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VIDEO Il discorso del Vescovo Palmieri alla città di Ascoli: “Tre ingredienti ci permettono di fare sempre centro e di vincere la giostra dell’esistenza”

DIOCESI – Questa sera, sabato 1 Agosto, a partire dalle ore 19:30, si è tenuta ad Ascoli Piceno, in piazza del Popolo, la Celebrazione della Parola presieduta dall’Arcivescovo Gianpiero Palmieri, durante la quale sono stati benedetti i Sestieri della Quintana e offerti i ceriSant’Emidio.

Fin dall’antichità, i rappresentanti delle arti e delle corporazioni donavano al vescovo della città un cero votivo per chiedere l’intercessione del patrono Sant’Emidio. Anche il Comune di Ascoli Piceno contribuiva con il dono del “ciro grande”.

Di seguito il discorso del Vescovo Gianpiero Palmieri alla città e alla diocesi di Ascoli Piceno.

Carissimi!

Come sapete tutti la Quintana, che stiamo in questo momento rievocando, è in onore di S. Emidio.

Questa manifestazione ci riunisce tutti noi, riunisce ed unisce tutta la città, con le sue diverse anime e le diverse istituzioni: quartieri, sestieri, aggregazioni, associazioni…  una rievocazione storica, un grande gioco (la giostra cavalleresca) in occasione della festa del Patrono, di S.Emidio
Le tensioni e le lotte intestine della città, nei secoli del medioevo e del rinascimento come anche nell’oggi, lasciano il posto ad un evento cittadino, ad una gara, che porta a vivere la competizione ad un livello “sano”, quello del gioco, dove vince non chi ha più potere o più influenze o più soldi, ma il Sestiere che ha il giocatore migliore, cavallo e cavaliere, e che sa fare lavoro di squadra.

In questa maniera le contrapposizioni si sospendono, per sottolineare invece ciò che ci unisce: la gioia di stare insieme, del ricordare la storia comune non solo raccontandola ma rivivendola, del ridere di sé e delle diverse situazioni della nostra vita sociale (come facciamo a carnevale: saper ridere di sé è sempre segno di libertà interiore e di maturità), la gioia del godere della bellezza della città e dell’accogliere i tanti visitatori che in questi giorni popolano Ascoli e che spesso si stupiscono e dicono: “è così bella la vostra città! Io non la conoscevo!”

Questo sospendere le contrapposizioni e dare il primato alla festa che ci raccoglie tutti e ci fa sentire un unico popolo, una sola comunità, è un fattore decisivo per far crescere la coesione cittadina. E non è un caso che avvenga (e avvenisse, come testimoniato dagli Statuti del 1377 fino al 1541) in occasione della festa del Patrono e del Saluto alla Madonna della Pace. Questo perché la città sa di avere un riferimento comune, anzi due: Maria Santissima e S.Emidio.

La Quintana nasce in un periodo della storia (prima del terremoto del 1703) in cui S.Emidio non era invocato come protettore contro i terremoti, ma soprattutto come l’evangelizzatore, colui che ha portato in questo territorio il Vangelo e il battesimo. Due sono le caratteristiche iconografiche del nostro primo vescovo: la giovinezza e il Vangelo tra le mani. Nel corso dei secoli, fino ad oggi, queste sono due direttrici che ci hanno accompagnato: la freschezza del Vangelo, che ci insegna a scegliere la pace, la concordia, il governo affidato al popolo (cioè la democrazia), la solidarietà verso i poveri, le persone sole e gli anziani; e dall’altra la giovinezza, vale a dire la cura per i figli e la loro valorizzazione, creando lo spazio perché a tutti i livelli, civile e religioso, essi possano portare il loro contributo e spiegare le energie del loro protagonismo. Va nella stessa direzione la venerazione per la Madonna della pace: seduta a terra, per cui era chiamata la Madonna dell’umiltà, ella pregava e agiva per la pace della città (fino a far suonare le campane la notte per evitare una strage civile legata a tensioni tra famiglie e fazioni) e nutre il bambino al suo seno: anche questa è un’immagine che invita la Chiesa e la città ad essere come un madre che nutre e protegge i suoi figli.

Dopo il terremoto del 1703, in cui Ascoli si salvò quasi miracolosamente, S.Emidio è invocato in tutto il mondo come protettore contro i terremoti ed è rappresentato nell’atto di difendere la città dal crollo. Anche questo mi sembra un bel simbolo: i riferimenti comuni, soprattutto quello al Vangelo, ci salvano da tutti i tipi di crolli, soprattutto quello interiore, morale, il crollo della fiducia e della speranza dentro di noi, il crollo nel credere nel futuro, il crollo di chi lavora tutti i giorni per il bene comune più che per il tornaconto personale. S. Emidio e la Madonna della pace ci salvano dai crolli personali e da quelli sociali; e quindi… sono due buoni motivi per fare insieme la giostra della Quintana!

