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Aumentano sfruttamento lavorativo maschile, grooming e sextortion

“Rinnoviamo l’appello a istituzioni, cittadini e comunità civili e religiose per costruire reti per spezzare lo sfruttamento da parte dei clienti delle donne che si prostituiscono ed il controllo degli sfruttatori al fine di restituire dignità a chi è stato intrappolato nella tratta. Abbiamo bisogno di comunità capaci sia di prevenire lo sfruttamento, intervenendo sulla domanda di sfruttamento e quindi sui clienti che lo alimentano, sia di costruire legami di fiducia e percorsi concreti di libertà in rete con altre organizzazioni nazionali e internazionali”. E’ quanto dichiara Matteo Fadda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in occasione della presentazione del Report Antitratta 2026 dal titolo “Contro la tratta costruiamo legami”, pubblicato dalla Comunità di don Benzi in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di persone del 30 luglio. La Comunità accoglie “con favore” il nuovo Decreto Legislativo n. 115, entrato in vigore il 16 luglio, che recepisce le indicazioni della Direttiva europea, introducendo i reati di tratta finalizzata ai matrimoni forzati e alla maternità surrogata e la punibilità di chi acquista servizi da persone vittime di questa grave violazione dei diritti.
Nel 2025 la tratta ha continuato a evolversi, denuncia il Report: accanto allo sfruttamento sessuale sono cresciuti lo sfruttamento lavorativo e le forme di controllo digitale, dal grooming – l’adescamento di minori – alla sextortion, quella forma di ricatto online in cui un criminale minaccia di pubblicare foto o video intimi di una persona per ottenere denaro. Il controllo sulle vittime avviene sempre più spesso anche a distanza attraverso minacce, debiti, geolocalizzazione e ricatti con immagini intime. Nel Sistema Nazionale Antitratta sono state prese in carico 845 nuove persone (dati Sirit 2025): il 42 per cento sono vittime di sfruttamento lavorativo, mentre il 25 per cento di sfruttamento sessuale. Per la prima volta dal 2000, gli uomini hanno superato numericamente le donne tra le persone assistite, segno di un fenomeno che riguarda sempre più lo sfruttamento lavorativo maschile e le persone transgender.
La Comunità Papa Giovanni XXIII ha accompagnato 76 persone (31 donne, 44 uomini, 1 persona transgender) e cinque bambini accolti con le madri, offrendo percorsi di ascolto, protezione e autonomia. Tra le novità del 2025 c’è il progetto Alma, promosso con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità, che ha coinvolto leader religiosi e rappresentanti di comunità etniche — maliane, indiane, camerunensi, filippine, colombiane, senegalesi, nigeriane, rumene e albanesi, nelle province di Modena, Torino, Ascoli Piceno, Brindisi e Massa Carrara — insieme a Fondazione Migrantes e Ucoii, per prevenire lo sfruttamento delle donne migranti, anche negli ambienti digitali. Dalla ricerca sono emerse le principali forme di sfruttamento e violenza: controllo del partner e violenza psicologica (22%), sfruttamento sessuale e digitale (20%), sfruttamento lavorativo (15%) e violenza economica (15%), oltre a matrimoni forzati, violenza vicaria e minacce alla famiglia d’origine. L’impegno della Comunità Papa Giovanni XXIII è proseguito anche a livello internazionale, con progetti dedicati alla prevenzione della tratta, alla tutela delle persone migranti e all’empowerment delle donne.