MONTEPRANDONE – Una comunità silenziosa e composta si è riunita ieri pomeriggio, 13 Luglio 2026, alle ore 16:00, presso la chiesa Regina Pacis, a Centobuchi, per celebrare il funerale di Davide Evangelista, morto a 20 anni dopo aver affrontato una malattia che lo aveva messo a dura prova per molto tempo. Un dolore che ha attraversato l’intero territorio, colpendo in modo particolare il mondo sportivo locale, dove Davide era cresciuto ed aveva lasciato un segno profondo.
La camera ardente, allestita presso la casa funeraria Nucci in via Col dei Pioppi, ha registrato ieri un flusso continuo di persone: giovani, famiglie, sportivi, semplici conoscenti. Dalle 8:00 alle 20:00, la comunità ha potuto sostare in silenzio e portare un fiore, una preghiera, un abbraccio ai familiari.
Una staffetta di vicinanza e solidarietà alla famiglia che è culminata nell’abbraccio collettivo dato oggi, durante il funerale, quando la chiesa gremita non è riuscita a contenere tutti i fedeli accorsi per dare l’ultimo saluto al giovane, tanto che molti sono rimasti nella piazza antistante l’edificio sacro. Tra i presenti hanno voluto testimoniare il loro affetto anche i giovani del Gruppo Scout e gli atleti dell’H.C. Monteprandone, la squadra di pallamano che milita nel campionato nazionale di Serie A Silver e di cui il giovane Davide è stato un giocatore molto apprezzato.
La Messa è stata presieduta da don Armando Moriconi, parroco moderatore dell’Unità Pastorale Regina Pacis e Sacro Cuore di Centobuchi. Insieme a lui hanno concelebrato don Lorenzo Bruni e don Dieu Merci Asimbo Kelekeleu, rispettivamente parroco in solido e vicario parrocchiale della stessa comunità, don Matteo Calvaresi, già parroco della comunità, padre Michele Massaccio del convento San Giacomo della Marca e un giovane frate cappuccino di Ascoli Piceno del Convento del Santuario di San Serafino da Montegranaro, che nelle ultime ore di vita del caro Davide gli ha amministrato il Sacramento dell’Unzione degli Infermi.
L’omelia di don Armando Moriconi
Durante l’omelia, don Armando ha espresso tutta la sua difficoltà a trovare parole adeguate alla circostanza:
“”Oggi tra le nostre mani c’è una storia che non avremmo voluto vivere, né raccontare. È una storia che riguarda ciascuno di noi. Riguarda e tocca nel profondo, innanzitutto, Katiuscia, Patrizio, Simone, i nonni, gli zii, i cugini di Davide, che stringo forte in un abbraccio che domando possa essere segno del conforto, della tenerezza, dell’abbraccio del Signore. E riguarda ciascuno di noi, che è qui segnato, colpito, sconvolto da questa storia: dagli amici della sua vita a quelli della pallamano e degli Scout che hanno desiderato animare la Santa Messa. Ecco, di fronte a ciascuno di voi, prendo la parola, sapendo bene che queste mie parole, se fossero solo mie, sarebbero radicalmente inadeguate, insufficienti al cospetto della drammatica grandezza di ciò che stiamo vivendo“.
Ha quindi proseguito il parroco: “Sappiamo che il dolore è parte della nostra vita. Ma oggi qui è diverso: non sappiamo dare un nome a questo dolore. Questa storia è segnata da un dolore più grande, troppo grande, indicibile. Un dolore di quelli che fai fatica a credere che sia successo, che sia reale. Un dolore che ti lascia stordito. Un dolore che ti lascia nel cuore una domanda acuta, lancinante e, forse, anche un senso di ingiustizia. Un po’ come succede alla sorella di Lazzaro, che, di fronte alla morte del fratello, dice a Gesù che, se fosse stato lì, Lazzaro non sarebbe morto, sotto intendendo forse che però Lui, Gesù, lì non c’era … Un dolore grande, che stordisce e che ti fa sentire la vita come un mistero indecifrabile. Cosa puoi fare di fronte a questo dolore? Quello che fa Gesù di fronte alla morte dell’amico. Piangi. Piangi e basta”.
