Nel dibattito al Parlamento europeo che ha fatto seguito alla presentazione dello studio dedicato alla salute mentale dei giovani nell’era digitale, i ricercatori hanno sottolineato che la cattiva salute mentale dei giovani comporta per i 27 Stati membri un costo annuo stimato in circa 177 miliardi di euro, tra spese sanitarie, protezione sociale, impatti sull’istruzione e perdita di produttività. Il cosiddetto “costo della non-Europa”, cioè il prezzo dell’inerzia nel decennio 2024 2033, è stato quantificato in 1,68 trilioni di euro ai valori del 2024, in crescita costante nonostante la diminuzione della popolazione giovanile, con l’ansia a rappresentare la quota maggiore di questo onere. I relatori hanno quindi illustrato alla commissione per la Salute pubblica dell’Eurocamera sei linee di intervento Ue, fondate su prevenzione precoce, alfabetizzazione alla salute mentale e percorsi di comunità. Fra queste, programmi scolastici di promozione del benessere psicologico e della cittadinanza digitale, la creazione di servizi di prossimità youth friendly per la presa in carico precoce, forme di “prescrizione sociale” per i giovani più vulnerabili e quadri di qualità e sicurezza per gli strumenti digitali di supporto psicologico. Infine, i relatori hanno richiamato la necessità di rafforzare la regolazione europea del digitale in chiave child centred – ossia in modo da porre al centro il bambino e il suo sviluppo armonico – così come l’importanza di creare sistemi comuni di dati e monitoraggio sulla salute mentale dei giovani, per orientare politiche “basate sull’evidenza empirica”.