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San Benedetto fra Ottocento e Novecento

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una breve passeggiata dalla Stazione Ferroviaria al Lungomare Nord di San Benedetto del Tronto ci può far rendere conto della nascita, dello sviluppo e dei cambiamenti di una pagina interessante della nostra Città. Il nostro è un viaggio temporale che inizia nel 1863 (anno della costruzione della Ferrovia) quando la città contava circa 5.000 abitanti e termina nel 1929 (anno di costruzione del Villino Fiammetta) quando gli abitanti erano circa 11.300. 

Con il Plebiscito del 4 e 5 novembre 1860 le Marche passarono dallo Stato Pontificio al Regno d’Italia. Il nuovo regime si doveva accreditare presso la popolazione come portatore di novità e progresso e per questo concesse a una società privata di costruire la Ferrovia Adriatica che passava per San Benedetto, tagliando in due la piccola cittadina.

Nel 1863 dunque, a soli 2 anni dalla proclamazione dell’unità nazionale, la nostra Città ebbe la sua stazione e in quello che sarà chiamato Viale Regina Margherita (attuale Via Antonio Gramsci) verranno realizzati diversi immobili soprattutto ad opera dei costruttori Panfili (Giuseppe fu Sindaco dal 1883 al 1897) che in questa via ebbero anche dimora. 

Quello che oggi è l’Hotel Regent nacque come Albergo della Ferrovia, una struttura ricettiva necessaria nei pressi della Stazione. Seguiva poi un grande edificio che, come abbiamo detto, fu anche l’abitazione dei Panfili, ma divenne soprattutto una casa religiosa, abitata dal 1886 al 1903 dalle suore Dorotee e dal 1903 al 1980 dalle Giuseppine. Quando l’edificio fu abbattuto per la costruzione dell’attuale condominio Ulissi le suore traslocarono nell’attuale sede di Via Luciani.

Oltrepassata via Pizzi, troviamo un condominio che al primo piano ha delle finestre decorate con archi ciechi a sesto acuto e dei volti. Alle estremità vi sono due modeste altane. Quello che oggi è un cortile lastricato in origine era un giardino.

Segue una bella palazzina che ha il pian terreno e i primi due piani intonacati, mentre l’ultimo, più piccolo rispetto ai precedenti, è in opera laterizia. In questo caso vediamo un fenomeno che riscontreremo tante altre volte lungo la nostra passeggiata, ovvero l’aumento della volumetria del palazzo: infatti quello che era un piacevole cortile è stato trasformato in uno spazio per attività commerciali e in una ampia terrazza sulla quale dominano due leoni, già presenti sui pilastri del precedente cortile.

In questo elegante palazzo ha abitato l’amatriciano Vincenzo Rosei (1876-1952), medico di base a San Benedetto dal 1910. Egli visitava i suoi pazienti in calesse. Il 9 maggio 1928 ci fu una frana a Grottammare che provocò 7 vittime ed egli si prodigò 2 giorni senza pausa per soccorrere i feriti e ciò gli valse una medaglia d’oro.

Andando oltre si trova un grazioso villino, il primo che ci fa realmente comprendere come erano i numerosi villini della zona. Infatti l’edificio, che si eleva per due piani oltre al pian terreno, conserva il cortile davanti all’ingresso, cinto da un muretto e un’inferriata.

Passando all’altro lato di quello che era Viale Regina Margherita, dopo la Stazione Ferroviaria avremmo trovato il serbatoio dell’acqua per i treni a vapore e il dopolavoro ferroviario. Sulla parete che si affacciava sul viale di aprivano 9 finestre bifore. L’edificio fu abbattuto per costruire il Cinema delle Palme.

Sorpassata Via Fiscaletti avremmo trovato il Villino Bonaduce, un grande edificio che si sviluppava perpendicolarmente rispetto alla ferrovia. Esso presentava 5 finestre sulla facciata e aveva un bel terrazzo. Tutta villa era circondata da un giardino recintato. Il villino è stato abbattuto per costruire l’attuale condominio.

