DIOCESI – Lourdes non è mai soltanto una destinazione: è una domanda, un bisogno di luce, un desiderio esaudito. Lo hanno sperimentato i 20 pellegrini delle Diocesi del Piceno che dal 9 al 14 Luglio 2026 hanno partecipato al Pellegrinaggio Regionale di Puglia e Marche a Lourdes, accompagnati dall’assistente ecclesiastico della sottosezione UNITASI di Ascoli Piceno, don Giorgio Del Vecchio.
Insieme a lui, erano presenti anche altri presbiteri pugliesi e marchigiani e ben tre vescovi: mons. Francesco Manenti, vescovo della Diocesi di Senigallia; mons. Luigi Mansi, vescovo della Diocesi di Andria; mons. Gerardo Ronconi, vescovo emerito della Diocesi di Jesi.
Il programma, fitto e curato nei dettagli, ha accompagnato i partecipanti attraverso i luoghi simbolo della fede: dalla Messa alla Grotta presieduta da mons. Francesco Manenti, alla Via Crucis sulla Montagna, dai Passi di Bernadette al suggestivo Rosario aux Flambeaux, fino al Gesto dell’Acqua, uno dei momenti più attesi e più profondi del pellegrinaggio.
L’arrivo alla Grotta: “Una pace che non ho mai trovato altrove”
Dopo essere giunti al santuario francese in treno o in aereo, per molti pellegrini, la visita alla Grotta di Massabielle è stato un momento di rottura, un passaggio che ha segnato il confine tra il quotidiano e l’essenziale.
Claudia, che da quindici anni torna ai piedi della Grotta, racconta un’emozione che non si è mai affievolita:
“Dal primo anno la Madonna mi ha dato una sensazione che non so spiegare: forse una mia impressione, forse una grazia. Ma quella pace interiore, che ho sentito davanti alla Grotta, non l’ho più dimenticata! E ogni volta che torno, cerco di portarmela dietro nella vita di tutti i giorni”.
Accanto a lei, Vittoria, che invece è andata a Lourdes per la prima volta:
“È stata un’emozione che mi ha fatto piangere. Alla Grotta ho sentito una sensazione bella, come se la Madonna fosse contenta del mio arrivo. Io il Rosario lo seguo sempre in televisione, ma qui è tutta un’altra cosa: vedi persone che soffrono, giovani che cercano una grazia e ti senti parte di qualcosa più grande”.
Il gesto dell’acqua: “Un rito che porta via pesi”
Tra gli appuntamenti più significativi, il Gesto dell’Acqua ha lasciato un segno profondo nel cuore dei pellegrini. Un rito semplice, ma carico di simboli: lavare le mani, bere l’acqua, bagnare il viso e gli occhi, come Bernadette fece su indicazione della Vergine.
Roberta, che è tornata a Lourdes a distanza di dieci anni dall’ultima volta, lo descrive così:
“Il gesto dell’acqua è avvenuto in un luogo isolato, immerso nel verde, dove scorre un silenzio che sembra infinito. Lì ci hanno spiegato cosa fare: lavare le mani, bere, bagnare gli occhi. È un gesto semplice, ma, mentre lo compi, senti qualcosa che si muove nell’anima, come se quell’acqua portasse via un peso che non riuscivi più a sostenere”.
E aggiunge:
“Non vedevo l’ora di tornare a Lourdes per ringraziare la Madonna per tutto quello che ho ricevuto. Appena sono arrivata, ho provato una serenità che nella vita quotidiana spesso manca. È come se quel luogo sapesse parlarmi, come se mi dicesse che non sono sola”.
Ivo, che è andato a Lourdes molte volte, racconta di essere andato per la prima volta a Lourdes molti anni fa, appena sei mesi dopo aver perso sua moglie, tornando a casa profondamente trasformato. E parla anche della gioia di quest’ultima volta: “Ho visitato le piscine. Nonostante i numerosi viaggi, non ero mai riuscito a farlo. Stavolta, invece, è accaduto. Un momento indimenticabile. Un desiderio esaudito”.
