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FOTO Grottammare, il Vescovo Palmieri alla mostra “Il Tarpato e il Sacro”: “I suoi quadri sono quasi sempre Santi Misteri”

GROTTAMMARE – “Credo di poter condividere quello che ho colto dal materiale che mi è stato dato e da una visita silenziosa che ho fatto. Sono venuto appositamente un’oretta prima per poter vedere le opere. Mi sembra che il Sacro di cui il Tarpato parla sia fondamentalmente un Sacro cristiano*. Non è così per tutti gli artisti: gli artisti, gli autori, non sempre interpretano il Sacro in chiave cristiana, che siano pittori, scultori, musicisti, architetti. L’intuizione del sacro può essere sulla realtà come mistero nel suo insieme, nel suo complesso. Noi chiamiamo arte sacra contemporanea non soltanto quella che ha un soggetto religioso, ma anche un’arte che esprima una ricerca profonda, interiore, del cuore umano, anche piena di turbamento, anche piena di fatica, ma è arte sacra perché esprime una ricerca profonda del cuore dell’uomo, di un’arte della realtà come mistero sacro”.*

Con queste parole, l’Arcivescovo Gianpiero Palmieri, della Diocesi di Ascoli Piceno e della Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, è intervenuto all’inaugurazione della mostra d’arte “Il Tarpato e il Sacro”, che resterà aperta fino al 31 agosto a Grottammare Alta, presso il Museo dedicato, sotto le Logge del Teatro dell’Arancio. Presenti l’ideatrice, Tiziana Capocasa, cultrice e custode dell’arte di Giacomo Pomili, detto “Il Tarpato”, il sindaco Alessandro Rocchi, il vicesindaco Lorenzo Rossi, il divulgatore culturale Filippo Massacci, amico del Tarpato, il critico d’arte Andrea Viozzi, curatore della mostra e del catalogo, Franco Piunti, che ha regalato un video sull’artista al Comune, e Giuseppe Gabrielli, dell’associazione culturale “Pelasgo 968”, a cui è affidato il museo.

Nelle opere viste nella mostra ci sono la Crocifissione, Maria, i Santi e il mondo sacro del Tarpato, che ricerca ed esprime” – ha continuato il Vescovo –. “Io ho pensato, in particolare, a un aspetto. Voi sapete che nella spiritualità cristiana, nella teologia cristiana, si parla dei Santi Misteri. Che cosa sono? Sono episodi della vita di Gesù che vanno al di là del tempo e della storia, cioè delle occasioni in cui sono avvenuti, perché sottolineano l’azione di Dio in ogni uomo. Noi contempliamo l’Incarnazione di Dio nella Grotta di Betlemme e sappiamo che essa non fa riferimento solo a un episodio storico. Stiamo parlando della comunicazione di Dio, di Gesù, a ogni uomo. I Santi Misteri, per fare un esempio comune, quelli che si contemplano quando si prega il Rosario, non sono solo episodi della vita di Gesù: sono finestre con cui il Sacro si comunica a noi.

Così, ad esempio, nell’arte delle icone, il mistero santo di Dio si rivela nella nascita di Gesù, nella sua morte in Croce, nella Resurrezione: sono tutti Santi Misteri e, quando un fedele si mette a contemplare un’opera d’arte che li racconta, non è semplicemente contemplare una normale opera d’arte. Attraverso quell’opera d’arte, che è quasi un sacramento, si incontra – come attraverso una finestra – il Mistero Santo di Dio.

Allora, quando una realtà della vita di Gesù è contemplata come un Santo Mistero, come nel Tarpato, il Mistero di Dio si comunica con tutta una ricchezza di luci, di colori, di comprensione profonda di quel Mistero, che ne vuole sottolineare più la dimensione salvifica che la dimensione umana. Ad esempio, nel primo millennio non si rappresentava mai il Crocifisso sofferente, mai: era sempre il Crocifisso risorto che reggeva l’urto della Croce. Soltanto in un secondo momento, a partire dal periodo medievale, si isola la sofferenza di Gesù e si rappresenta il Cristo dolente. Vedendo le opere del Tarpato, sono rimasto molto colpito dal fatto che non riesca a esprimere, nonostante la sua biografia, mi sembra, in maniera piena, il suo dolore, senza associarlo a un percorso redentivo.

I suoi quadri non isolano mai il dolore, ma sono sempre in un contesto che coglie la profondità misterica che viene poi contemplata. Alcuni li ho trovati molto commoventi: i due ladroni, dove il sangue del Crocifisso si poggia su questa persona che sembra non avere volto, ma che è circondata da un volo di colombe bianche, perché avviene qualcosa che assomiglia a un Paradiso per lui. Mi ha commosso molto la Gloria di Papa Giovanni XXIII, perché anche lì il volto cattura l’espressione del Papa, morto da poco, ma in un contesto che lo pone già come una persona di cui Dio si è servito per sostenere non solo la Chiesa, ma anche l’umanità intera.

Ci sono sicuramente delle riflessioni profonde e non si rimane mai solamente nella dimensione del dolore; perfino l’inferno sembra poco inferno. I quadri del Tarpato sono quasi sempre Santi Misteri, dove la Luce della Resurrezione già risplende nel dolore. Qui c’è una ricchezza molto bella, una ricchezza, mi sembra, profondamente cristiana, una ricchezza che dice: l’essere immersi nella realtà, interpretata con la presenza del Mistero di Dio”.

