- L'Ancora - https://www.ancoraonline.it -

Grottammare, con “Cantami o Musa” Mario Vespasiani protagonista dell’estate

GROTTAMMARE -Aperta sabato scorso alla presenza del sindaco e delle autorità, la mostra Cantami o Musa si propone come uno degli appuntamenti culturali di maggiore rilievo dell’estate. Il progetto espositivo coinvolge contemporaneamente il Palazzo Kursaal, il Museo Fazzini e il MIC – Museo dell’Illustrazione Contemporanea di Grottammare, offrendo un percorso che attraversa pittura, musica, poesia e memoria.

L’esposizione conferma l’originalità del percorso artistico di Mario Vespasiani, tra gli interpreti più riconosciuti della sua generazione, impegnato da anni in una ricerca in continua evoluzione sia sul piano tecnico sia su quello concettuale. Cantami o Musa intreccia la vicenda personale dell’artista – la cui opera è stata esposta lo scorso maggio nell’Aula Paolo VI in Vaticano – con il valore simbolico di Grottammare, città legata alla musica e alla cultura dell’Adriatico, e con uno dei temi centrali della sua poetica: la Musa, intesa come principio generativo dell’immaginazione e presenza invisibile che accompagna ogni autentico atto creativo.

Da questo dialogo nasce un progetto capace di unire linguaggi differenti in un’unica narrazione, dove il paesaggio marino diventa metafora dell’orizzonte interiore e della costante ricerca di conoscenza.

Uno degli elementi distintivi dell’opera di Vespasiani è la capacità di superare i confini tra le discipline artistiche. La pittura rappresenta il centro di un percorso che comprende anche scrittura, riflessione filosofica e musica, non come ambiti separati ma come espressioni di una stessa ricerca. Emblematico è il catalogo della mostra, il quarantanovesimo della sua carriera, introdotto da un ampio saggio del filosofo Diego Fusaro e arricchito dai testi delle cento canzoni composte dall’artista.

I brani, raccolti nei cinque album Diario di Bordo, Heart of the Sea, The Aeronaut, Stars and Tears ed Essentia, costituiscono un corpus poetico e musicale autonomo che dialoga con la pittura senza illustrarla. Dipinti e canzoni seguono infatti percorsi paralleli, accomunati dalla riflessione sull’uomo, sul tempo, sul mito e sull’infinito. Un’esperienza rara nel panorama artistico contemporaneo italiano, dove un artista visivo ha sviluppato con continuità anche una produzione musicale originale.

Anche il percorso espositivo riflette questa visione dell’arte come organismo vivente. Oltre agli spazi del Palazzo Kursaal, la mostra si estende al Museo Fazzini e al MIC, costruendo un dialogo tra luoghi, memorie e linguaggi del territorio.

In questo contesto assume un particolare significato anche il recente incarico affidato a Vespasiani dalle Guardie Svizzere Pontificie, che lo hanno scelto come unico artista italiano per realizzare l’opera commemorativa dedicata ai cinquecento anni del Sacco di Roma. L’opera è stata presentata durante la cerimonia del giuramento delle Guardie Svizzere, alla presenza di Papa Leone XIV, nell’Aula Paolo VI, dominata dalla monumentale Resurrezione di Pericle Fazzini, lo scultore originario di Grottammare. Un accostamento che richiama idealmente il dialogo tra due artisti marchigiani appartenenti a generazioni diverse.

Sul piano strettamente pittorico, Cantami o Musa testimonia un’ulteriore evoluzione del linguaggio di Vespasiani. La ricerca tecnica si amplia attraverso l’utilizzo di supporti differenti, dalla tela damascata al raso fino ai grandi pannelli in multistrato marino, mentre la materia pittorica si fa più essenziale senza perdere intensità espressiva. Il segno appare sintetico e deciso, la pennellata elimina ogni ridondanza e il colore assume un ruolo centrale.

Le cromie richiamano la luce dell’Adriatico, gli azzurri, i turchesi, i coralli, gli ocra e le trasparenze estive, trasformandosi in una materia luminosa che non descrive semplicemente il paesaggio, ma ne restituisce il respiro. Un approccio che si inserisce nella grande tradizione della pittura fondata sul valore costruttivo del colore, da Henri Matisse a David Hockney, dove il colore non riproduce la realtà, ma la ricrea.

Da questa libertà espressiva prende forma anche l’universo iconografico della mostra. Sirene, muse, Medusa, divinità femminili, navigatori, creature epiche e mostri marini compongono una mitologia personale che supera il riferimento archeologico per diventare racconto dell’interiorità. Il mito, in questa prospettiva, continua a parlare al presente e diventa uno strumento per interpretare l’esperienza umana contemporanea.

Con Cantami o Musa, Mario Vespasiani propone così un percorso nel quale pittura, musica, poesia e filosofia convergono in un’unica esperienza artistica, invitando il visitatore a considerare l’arte non soltanto come oggetto da osservare, ma come occasione di riflessione e di incontro con le domande fondamentali dell’esistenza.