E questa vale per i credenti, per chi ricerca il senso della vita senza riuscire a credere, per chi è convintamente ateo e agnostico. Perché il Vangelo ci porta una visione bella dell’uomo e della società, una visione in cui la libertà, l’amore e la speranza che supera il male e la morte sono celebrati, e annunziati, diventano cultura, spinta vitale, bussola per l’ordinario e lo straordinario della vita.

La libertà, l’amore, la speranza anche di fronte al male.

Quando il grande matematico Piergiorgio Odifreddi, scrisse a Papa Benedetto una lettera (Caro Papa ti scrivo) riguardo alla sua ideale “religione della matematica”, il Papa rispose: “Nella sua religione della matematica tre temi fondamentali dell’esistenza umana restano non considerati: la libertà, l’amore, il male. Mi meraviglio che lei, con un solo cenno liquidi la libertà che pure è stata ed è il valore portante dell’epoca moderna. L’amore nel suo libro non compare e anche sul male non c’è alcuna informazione. Qualunque cosa la neurobiologia dica o non dica sulla libertà, nel dramma reale della nostra storia essa è presente come realtà fondamentale e deve essere presa in considerazione. Ma la sua religione della matematica non conosce alcuna informazione sul male. Una religione che tralascia queste domande fondamentali resta vuota”.

Il Vangelo portato da Emidio ci incoraggia a vivere nella fede l’esperienza della libertà, dell’amore e del superamento del male, così importanti nella nostra esistenza. Sono le esperienze che più ci fanno uomini e donne, ci legano tra di noi, ci permettono di realizzare le nostre vite senza banalizzarle, senza ridurci ad automatismi algoritmici o a formule prevedibili. Sono gli ingredienti della nostra festa, perché consentono a tutta la vita di essere una festa.

La nostra Quintana è piena di riferimenti a queste tre dimensioni. Nelle bandiere che si librano in alto fino al cielo abbiamo una potente immagine della libertà; nelle dame e nei cavalieri che percorrono la città magari tenendosi per mano, abbiamo la rappresentazione dell’amore che, soprattutto nelle famiglie, nutre e protegge le nostre relazioni; e nella freccia che fa centro nel bersaglio abbiamo un simbolo di ciò che è l’opposto del male del peccato, perché peccato (amartia) è sbagliare il bersaglio; e infine nel basilico che benediciamo all’alba del 5 agosto abbiamo un’immagine della Pasqua, che vince la morte e fiorisce nell’eternità.

Carissimi,

è di questo che dobbiamo nutrire noi stessi e i nostri giovani, i nostri figli! La libertà, l’amore e la speranza che supera il male e la morte rendono diversa e bella la vita. Sono questi tre “ingredienti” che ci permettono di fare sempre “centro” e di vincere la giostra dell’esistenza. Condivisi con i nostri ragazzi (che ne hanno una fame infinita!) diventano il patrimonio delle cose belle e “necessarie”, l’essenziale che dà gusto all’esistenza, perché non si esaurisce, non si macchia e non marcisce.

 

Preghiera a S.Emidio (2026)

Noi ti ringraziamo, vescovo S.Emidio, nostro Patrono,

per il dono della fede e del battesimo

che hai portato in questa terra.

Tu sei sempre raffigurato con il Vangelo tra le mani.

Aiutaci a vivere nella sua luce tutte le nostre giornate,

a condividere le gioie e le speranze che la tua Parola accende nel nostro cuore,

a reggere l’urto dei momenti più difficili e dolorosi della vita,

quando tutto si fa buio e incomprensibile

e la terra sembra tremare sotto i nostri piedi.

Tu che reggi le nostre case,

insegnaci a stringerci gli uni agli altri nei cedimenti dell’esistenza personale e comunitaria:

in famiglia, nei luoghi di studio e di lavoro, in città e nei nostri paesi

fa che nessuno si senta solo e abbandonato dagli altri,

proprio nei momenti in cui ha bisogno di aiuto.

Profuma con il basilico, segno pasquale, la nostra quotidianità;

un gesto di amore, anche piccolo,

ricevuto o donato agli altri,

è capace di trasfigurare anche i giorni più nuvolosi e stanchi.

Amen