C’era poi il Villino Chauvet, forse il più importante fra i villini per via del suo illustre proprietario, Costanzo Chauvet che lo acquistò nel 1878. Chauvet è stato un personaggio tanto losco quanto importante per San Benedetto. Il suo è un nome che oggi non dice niente a nessuno, ma fu un protagonista di primo piano nella vita italiana di fine Ottocento. Diresse dal 1874 al 1918, anno della sua morte, il “Popolo Romano” che aveva sede nel bellissimo edificio liberty costruito da Giulio De Angelis vicino Piazza Barberini a Roma. Nel 1892 fu immischiato nello scandalo della Banca Romana di cui era presidente il suo amico Bernardo Tanlongo. Il villino, ispirato alla Farnesina di Baldassarre Peruzzi, si presentava come un edificio con due avancorpi, ingresso a loggia, l’interno decorato con splendidi dipinti dal pittore svizzero Alfred Chatelain (di cui torneremo a parlare in seguito) e la recinzione disegnata nel 1982 dal celebre Gaetano Koch. Nel 1932 il villino alberdò per una settimana un illustre ospite, ovvero il compositore Pietro Mascagni, autore della Cavalleria Rusticana. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’edificio fu sede provvisoria della Croce Rossa Polacca e verrà demolito nel 1974.

Laddove oggi si trova il palazzo con la libreria Mondadori nel 1878 la nobile famiglia romana dei Serventi (da una delle loro proprietà ha preso il nome la zona “Pigneto” di Roma) fece costruire un villino, divenuto poi di proprietà di Domenico Rosetti detto Arciliò (fratello del mio bisnonno). Ricapitolando, su questo lato della via ben 3 villini sono scomparsi: il Bonaduce, il Chauvet e il Rosetti. Di fronte alla Mondadori, dove oggi c’è un negozio di cover per telefoni, un tempo c’era il Caffè Angelici, uno dei primi a dotarsi di televisore.

Portandoci in Via Mazzocchi ci troviamo in un luogo che nel tempo ha subito diversi cambiamenti. In origine qui si trovava quella che nel nostro racconto chiamiamo “vecchissima pescheria” insieme al mattatoio. Al suo posto nel 1873 venne costruita una caserma, al cui ingresso era collocata una curiosa immagine di San Benedetto Martire che vedremo più tardi. Nel 1961 la caserma venne demolita e venne costruito l’attuale palazzo con al pian terreno i Magazzini Gabrielli. Esiste invece ancora la struttura del Mercato del Pesce, attivo dal 1935 al 1987.

Ci dirigiamo ora in Via Paolini per osservare 5 villini da mare costruiti, cuore della nostra passeggiata. Quattro furono progettati dall’architetto Alessandro Tamanti (1860-1952) di Petritoli che aveva lavorato nello studio di Sacconi, verso il quale aprì un contenzioso legale per rivendicare il progetto dell’Altare della Patria. Il primo villino ha la forma di uno chalet svizzero e trae ispirazione dalla casa del giardiniere che fu realizzata all’interno della pineta messa a dimora nel 1873 a ridosso della ferrovia sotto l’amministrazione di Secondo Moretti. Questa costruzione iniziò a essere tipica in Abruzzo intorno alla prima metà dell’Ottocento quando diversi svizzeri si trasferirono nei luoghi ameni nella parte settentrionale del Regno delle Due Sicilie. Il villino – che era circondato da un ampio giardino verso mare, oggi occupato da attività commerciali – fu anche la dimora della famiglia Tamanti quando veniva in vacanza in estate e del pittore svizzero Alfred Chatelain che soggiornò a San Benedetto del Tronto dal 1908 al 1920. Chatelain costruì il proprio atelier dove oggi c’è l’Hotel Calabresi e da questa struttura prendono forma i casotti del mercatino in Viale Marinai d’Italia.

Il secondo villino fu realizzato dallo Studio Anelli Pilotti e infatti riprende stile e forme del palazzo della famiglia al Paese Alto. La struttura richiama in qualche modo un fortilizio medioevale munito di torretta, sulla quale si nota una decorazione floreale (“stile floreale” è spesso l’espressione per indicare il Liberty in Italia). Il villino era dotato di un giardino che si estendeva fino a dove oggi è ubicato il bar Madame. Luigi Onorati, ingegnere comunale e autore del nuovo lungomare nel 1935, prolungò il villino verso est e abitò al secondo piano. Nel giardino pubblico antistante il secondo villino, provenendo dal torrione, fu collocata fra il 1921 e il 1924 la fontana di Guido Cirilli che poi sarà sistemata in Piazza Nardone.

Il terzo villino è quello più complesso e l’ultimo a essere terminato nel 1912. L’acquisto da parte del commendatore Francesco Crescenzi consentì a Alessandro Tamanti di portare a termine gli altri villini. Crescenzi era proprietario nella cittadina abruzzese di Manoppello di alcune cave di pietra arenaria che fu utilizzata per le decorazioni del villino. Interessanti sono i quadrilobi – citazione di quelli del Palazzo Ducale di Venezia – che ornano i balconi, la terrazza le finestre del primo piano, come quelle dell’altana, mentre le finestre del secondo piano ricordano edifici rinascimentali. Anche questo villino aveva verso mare un cortile di cui oggi rimane solo la recinzione. In questo spazio, dove poi negli anni ’50 verrà costruito l’attuale condominio, durante le due guerre mondiali venivano proiettati dei film.