Una sofferenza che diventa forza: “Lourdes mi aiuta a sperare”
Tra le testimonianze più intense c’è quella di Claudia, una pellegrina che da anni convive con due malattie invalidanti e con una vita segnata da prove durissime. La sua voce, fragile e insieme tenace, racconta un cammino di resistenza:
“Ho due malattie che non si curano. Il cortisone mi ha mangiato le ossa. A volte mi chiedo: ‘Perché succede tutto a me?’. Ma poi vengo qui e capisco che non ho tutti i dolori del mondo, che c’è chi sta peggio. E allora vivo per i miei figli, anche se a volte è dura. E Lourdes mi dà un po’ di forza per non cedere e continuare a sperare”.
Giulio, che vive da anni l’esperienza come volontario, specifica: “Fare il pellegrinaggio con l’UNITALSI è diverso che farlo con altre associazioni: qui c’è il contatto diretto con la carne sofferente di Cristo, l’ammalato. Questo cambia radicalmente l’esperienza: non sei più un semplice turista, ma un fedele che si dona”.
La processione aux flambeaux: “A Lourdes nessuno è solo”
L’ultima testimonianza arriva da Teresa, la quale racconta:
“Per me è stata la prima volta a Lourdes. Il momento più bello, che porterò per sempre nel cuore, è stata la processione aux flambeaux. Stare lì con tutti gli ammalati, condividere con loro la sofferenza e la speranza, poi vedere quella luce che si muoveva nella notte, mi ha molto emozionata. Mi ha fatto pensare che a Lourdes nessuno è solo. Questo sentimento di condivisione sarà un ricordo prezioso che custodirò gelosamente. So che, una volta tornata a casa, la solitudine si farà sentire, ma il ricordo di questa esperienza mi farà compagnia e mi darà serenità: ne sono sicura”.
La testimonianza di don Giorgio: “Diventare padre per chi cerca una parola di speranza”
Tra le voci che abbiamo ascoltato, c’è anche quella di don Giorgio Del Vecchio, sacerdote fidei donum ad Ascoli Piceno. Per lui, Lourdes è una storia che attraversa tutta la sua vita: il primo pellegrinaggio a due anni, la guarigione del padre, il ritorno dopo la sua morte, la scoperta di una nuova paternità spirituale. La sua testimonianza è un racconto che diventa messaggio:
“Sono tornato a Lourdes perché, quando ti muore un papà, hai bisogno di rifare dei passi con lui. Cercavo il suo sguardo nei luoghi di Maria e di Bernadette, ma la Madonna mi ha chiesto di essere io a guardare, ad scoltare, ad accompagnare, a confessare.
In questi giorni ho vissuto una fraternità profonda con don Stefano (n.d.r. Conigli, che ha curato la direzione spirituale del pellegrinaggio) e con il vescovo Manenti e ho scoperto che servire i pellegrini significa toccare la carne di Cristo nelle persone ammalate, nei giovani, in chi soffre. Lourdes ti chiede di lasciarti toccare il cuore e di diventare padre per chi cerca una parola di speranza“.
Il ritorno alla vita ordinaria
“Alla fine del pellegrinaggio, la stanchezza si fa sentire – dichiarano gli intervistati -, ma anche la fatica diventa parte essenziale dell’esperienza. Lourdes ti cambia, ti apre, ti rende la sofferenza più sopportabile e ti fa vedere l’amore nelle persone che soffrono”.
Il pellegrinaggio marchigiano a Lourdes 2026 si chiude così: con volti che hanno ritrovato pace, con storie che hanno trovato ascolto, con ferite che hanno trovato un balsamo. E con una certezza condivisa: Lourdes non è un luogo che si visita, ma un luogo che si porta dentro.











