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Sudan, Comboniani, il contrabbando d’oro finanzia la guerra

Fame nel mondo (foto: WFP)

Di Patrizia Caiffa

Ogni anno tra le 50 e 70 tonnellate di oro del Sudan, per un valore compreso tra i 4 miliardi e mezzo e 8 miliardi di dollari, viene contrabbandato illegalmente da entrambe le forze armate in conflitto (esercito sudanese-Saf e Rapid support forces-Rsf). La maggioranza finisce negli Emirati Arabi Uniti, dove viene venduto ad una cinquantina di raffinerie. Qui cambia certificato di provenienza e riesce ad entrare legalmente in Svizzera, trattato in una grande raffineria (le altre 4 si rifiutano per la dubbia provenienza dell’oro) e finiscono sui mercati europei, Italia compresa. Sono i dati forniti dalla Fondazione Nigrizia Ets, durante una conferenza stampa che si è svolta ieri pomeriggio alla Camera dei deputati. A tre anni e tre mesi dall’inizio del conflitto in Sudan che sta provocando la peggiore crisi umanitaria al mondo, con 2 persone su 3 costrette a vivere di aiuti umanitari – pari a 33 milioni di sudanesi – i missionari comboniani chiedono alla politica di bloccare la filiera illegale dell’oro che finanzia la guerra. Un’importante misura di contrasto al commercio dell’oro che finanzia la guerra in Sudan è stata annunciata il 13 luglio dal Consiglio dell’Unione europea che ha vietato acquisto, importazione o trasferimento di oro proveniente dal Sudan. I comboniani chiedono alla Commissione europea di dotarsi di un regime di sostenibilità d’impresa (Due Diligence) specifico per l’oro, capace di rafforzare i controlli sulle raffinerie, sugli hub commerciali e sui prodotti derivati, integrando l’attuale normativa sui minerali da conflitto. In Italia una interrogazione parlamentare verrà presentata nei prossimi giorni dai deputati e senatori che appoggiano l’iniziativa.

(foto: Peter Fitzgerald, Local_Profil, Kwamikagami, :wikipedia:User:Orthuberra, CC BY-SA 2.5 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5>, via Wikimedia Commons)

“Dal 2012 al 2024 almeno 400 tonnellate di oro africano sono entrate negli Emirati Arabi Uniti”, ha spiegato Brando Ricci, giornalista di Nigrizia (Fondazione Nigrizia Ets), ricostruendo il traffico di oro che alimenta il conflitto sudanese, spesso gestito dalle élite sudanesi e contrabbandati da Saf e Rsf. Dal Sudan passa attraverso Egitto, Ciad, Libia, Sud Sudan, arrivando in Uganda e Kenya. Una parte finisce direttamente negli Emirati Arabi Uniti, dove viene ripulito e immesso legalmente nel mercato internazionale, Europa compresa. “I volumi maggiori di contrabbando sono in mano alle forze armate. Nonostante dal 2025 siano stati bloccati i voli per gli Emirati il contrabbando prosegue via terra”. Anche se gli Emirati Arabi sono obbligati alla Direttiva Ue 2024/1760 sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (Due Diligence) “l’applicazione è praticamente nulla”, ha precisato Ricci. Perciò i comboniani stano portando all’attenzione delle istituzioni europee ed italiane la “questione dell’oro”.

È un appello a “non dimenticare e non lasciarsi assuefare da questa droga che si chiama guerra” quello lanciato da fratel Antonio Soffientini, missionario in Sudan per tanti anni: “E il grido di chi chiede corridoi umanitari, protezione internazionale e aiuti umanitari”. Il comboniano ha ricordato il terribile assedio di El Obeid, nel Kordofan, in corso da settimane: “E’ una città strategicamente importante, con strade che arrivano da Khartoum. Mantenere il controllo su El Obeid è mantenere il controllo delle risorse”.

Monitorare l’intera filiera dell’oro. Il comboniano padre Dario Bossi, che vive in Brasile da sedici anni ed è impegnato nella difesa delle popolazioni locali dalle devastazioni dovute all’estrattivismo, ha sottolineato l’importanza di

monitorare, a livello europeo, “l’intera filiera per evitare il lavaggio dell’oro proveniente da Paesi in conflitto e che appoggiano gruppi armati”.

In ogni Paese esiste inoltre una autorità nazionale incaricata di monitorare l’esecuzione della normativa europea sui minerali da conflitto del 2017: “Abbiamo chiesto all’autorità italiana quanto oro è stato importato da Emirati e Svizzera? Quale tracciabilità? Quali misure per evitare che venga dal Sudan? Non escludiamo di rivolgerci anche ad autorità di altri Paesi”. Infine, “è indispensabile monitorare anche il settore del commercio”, chiedendo “cosa fanno per applicare la Due Diligence”.

L’assedio di El Obeid. In questi giorni l’esercito sudanese ha ripreso il controllo di un’importante arteria stradale che collega la capitale Khartoum a El Obeid, città presa di mira dalle forze paramilitari delle Rsf. Da qui è intervenuta in video Natalina Yacoub, segretaria generale del Consiglio supremo per la pace sociale. “Per mesi i civili hanno vissuto in una paura costante, i bambini hanno perso l’accesso all’educazione, mancano cibo, medicine ed elettricità, le comunicazioni sono impossibili – ha raccontato -. Intere città sono devastate, le istituzioni pubbliche distrutte e indebolite. Milioni di persone sono sfollate. Oltre alla distruzione fisica è aumentata la divisione sociale, le persone hanno traumi enormi”. Yacoub ha invitato “a costruire la pace all’interno delle comunità, formando donne e giovani, dialogando tra religioni”. “Chiediamo di non essere lasciati soli, collaborazione e sostegno – ha concluso -.

Abbiamo bisogno di ricostruire la fiducia, di aiuti umanitari, educazione, sanità, supporto psicologico e sforzi diplomatici”.

“La crisi del Sudan è la più drammatica della nostra epoca”, ha detto Lia Quartapelle, deputata Pd e vicepresidente della commissione Esteri della Camera e promotrice della conferenza stampa. “Presenteremo interrogazione parlamentare sul traffico di oro che alimenta la guerra in Sudan”, ha annunciato Quartapelle, che aderisce al digiuno di oggi delle comunità comboniane per il Sudan. La deputata ha ricordato che il World food programme dovrà ridurrà gli aiuti umanitari destinati al Sudan: “Potranno aiutarne solo 3 milioni e mezzo anziché 5 milioni. E 825 mila bambini rischiano la morte per fame entro l’anno”. Paolo Ciani, vicecapogruppo Dem alla Camera ha evidenziato che guerre come quella del Sudan “non hanno voce” perché “non bussano direttamente alle porte dell’Europa”. “Non resteremo silenziosi e continueremo a portare avanti questa istanza”, ha concluso. Graziano Delrio, senatore del Pd, ha precisato che “essere pacifisti vuol dire impegnarsi per rimuovere le cause che provocano le guerre e svelare gli interessi che ci sono dietro”. “Perché il governo ha rinnovato l’accordo militare con gli Emirati Arabi senza chiedere trasparenza?”, si è chiesto, sottolineando l’intenzione di “rendere politico l’impegno per la pace, per incidere sui meccanismi che stanno determinando questa enorme sofferenza”.