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FOTO Ascoli, 200 scatti per raccontare l’Offerta dei Ceri a Sant’Emidio

ASCOLI PICENO – Il sole sembra non voler ancora scendere dietro i tetti della città, tingendo il travertino bianco di Piazza del Popolo di un oro caldo che sembra voler indugiare sulle pietre antiche. Un battito profondo, cadenzato e ripetuto regolarmente attraversa le vie del centro storico: è il rullo dei tamburi che si fa sempre più vicino ed intenso o il palpito del cuore di ogni Ascolano che sente giungere i Sestieri a passo di marcia? Il suono delle chiarine si leva nell’aria netto e solenne e veste la città di un fremito antico. Il corteo dei Sestieri avanza con le sue tinte colorate e la speranza nel cuore: il bianco e il rosso della Piazzarola, che arde come una promessa; il nero e il verde di Porta Maggiore, che custodisce l’ombra e la foresta; il rosso e l’azzurro di Porta Romana, che vibra come un cielo attraversato dal destino; il giallo e l’azzurro di Porta Solestà, che splende come un mattino appena nato; il rosso e il nero di Porta Tufilla, che pulsa come un cuore guerriero; il rosso e il verde di Sant’Emidio, che intreccia terra e speranza in un’unica, antica preghiera. La luce del tramonto li avvolge come un mantello, trasformando il corteo in un mosaico vivente. Si apre un varco nel tempo. In quel momento, prima ancora che il rito inizi, Ascoli è già dentro la sua storia e rivive uno dei momenti più identitari del suo passato: l’antico e solenne rito dell’Offerta dei Ceri.

La cerimonia, che si svolge ogni anno alla vigilia della Giostra della Quintana, ha avuto luogo ieri, Sabato 1 Agosto 2026, alle ore 19:30, e si è ripetuta come di consueto, ma in una cornice insolita: quella di Piazza del Popolo. Tradizionalmente, infatti, il rito si svolge in Piazza Arringo, che però quest’anno è in buona parte chiusa ai cittadini per via di alcuni lavori in corso. Nonostante lo scenario inedito, tuttavia la cerimonia ha mantenuto intatti la sua forza evocativa e il suo significato più profondo: non solo un rito che custodisce il patrimonio storico e culturale ascolano, ma soprattutto un momento in cui la città si riconosce comunità.

A presiedere il momento solenne è stato l’arcivescovo Gianpiero Palmieri, vicepresidente della CEI e vescovo delle Diocesi del Piceno, affiancato dal sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti, nelle vesti storiche del Magnifico Messere, massima autorità istituzionale e legale dell’Ente Quintana.

A coordinare il corteo storico è stato Mirko Isopi, che ha fatto da coreografo a tutte le manifestazioni della Quintana, che nell’edizione 2026 coinvolge oltre mille figuranti.  A condurre invece la serata e ad illustrare al pubblico presente ogni gesto avvenuto all’interno della rievocazione, sono stati Mario La Rocca e Iole Mazzone, il celebre duo di voci ufficiali e speaker della Quintana di Ascoli Piceno.

Il corteo: una città che cammina dentro la sua memoria

Già intorno alle ore 19:00, gli armigeri, con le loro armature pesanti, hanno raggiunto la piazza e definito il perimetro entro il quale si sarebbe svolta, di lì a poco, la rievocazione storica.

Nel frattempo i sei Sestieri della città, con i loro gonfaloni e le loro rappresentanze, hanno iniziato ad avanzare lentamente sulle lastre bianche di travertino. Passi ordinati, scanditi, conosciuti, attesi:

A seguire anche i rappresentanti dei diciassette Castelli limitrofi, antichi borghi vassalli che un tempo avevano l’obbligo di rinnovare la loro fedeltà ad Ascoli: Acquasanta Terme, Arquata del Tronto, Castel di Lama, Castorano, Comunanza, Folignano, Force, Monte San Pietrangeli, Montegallo, Montemonaco, Monteprandone, Palmiano, Patrignone, Porchia, Ripaberarda, Roccafluvione, Venarotta.

Cavalieri, musici, valletti, sbandieratori e il gonfalone civico: ogni Sestiere e ogni Castello ha colorato la piazza con le tinte forti e vive dei suoi abiti storici.

Ai bordi della piazza cittadini e turisti di tutte le età, attratti dalla bellezza dei costumi e dalla forza evocativa della tradizione, hanno assistito al rito che fa da prologo alla Giostra di Agosto: l’Offerta dei Ceri.

L’Offerta dei Ceri a Sant’Emidio: un gesto di affidamento e gratitudine

La cerimonia è entrata nel vivo con l’inchino dei Sestieri a Sant’Emidio e l’Offerta dei Ceri Votivi.