“Ma questa non è solo una storia di dolore – ha aggiunto don Armando -. È anche una storia sacra. Quando ieri sono andato a visitare Davide, ho come sentito di avvicinarmi ad un altare, nel quale non so come, non so in che modo, Dio stava lasciando il Suo segno, stava parlando. A lungo mi sono soffermato a contemplare quel volto bellissimo, quegli occhi e quel sorriso. Lo sguardo di un ventenne, ma profondo, pieno di una sapienza nascosta, consapevole di una verità più grande. Come se il suo volto stesse qui a dirci: ‘So qualcosa che ancora voi non sapete, vedo qualcosa che non riuscite ancora a vedere’.
Tra le nostre mani c’è questa storia di Dolore. Tra le nostre mani c’è questa storia Sacra. Tra le nostre mani c’è questa storia di Amore.
La storia dell’amore di Davide per i genitori e per Simone, suo fratello. Mi ha colpito quello che mi avete raccontato, cioè che Davide, nel pieno della sua sofferenza, non voleva che Simone soffrisse: si preoccupava per il fratello nonostante in gioco ci fosse la sua stessa vita.
Ma è anche la storia dell’amore vostro per Davide. Il tuo amore, Simone, che hai dato tutto quello che potevi affinché tuo fratello guarisse. Il vostro amore, Katiuscia e Patrizio, che siete stati lì sempre, giorno e notte, secondi, minuti, ore, giorni interi, senza mai allontanarvi di un centimetro.
È una storia di dolore, ma è anche una storia d’amore. Io non so come sia possibile che queste due cose siano legate insieme, però tutto questo è ora davanti ai nostri occhi. E sentiamo tutti, nella parte più profonda del nostro cuore, che questo amore è vincente, che nemmeno un secondo di questo amore può andare perduto, che questo amore è più forte della morte. Gesù piange, come me e come voi. Ma poi dice a Lazzaro: ‘Basta! Vieni fuori! Tu sei libero. Torna a camminare. Torna a vivere!’. La Sua presenza, il Suo pianto, le Sue parole sono il documento della Vittoria su tutto ciò che ci vince; sono la possibilità – l’unica, reale possibilità – della Speranza. E la Speranza è infinitamente grande e teneramente umana: rivedremo il volto di Davide, i suoi occhi, il sorriso, e lo riabbracceremo con la nostra carne, con la nostra umanità strappata dall’ombra della morte”.
Il ricordo degli amici e dei compagni di squadra
Prima della benedizione finale, alcuni presenti hanno preso la parola per dare un ultimo saluto al giovane. I primi a parlare sono stati gli amici e i compagni, i quali hanno ricordato Davide come “un ragazzo introverso, ma capace di capire le persone con uno sguardo”, di “condividere con gli altri i momenti sia belli sia difficili” e di “donare un sorriso anche nei momenti più bui”.
Gli amici hanno poi ripercorso le giornate trascorse insieme e ricordato la sua dedizione alla squadra, il suo coraggio e la sua forza: “Sei stato un esempio per tutti noi: nonostante la malattia, guardavi sempre avanti con un solo desiderio, quello di tornare a stare bene e a giocare con noi”.
Hanno infine concluso: “Sappiamo che il modo migliore per ricordarti ed onorarti sarà continuare a vivere come ci hai insegnato tu: dando valore alle persone che abbiamo accanto, godendoci ogni momento e affrontando la vita con quel sorriso che riuscivi a regalarci anche nei giorni più difficili.
Per questo motivo oggi non vogliamo dirti addio, ma grazie. Grazie per ogni risata, ogni consiglio, ogni momento condiviso. Grazie perché, senza nemmeno accorgertene, hai lasciato un segno indelebile nelle nostre vite”.
Le parole di don Matteo Calvaresi e del mondo Scout
A seguire, ha preso la parola don Matteo Calvaresi, “per stare vicino ad una famiglia che soffre per un’ingiustizia che non era nei progetti di Dio” e “per portare il saluto del Gruppo Scout in cui Davide ha militato ed in cui adesso c’è Simone, suo fratello”.
“Vedere la sua bara così vicina al terreno, mi fa pensare alle tante volte che ha dormito per terra”, ha detto il presbitero, richiamando “quello che ha dovuto imparare nell’associazione”, le attività, le route, i campi e i valori dello scoutismo, quelli che Davide aveva vissuto e che ora diventano un’eredità per chi resta.