Il quarto villino è unito al precedente tramite quello che originariamente era un garage, nel quale Filippo Calabresi, che abitò parte del villino, dopo la Seconda Guerra Mondiale vi istallò un cinematografo attivo fino alla fine degli anni ’50, quando si trasferì nella struttura di Via Cristoforo Colombo. L’edificio ha una struttura cubica e terminava con un solarium con una pianta a croce greca che fu chiusa fra le due guerre mondiali per ricavare un terzo piano. Negli anni ’30 Francesco Nico comprò il Villino dall’Avvocato Lozzi e costruì nel retrostante giardino un altro villino che prese il nome della moglie Amelia Vespasiani, sorella minore del poeta sambenedettese Giovanni Vespasiani. L’autore di questo caratteristico edificio è Gino Grifi.

Il quinto villino è quello di minor pregio e si trovava a confine con la “vecchia pescheria”: a seguito della demolizione della “vecchissima pescheria” per la costruzione della Caserma (di cui abbiamo parlato prima) nel 1886 fu costruita dai fratelli Panfili a pianta quadrata con un lato aperto verso il mare la vecchia pescheria che rimarrà attiva fino al 1935, quando sarà sostituita dall’attuale.

Portiamoci ora nel condominio costruito al posto dell’Hotel Roxy e continuiamo a parlare di Costanzo Chauvet. Se prima abbiamo trattato delle vicende che lo riguardavano a livello nazionale, adesso occupiamoci di quelle più locali. Il nostro giornalista-faccendiere fu uno dei protagonisti della primavera turistica sambenedettese. Infatti nel 1880 acquistò i due terzi dello Stabilimento Bagni, prima struttura balneare sambenedettese aperta nel 1865 da Filippo Leti (Sindaco dal 1897 al 1903) proprio in questo luogo. Alla primitiva piattaforma in legno, Chauvet aggiunse nel 1888 un albergo che rimarrà attivo fino al 1944 quando sarà bombardato durante gli eventi bellici della Seconda Guerra Mondiale.

Alla fine di Via Trento sulla facciata di un palazzo vediamo l’effige di San Benedetto che fino al 1961 si trovava all’ingresso della demolita caserma di cui abbiamo parlato prima. La particolarità di questa immagine è che il santo patrono ha la faccia che in realtà sembra quella di Garibaldi: probabilmente chi l’ha incisa alla fine dell’Ottocento ha voluto omaggiare l’eroe del momento.

Gli ultimi villini che vediamo risalgono agli anni ’20 del Novecento e il primo è il Bozzoni che fu successivamente trasformato dal proprietario in clinica oculistica. In questo edificio soggiornò il celebre cantante lirico Beniamino Gigli e i più anziani ricordano che si affacciava dalla finestra per allietare passanti e ammiratori.

Il Villino Sorge è stato realizzato nel 1922 da Arturo Paoletti, esattamente come il precedente. È forse il più bello di quelli che abbiamo visitato e quello che maggiormente presenta gli aspetti del liberty: volumi asimmetrici, altana, impiego del ferro battuto, linee morbide. Al pian terreno presenta quello che può essere definito “giardino d’inverno”, ovvero una struttura metallica chiusa dal vetro. In modo analogo al Villino Bozzoni, negli anni Trenta cambiò destinazione e divenne una pensione.

Concludiamo la nostra passeggiata con il Villino Fiammetta. Per conoscere l’origine del nome di questo bell’edificio dobbiamo parlare di Oscar Morpurgo, nato ad Ancona nel 1895, sposato a Perugia con Kolia Levi, padre di tre bambini di cui l’ultima Fiammetta – colei da cui prende nome il villino – nata nel 1928. Nel 1929 la famiglia Morpurgo si sposta da Perugia a San Benedetto del Tronto, non solo per motivi legati all’attività di Oscar, ma per questioni politiche: infatti Oscar è noto a Perugia per le sue posizioni antifasciste. Arrestato in provincia di Como il primo dicembre 1935, partirà con un vagone della morte da Milano il 30 gennaio 1944 per raggiungere il campo di concentramento di Auschwitz, dal quale non farà ritorno. Per lunghissimi anni il villino è rimasto in stato di abbandono, quando finalmente nel 2020 è stato ristrutturato. Il villino presenta una interessante decorazione decorazione nel sottotetto con scene di vita marinara, motivi geometrici e floreali.