principale di Venagrande, frazione del Comune di Ascoli Piceno, la celebrazione dell’Assunta, alla quale è intitolata anche la chiesa del paese.

La celebrazione è stata presieduta dal cardinale Giuseppe “Pino” Petrocchi, arcivescovo emerito dell’Aquila e originario di Venagrande, e concelebrata da don Carlo Lupi, rappresentante legale della parrocchia di Maria Santissima Assunta, e da don Destin Judicael, amministratore parrocchiale della stessa.

Presenti il sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, moltissimi fedeli, provenienti sia da Venagrande sia dai paesi limitrofi, come Polesio, Casalena, Morignano, Montadamo e Trivigliano, e alcuni “giovanissimi” ex compagni di scuola del cardinale Petrocchi.

Processione iniziale e omaggio ai caduti

La festa ha avuto inizio alle 20:30 con una processione partita dalla chiesa di Maria Santissima Assunta, abbellita da una suggestiva luminaria a forma di cuore, per poi fermarsi di fronte al monumento ai caduti del paese.

Qui il sindaco Fioravanti ha tenuto un breve discorso, nel quale ha evidenziato i due valori che la comunità di Venagrande porta con sé: «Il primo è il senso di appartenenza e di comunità; infatti, anche quest’anno c’è stato un grande impegno da parte dei volontari nell’organizzazione di questa ricorrenza. Il secondo è quello del ricordo: in un mondo in cui ormai ognuno pensa a sé stesso e nessuno agli altri, credo che Venagrande possa andare controcorrente, ricordando ai più giovani questi soldati che hanno lottato per gli interessi di tutti, non solo per quelli individuali».

Concluso il discorso, Fioravanti ha reso omaggio ai caduti con un rispettoso e silenzioso saluto di fronte alla corona d’alloro appena deposta. Infine, don Carlo Lupi ha impartito la benedizione, consentendo così al corteo di ripartire alla volta della piazza principale, dove si sarebbe tenuta la Santa Messa.

La processione ha dato modo di ammirare le bellissime luminarie che addobbano il paese in festa, testimonianza dell’impegno e del senso di appartenenza dimostrati dai volontari della comunità.

Il saluto e la commozione del cardinale Petrocchi

Prima dell’inizio della funzione, la comunità ha salutato e omaggiato il cardinale Petrocchi. Come riportato nella lettera letta da uno dei fedeli presenti: «Oggi la comunità non accoglie soltanto un cardinale, ma riabbraccia un figlio di questa terra. La sua presenza qui, nel giorno in cui celebriamo la solennità di Maria Santissima Assunta, rende questa nostra festa patronale straordinaria e indimenticabile. La Vergine Assunta sembra oggi voler benedire il legame indissolubile tra lei e le sue radici. Carissimo don Pino, la sua presenza ci testimonia che le radici non si spezzano anche quando il servizio alla Chiesa chiama a compiere grandi passi lontano da casa. Grazie per la testimonianza di fede e per il grande onore che fa alla nostra terra».

Non è mancata la risposta, carica di emozione e di gioia, del cardinale: «Ho avvertito la voce della comunità e io voglio rivolgere un grazie che viene dall’anima. Celebrando l’Eucaristia vogliamo ricordare anche coloro che hanno percorso un tratto di strada con noi e che oggi ci guardano dall’Alto; infatti, come diceva Sant’Agostino: “La Messa è la celebrazione del Cristo totale, cioè di quelli che camminano nel Tempo e di quelli che sono già approdati nell’Eternità”».

L’omelia del cardinale Giuseppe: «Come il buio scompare di fronte alla luce, così il maligno fugge di fronte alla carità»

Concluse le letture del giorno e proclamato il Vangelo, il cardinale ha pronunciato l’omelia, incentrata sui temi dell’amicizia, della fede, della carità e dell’importanza di seguire l’esempio di Maria.

«Sono commosso e ringrazio Dio per il privilegio che ho di celebrare qui questa Messa; infatti, come detto in precedenza, io appartengo a questa comunità, io sono nato qua e qua ho vissuto la mia infanzia, la preadolescenza insieme ai miei amici qui presenti. Ho lasciato Venagrande quando avevo dieci anni; pertanto, ogni strada ed ogni punto di questa bella comunità mi richiamano ricordi, si affollano dentro di me immagini.

