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VIDEO e FOTO Il Vescovo Palmieri nella diocesi di Taranto per donare una reliquia di Sant’Emidio

Ringraziamo il Diacono Emanuele Imbrescia per la preziosa collaborazione

LEPORANO – Si è aperta ieri sera, domenica 27 luglio, nella chiesa parrocchiale di Maria Santissima Immacolata, la novena in onore di Sant’Emidio, patrono di Leporano. Un momento di preghiera e di partecipazione comunitaria, che ha segnato l’avvio del cammino in preparazione alle celebrazioni dedicate al Santo.

La Santa Messa, celebrata alle ore 19.00, è stata presieduta da mons. Gianpiero Palmieri, Vescovo di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto. La presenza del Vescovo ha conferito particolare solennità all’appuntamento, rinsaldando il legame spirituale tra la comunità leporanese e la città di Ascoli, profondamente legata a Sant’Emidio.

Nel corso della celebrazione si è svolta l’intronizzazione della reliquia di Sant’Emidio, da parte del Vescovo Palmieri e donata dalla diocesi di Ascoli Piceno. Un altro momento importante è stata l’offerta dell’olio per la lampada, compiuta dal Comitato Festeggiamenti: un segno di fede e di speranza, espressione del desiderio di mantenere viva la luce del Vangelo e di affidare alla protezione del Santo la comunità, le famiglie e l’intero territorio.

Il basilico, «pianta del re»

Al centro dell’omelia di mons. Palmieri vi è stato il significato del basilico, tradizionale simbolo legato alla memoria di Sant’Emidio. Secondo la tradizione, proprio una pianta di basilico avrebbe permesso di riconoscere la tomba del martire tra le altre sepolture presenti nelle catacombe di Ascoli.

Il Vescovo ha richiamato il significato stesso del nome della pianta: «Basilico significa “pianta del re”, “pianta regale”». Quel segno, dunque, indicava che nella tomba riposavano le spoglie di un re. Una regalità che, alla luce della fede, non rimanda al potere terreno, ma alla dignità ricevuta nel Battesimo.

«Nella Scrittura il re è il Signore Gesù, è il Crocifisso risorto. Ma questo re non ha dei sudditi nel suo regno: ha dei figli», ha spiegato mons. Palmieri. I battezzati, infatti, sono chiamati a regnare con Cristo e a collaborare alla realizzazione del suo Regno.

Richiamando il rito dell’unzione con il crisma, il vescovo ha ricordato la triplice dignità ricevuta da ogni cristiano: «Tu sei figlio di Dio, tu sei re, tu sei sacerdote e tu sei profeta». Essere re, ha sottolineato, non significa dominare sugli altri, ma vivere la libertà e la responsabilità di chi non subisce passivamente la storia: «I re non subiscono la storia, non subiscono le vicende della vita. I re governano, i re cambiano la realtà, i re decidono».

Sant’Emidio, re, sacerdote e profeta

Questa dignità battesimale, ha evidenziato il Vescovo, ha plasmato l’intera esistenza di Sant’Emidio. Il martire è stato profeta, perché ha accolto il Vangelo e ha sentito il bisogno di annunciarlo; è stato sacerdote, perché ha offerto la propria vita in unione al sacrificio di Cristo; è stato re, perché, sostenuto dalla fede, non ha subito gli eventi ma ha contribuito a cambiare la storia attraverso la testimonianza e il martirio.

«Chi è Emidio martire? È un figlio di Dio che ha scoperto, nel segno del Battesimo, di essere re, sacerdote e profeta», ha affermato mons. Palmieri. Una consapevolezza che ha guidato le sue scelte e lo ha spinto a portare il Vangelo nel territorio del Piceno insieme ai suoi compagni.

Il Vescovo ha quindi invitato tutti i fedeli a interrogarsi sul modo concreto di vivere oggi questa vocazione: «Come realizzare il mio sacerdozio, cioè l’offerta di me stesso? Come realizzare la mia regalità? Come vivere oggi la mia profezia?». Un cammino che non si compie individualmente, ma nella comunione della Chiesa.

«Quando tutto crolla, alzate il capo»

Un altro passaggio centrale dell’omelia ha riguardato il Vangelo proclamato durante la celebrazione. Mons. Palmieri ha ricordato le parole di Gesù davanti alle paure dei discepoli, turbati dall’annuncio della distruzione del Tempio e dalla prospettiva di eventi dolorosi e sconvolgenti.

Guerre, rivoluzioni, malattie, epidemie, terremoti e carestie fanno parte della storia umana, ma non rappresentano l’ultima parola. In ogni prova, ha sottolineato il Vescovo, il Signore risorto continua a essere presente accanto al suo popolo.

«Anche quando tutto crolla, anche quando tutto dovesse venire meno, voi alzate il capo e vedrete il Figlio dell’uomo», ha ricordato mons. Palmieri, riprendendo il messaggio evangelico. E ancora: «Quando tutto crolla, alzate il capo e vedrete me. Quando sperimenteremo anche noi, nella nostra vita personale, la fine di tutto, alzate il capo e vedrete me».

È un invito a non lasciarsi schiacciare dalla paura e a riconoscere la presenza di Cristo anche nelle vicende più dolorose. «Durante le vicende della vita, anche quelle più difficili, alzate il capo e vedrete me. E non rimanete schiacciati dalla paura», ha ribadito il Vescovo.

Un invito alla speranza

L’omelia si è conclusa con un richiamo alla speranza, particolarmente importante in un tempo segnato da incertezze e difficoltà. Sant’Emidio, come ogni martire, è re perché non subisce la storia, ma la trasforma attraverso la fedeltà al Vangelo.

«È quello che siamo chiamati a vivere anche in questo nostro tempo così difficile e così complicato, nel quale certe volte anche la speranza viene meno nel nostro cuore», ha affermato mons. Palmieri. L’invito finale è stato quello di continuare il cammino quotidiano con fiducia: «Alziamo il capo, vediamo che lui è accanto a noi e continuiamo la nostra lotta quotidiana, sapendo che il Signore non ci abbandona».

La celebrazione di ieri sera ha così dato avvio alla novena nel segno della fede, della comunione e della speranza. La comunità parrocchiale di Leporano proseguirà nei prossimi giorni il proprio cammino di preghiera, affidandosi all’intercessione di Sant’Emidio e riscoprendo, alla luce della sua testimonianza, la chiamata di ogni battezzato a essere re, sacerdote e profeta.