In particolare ha evidenziato “il valore della fatica“, quella che si impara crescendo nel gruppo, e “il valore della gioia” che si realizza solo dopo aver condiviso la fatica con gli altri”. Infine ha sottolineato come l’esperienza nel mondo Scout insegni a “scoprire la bellezza del qui ed ora, ad imparare a riconoscere il valore del presente, anche quando è difficile. E dalle parole che hanno detto i ragazzi poco fa, si capisce che Davide questa cosa l’avesse portata dentro di sé.
Don Matteo ha quindi concluso il suo intervento rivolgendosi direttamente a Simone, che sta continuando il percorso Scout che suo fratello Davide aveva iniziato: “Adesso ci sei tu, Simone, che percorri quella strada insieme a noi, che ti saremo sempre vicino. Ma anche insieme a Davide: siamo tutti, infatti, sulla stessa strada, in cui Davide è semplicemente andato avanti. E Davide continuerà ad essere il nostro compagno di viaggio, stando vicino ai fratellini e alle sorelline che la percorreranno”.
Il saluto di don Lorenzo Bruni
Ultimo ad intervenire è stato don Lorenzo Bruni, il quale ha ricordato che la morte non è l’ultima parola:
“Ieri, quando sono venuto alla casa funeraria, Katiuscia mi ha detto: «Gesù stavolta ci ha fatto uno scherzo». Ho pensato tanto a queste parole in queste ore, le ho portate nel cuore e alla fine mi sono detto che lo scherzo che ci fa Gesù all’inizio fa soffrire, ma poi rivela la promessa della vita eterna. E questa non è affatto uno scherzo!”. Per questo il presbitero ha ripetuto con forza: “Davide è vivo. È vivo. È vivo, perché vive in Dio”.
Rivolgendosi poi alla madre, don Lorenzo ha proseguito: “Come ha detto don Armando prima, non vi siete mai staccati da Davide. Forse tu, Katiuscia, le uniche volte che lo hai fatto sono state quelle in cui sei venuta in chiesa. Io ti ho visto tante volte pregare qui, insieme alla nostra comunità cristiana. Allora, ti dico: non smettere di pregare, perché questa è una forza che il Signore ti ha dato in un momento di prova ed è una forza che ti accompagna nel lutto e nella sofferenza. Dentro questa tua relazione con il Signore ritrovi anche quella con tuo figlio e la nutri, dando a te e a lui la possibilità di continuare a vivere la pienezza di questo amore, perché nulla è perduto di ciò che hai vissuto e sperimentato. Insieme a tuo marito, a tuo figlio e a tutti i familiari e gli amici, sappi perseverare in questa relazione con il Signore, perché la preghiera sarà l’unica vera possibilità di sperimentare che Davide non è morto, se non nel suo corpo, bensì è vivo ed è vicino a te, a voi, ora e sempre”.
Il sacerdote infine ha ricordato la promessa che una madre anni prima gli aveva chiesto di fare: “«Mi devi promettere che io rivedrò il mio figlio, perché io vivo solo per questo»: mi disse quella donna. Non potrò mai dimenticare le parole di quella donna. Io mi auguro con tutto il cuore che Dio, attraverso la preghiera, vi dia questa certezza, perché significherebbe dare compimento a questa attesa, iniziata in questi giorni nel dolore. Un giorno questa attesa sarà finita e allora le lacrime non saranno più quelle del lutto, ma saranno le lacrime della gioia di un abbraccio ritrovato che potrà durare per sempre”.
Un ragazzo amato da tutti
Come ha scritto il sindaco di Monteprandone, Sergio Loggi, “Davide era un ragazzo amato da tutti“.
Per questo lascia un grande vuoto nella vita dei genitori Katiuscia e Patrizio, del fratello Simone, dei tanti amici che hanno condiviso con lui un tratto di strada e di tutta una comunità che gli ha voluto bene.
Il funerale non è stato soltanto un momento di commiato, ma un gesto collettivo di affetto e riconoscenza verso un giovane che, nonostante la malattia e la brevità della vita, ha saputo trasmettere forza, gentilezza e passione.
La comunità di Monteprandone lo ha salutato con gratitudine e con la promessa di custodire la sua memoria come un dono prezioso.
A Katiuscia, Patrizio e Simone, vanno le condoglianze del direttore e della redazione del giornale L’Ancora.