Oggi celebriamo la festa dell’Assunta: Maria, che aveva generato il Signore della Vita, non poteva rimanere prigioniera della Morte e, per questo, il Padre l’ha portata nel suo Regno e noi la contempliamo con lo sguardo di figli. Il fatto che Maria sia stata assunta lassù non vuol dire che ci abbia lasciato quaggiù; infatti, c’è una bella espressione di Papa Francesco che, nell’Evangelii Gaudium, dice: “Con lo Spirito Santo in mezzo al popolo sta Maria”. Con questa frase il compianto Papa intendeva che il Signore l’ha portata lassù perché Lei potesse dimorare tra noi.

Stasera vogliamo riflettere su Maria seguendo il percorso dei brani biblici: il primo ci presenta uno scenario grandioso, una donna vestita di Sole, Maria, che risplende la Santità, è l’Immacolata, la Tutta Bella, Colei che riflette la gloria di Dio. Accanto a lei compare un’altra figura: un enorme drago rosso con sette teste e sette diademi che voleva divorare il bambino che la donna stava per partorire, il maligno.

Non stiamo parlando di figure simboliche, ma di una presenza con cui tutta la storia ha avuto, ha ed avrà a che fare: abbiamo come riferimento la donna vestita di luce, ma siamo anche insidiati dal drago, che si presenta in diversi modi, come i diademi che indossa, ma che hanno uno stesso fine, ovvero distruggere la presenza del Signore Gesù nella nostra vita e nella comunità in cui viviamo.

Bisogna sapersi difendere da questi attacchi e lo facciamo fissando lo sguardo su Maria, che non significa solo ammirarla, ma supplicarla per l’intercessione e imitarla secondo la nostra capacità. Cosa vogliamo imitare di Maria? La sua capacità di contrastare la presenza demoniaca, respingendola, e la sua prontezza a costruire la Casa di Dio, dove regnano amore, unità e pace.

Per fare questo dobbiamo guardare a lei come madre, maestra e modello: Maria è donna di fede, colei che crede, la sua identità è racchiusa nel “Sì” che ha detto a Dio. Maria è la donna che ascolta la parola e la mette in pratica, è Parola vissuta, e lo fa credendo al Signore.

Maria è anche maestra di carità, intesa come senso di amore per Gesù, acceso dallo Spirito Santo, che si traduce nell’amare il prossimo tuo come te stesso; dunque, Maria ci fa vedere come si è carità nel concreto quando, avendo sentito dall’angelo che la cugina ha avuto un figlio, lei si muove affrontando il disagio di un viaggio molto pericoloso.

Maria va perché sa che Elisabetta aveva bisogno di lei, nonostante avesse tutti i buoni motivi per restare a casa, avendo lei in grembo il Figlio di Dio. Maria ci mostra che non misura in base a criteri soggettivi, ma guarda a chi ha bisogno. Noi dobbiamo avere la premura di chiederci: “Per chi posso essere utile?”, “Verso chi devo orientare la mia disponibilità?”, “Chi sono le persone che hanno bisogno della mia presenza?”.

L’amore ci rende capaci di metterci in una condizione di attacco nei confronti del drago, non solo respingendo i suoi attacchi, ma muovendoci noi stessi in una forma che il drago non sa reggere, ovvero l’amore, e come il buio scompare di fronte alla luce, così il maligno fugge di fronte alla carità.

Maria ci insegna anche la speranza: non sappiamo quando, dove e come, ma contiamo sul fatto che Lui metterà in atto tutto quello che ci ha promesso. Maria sa che Dio fa sempre opere straordinarie in coloro in cui trova l’eco dell’amen dell’umile Vergine di Nazareth».

Il cardinale ha concluso l’omelia invitando tutti a essere testimoni di speranza, affinché l’Amore possa vincere sempre e, di contro, il Male perdere.

Un dono particolare

Concluse le preghiere dei fedeli, si è proceduto con l’offertorio e, tra gli oggetti offerti all’altare, uno in particolare ha destato l’attenzione: una bella foto di classe nella quale erano presenti il cardinale Giuseppe e alcuni dei compagni di scuola presenti alla funzione.

Anche questo gesto ha suscitato la commozione del cardinale, che ha definito la foto «simbolo di un’amicizia eterna, fino alla fine ed anche oltre».

Processione finale e spettacolo pirotecnico

Conclusa la cerimonia, il cardinale è stato omaggiato anche con un cesto contenente alcuni prodotti tipici della terra ascolana e, in particolare, di Venagrande.

Dopo questo momento e la successiva benedizione finale, il corteo si è rimesso in marcia alla volta della chiesa di Maria Santissima Assunta, per la conclusione della celebrazione.

Durante la processione sono stati sparati i primi fuochi d’artificio, che hanno preannunciato l’imminente inizio della festa patronale.