Nell’antichità i rappresentanti delle arti e corporazioni donavano al vescovo della città un cero votivo per accattivarsi la benevolenza del patrono Sant’Emidio. Il comune di Ascoli contribuiva con il “ciro grande“. In base agli Statuti ascolani del 1377, questo rito avveniva in occasione della festa di Sant’Emidio, con un corteo che muoveva dal Palazzo del Capitano in piazza del Popolo e si recava verso piazza Arringo e la cattedrale. Per l’occasione sfilavano valletti e musici con il gonfalone, gli anziani, i consiglieri dell’Ordine, i rettori, altri ufficiali e le corporazioni delle 12 Arti principali: medici, advocati e procuraturi, merchatanti, plagerii, pellicciarii, calzolarii, muraturi, magistri de lignamo, magistri de preta (lapicidi), tesseturi, ferrarii, guarnellarii coi ceri accesi. A tutti loro si aggiungeva il popolo (Statuti, St. Com., Lib. III, Rubr. 6).

Anche ieri l’antico rito si è ripetuto. Prima il sindaco Fioravanti ha offerto il cero grosso al vescovo Palmieri, a nome del Comune. Poi i sei Sestieri, uno per volta, hanno portato all’altare i ceri votivi, offerte di un popolo che ha rinnovato un patto con il suo patrono. Un atto di devozione che rivela la fede di una comunità. Un’invocazione di protezione e custodia sulla città e suo suo popolo. Un gesto, semplice e solenne, che rappresenta la continuità tra passato e presente: un patto rinnovato ogni anno, un segno di gratitudine e di affidamento alla figura di Sant’Emidio. 

Non solo un rito, ma una memoria da abitare

Il vescovo Palmieri, nel suo discorso alla città, ha ricordato il segreto della Quintana: non il passato, ma il modo in cui il passato continua a camminare accanto al presente; non una semplice rievocazione, ma una manifestazione che “riunisce tutti noi, riunisce ed unisce tutta la città, con le sue diverse anime e le diverse istituzioni: quartieri, Sestieri, aggregazioni, associazioni”, un grande gioco “in cui le contrapposizioni si sospendono, per sottolineare invece ciò che ci unisce”, “unafesta che ci raccoglie tutti e ci fa sentire un unico popolo, una sola comunità”.

Insomma, non solo un rito, ma una memoria da abitare, tenendo presenti “i tre ingredienti che ci permettono di fare sempre centro e di vincere la giostra dell’esistenza”: la libertà, l’amore e la speranza che supera il male e la morte. “Tre dimensioni di cui la nostra Quintana è piena di riferimenti – ha concluso mons. Palmieri -. Nelle bandiere che si librano in alto fino al cielo abbiamo una potente immagine della libertà; nelle dame e nei cavalieri che percorrono la città magari tenendosi per mano, abbiamo la rappresentazione dell’amore che, soprattutto nelle famiglie, nutre e protegge le nostre relazioni; e nella freccia che fa centro nel bersaglio abbiamo un simbolo di ciò che è l’opposto del male, del peccato, perché peccato (‘amartia’) è sbagliare il bersaglio, così come nel basilico che benediciamo all’alba del 5 Agosto abbiamo un’immagine della Pasqua, che vince la morte e fiorisce nell’eternità“.

Se vuoi vedere il video completo del discorso del vescovo Palmieri, clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/01/video-il-discorso-del-vescovo-palmieri-alla-citta-di-ascoli-tre-ingredienti-ci-permettono-di-fare-sempre-centro-e-di-vincere-la-giostra-dellesistenza/.

Verso la Giostra: il sorteggio. La città si prepara a correre!

Al termine della cerimonia, come di consueto, si è tenuto il sorteggio ufficiale per stabilire l’ordine dei cavalieri in gara per le prime due tornate della Quintana di oggi pomeriggio, 2 Agosto:

Dopo che il vescovo Palmieri ha asperso i presenti con l’acqua benedetta e ha invocato la benedizione sul popolo radunato, il corteo ha lasciato Piazza del Popolo. I cavalieri hanno aperto il corteo, poi i Sestieri si sono stretti e lentamente tutti i figuranti si sono accodati. Le bandiere sono tornate a danzare nell’aria, mentre la luce del pomeriggio si era fatta più calda ed intensa. Il silenzio solenne dei minuti precedenti ha lasciato spazio ai cori festosi dei cittadini e degli appassionati, che cantavano per incitare ciascuno il proprio Sestiere.
L’Offerta dei Ceri ha compiuto il suo compito: ha acceso la fiamma che porterà Ascoli fino alla Giostra di oggi, dove tutto diventa ritmo, polvere, corsa, competizione, talento, abilità, destino, gioco, festa.

In bocca al lupo ai cavalieri dei sei Sestieri e buona Quintana a tutti!