Sindaco Alessandro Rocchi:Vogliamo fare una cosa nuova con il tema del sacro relativamente al Tarpato. Grazie al Vescovo, grazie a Tiziana Capocasa. Ringrazio i relatori, anche Tiziana Quinzi, capoarea Cultura del Comune, e tutti voi intervenuti”.

Lorenzo Rossi:Se oggi siamo qui numerosi, significa che il lavoro svolto lo scorso anno, iniziato qualche decennio fa con il Museo Il Tarpato, è valso. Lo scorso anno ha prodotto un anno intenso. Giacomo era uno di noi ed era un nostro dovere far ripartire l’attenzione su di lui, non per provincialismo, ma perché crediamo che la sua dimensione non sia soltanto locale, ma meriti di più. Ha avuto un percorso di vita travagliato. Questa mostra esprime una dimensione più profonda e spirituale”.

Tiziana Capocasa:Ringrazio per la collaborazione l’associazione Pelasgo, impegnata nell’ambito culturale. Gestisce i musei. La mostra resterà aperta fino alla fine di agosto, dalle 19 alle 22, escluso il lunedì. Da tempo ho individuato il professor Viozzi, molto valido e attento. Una volta chiusa la mostra, a fine agosto, ci resterà il catalogo, che per ora abbiamo stampato in 400 copie”.

Giuseppe Gabrielli, di Pelasgo 968:Il Tarpato era un uomo semplice, autodidatta, capace di trasformare la quotidianità in poesia. Ogni apertura del museo è un gesto di amore e il centenario è stato intenso di iniziative. Continueremo a collaborare”.

Prof. Viozzi, storico dell’arte:Queste opere del Tarpato ci mostrano il paradiso degli umili. Pensiamo a tanti artisti celebri del passato, grandi nomi. Se Giacomo non avesse avuto il suo carattere fuori dalle regole, sarebbe stata una perfetta scenografia per un romanzo o per un film. Una vita ricca di mille bizzarrie. Tutto quello che Giacomino non riusciva a esternare, lo trasfigurava nelle tele. La Gerusalemme è il borgo di Grottammare. I personaggi reietti, un panteismo francescano, il legame col territorio. C’è una linea di contorno ondulata, il vento, come per Pericle Fazzini. Ci sono venti opere, suddivise in quattro sezioni: Madonna, intermediaria fra Cielo e terra, tra cui quella della Marina, che racconta il naufragio del Rodi; una seconda sezione con i paesaggi spirituali e la ricerca del divino nella quotidianità. Infine, la Natività. Lui osservava le opere delle chiese di Grottammare, perché frequentava le chiese”.

Filippo Massacci, divulgatore culturale e amico del Tarpato: cita gli Angeli e la Chiesa di Santa Lucia, ossia i volontari che aprono la chiesa e della cui organizzazione fa parte. Ricorda che la stessa ospita un’importante mostra interdiocesana con opere degli artisti Pericle Fazzini, Paolo Annibali, Giuliano Giuliano e Ado Brandimarte, tuttora visitabile.

Oggi sono particolarmente emozionato. Non riesco a raccontare storie se non le vivo. Ho riflettuto sul significato della Croce. Un simbolo potente della storia dell’uomo. Fin dagli albori rappresentava il sopra, il sotto, l’alba, il tramonto. Quando si fondavano le città, lo si faceva con due linee incrociate. Dal caos al cosmo ordinato. Divino e terra, croce e cerchio. Luogo della Divinità. Questo è la Croce. I Romani la usarono per riaffermare il potere romano sulla vita e sulla morte. Cristo si sottopose a una sofferenza indicibile, ma si è affermato, quindi li ha battuti sul loro stesso terreno. Nelle opere del Tarpato, che da ragazzo andavo a osservare dipingere, ci sono spesso angeli che tolgono i chiodi, anticipando così la Resurrezione. La Croce, per il Tarpato, non è più sofferenza, ma Speranza di Salvezza”.

Il Vescovo Palmieri si è portato a Santa Lucia per salutare i volontari “Angeli” che aprono la chiesa e per rivedere la mostra interdiocesana – Diocesi di Ascoli e Diocesi di San Benedetto – di Arte Sacra Contemporanea, curata da Giuseppe Bacci, presente all’inaugurazione della mostra di pittura del Tarpato.

Da sx: il Sindaco Alessandro Rocchi, il Vescovo Gianpiero Palmieri, Tiziana Capocasa, Filippo Massacci, Andrea Viozzi

Il taglio del nastro

La frase scritta dal Vescovo sul libro firme : ” Uno sguardo nel Mistero Cristiano che si rivela nei piccoli e nei poveri..Grazie Tarpato!”

Il Vescovo in visita alla mostra d’arte sacra contemporanea interdiocesana a Santa Lucia, con Sr. Cristina Di Paolo e le sue Consorelle “Suore Missionarie della Fanciullezza”, benefattrici di Santa Lucia, di Force (AP)… In foto: alcuni “Angeli custodi di Santa Lucia, i volontari che aprono la Chiesa. Ph. Vittorio Fulvi.
Il Vescovo Gianpiero a Santa Lucia con gli “Angeli” Ermanna, Franca e Gemma.