
Di Bruno Desidera
Più di 26.000 processioni proibite dal 2019. Più di 310 religiosi espulsi o impediti di entrare nel Paese, tra cui 4 vescovi. Più di 1.294 associazioni senza scopo di lucro, di carattere religioso, che sono state chiuse. 37 proprietà della Chiesa cattolica confiscate. Più del 90% dei conti bancari di diocesi, parrocchie e congregazioni sono stati bloccati. Almeno 17 mezzi di comunicazione cattolici chiusi a partire dal 2022. Più di 110 casi di furti e profanazioni a templi cattolici. Sorveglianza di polizia costante ai sacerdoti. Si tratta di un elenco, solo parziale, delle azioni che danno sostanza alla
persecuzione della Chiesa cattolica da parte delle autorità del Nicaragua, a partire dalla coppia presidenziale, i coniugi Daniel Ortega e Rosario Murillo,
mentre proprio negli ultimi giorni si è avuta notizia di un nuovo vescovo arrestato, Abelardo Mata, emerito di Esteli. Il Governo, in un comunicato, ha riferito di aver, successivamente, liberato il presule, ma molti dubbi restano.
Tutte realtà che il Sir ha più volte denunciato e approfondito. La mancanza di libertà che si vive in Nicaragua, assieme alla condizione di tanti esuli, compresi vescovi e sacerdoti resta, però, confinata, in un prevalente silenzio. Per rompere questo disinteresse, un sacerdote domenicano di origine spagnola, a cui è stato impedito di rientrare in Nicaragua, padre Rafael Aragón Marina, e un laico che è stato espulso e privato della sua nazionalità, Gabriel Putoy Cano, stanno compiendo un vero e proprio giro d’Europa, provenienti dalla Costa Rica, dove oggi vivono. Sono stati nelle principali capitali, nelle Istituzioni europee a Bruxelles, e sono, quindi, giunti a Roma.
Un racconto intenso, il loro, che fornisce nuovi particolari sulla mancanza di libertà religiosa in Nicaragua, ma anche sulle difficoltà che si vivono nella confinante Costa Rica, dove la presidente della Repubblica, Laura Fernández Delgado, ha sollevato forti polemiche dichiarando che i nicaraguensi “hanno la forma di governo che hanno scelto di avere”. Dichiarazioni fatte con lo scopo di non irritare l’ingombrante vicino, ma anche per porre le premesse di un freno all’arrivo di rifugiati nicaraguensi, finora sostanzialmente accolti.
“Nel 2022 ho dovuto andare in Spagna – racconta al Sir padre Aragón –. Al ritorno, non mi hanno lasciato entrare nel Paese. Io sono religioso domenicano, mi è capitato di cambiare Nazione o comunità. Non è stato difficile adattarmi, nel proseguire la mia vita religiosa in Costa Rica. Ma ho dovuto abbandonare la mia attività pastorale. Da un lato, curavo la formazione biblica dei ‘delagati della Parola di Dio’, un movimento presente nel Paese. Dall’altra, prestavo il mio servizio in Radio Veritas, a Chinandega, e fu proprio questa attività a causare la mia espulsione dal Paese”.
Anche in Costa Rica la vita non è facile. Padre Aragón, dunque, guarda oggi quanto accade in Nicaragua dal Paese confinante. “L’esodo verso la Costa Rica non si ferma spiega –. Per questo, abbiamo dato vita a una Commissione per i diritti umani, che presta assistenza umanitaria e giuridica ai rifugiati e agli esiliati. Nei loro confronti, poi, come sacerdoti nicaraguensi che viviamo in Costa Rica, offriamo accompagnamento spirituale e pastorale”.
Va, poi, sottolineato, che molti esuli non si sentono al sicuro nel vicino Paese. Non sono mancati casi di omicidi sospetti di figure significative di dissidenti e oppositori. Il più clamoroso è quello relativo all’ex maggiore dell’Esercito Roberto Samcam Ruiz, ucciso lo scorso anno. La convinzione di molti, e degli stessi organismi internazionali, è che il regime di Managua riesca, in qualche modo, a essere attivo, nella sua attività persecutoria, anche all’estero. “La gente, anche qui, è terrorizzata”, conferma il sacerdote.
Sacerdoti continuamente controllati. In modo riservato, continuano ad arrivare aggiornamenti sulle limitazioni imposte dal regime a sacerdoti e operatori pastorali:
“Le processioni continuano a essere svolte nelle chiese o negli spazi adiacenti, ma nel nostro popolo è radicata la tradizione di manifestare la fede lungo le strade. I sacerdoti sono controllati, ricevono visite settimanali da parte dei funzionari del Governo, viene loro ‘suggerito’ cosa dire nelle omelie, spesso viene loro ordinato di fotografare e inviare il testo di ciò che affermano, non possono fare riunioni con i loro parrocchiani”.
All’interno della coppia di co-presidenti, un caso unico al mondo, spicca la “religiosità sincretica di Rosario Murillo”.
La testimonianza di un esule apolide. Gabriel Putoy Cano, che ha accompagnato il sacerdote, ci offre una breve testimonianza su cosa significa essere non solo esiliati, ma anche apolidi, spogliati della propria cittadinanza, e, quindi, di patrimonio e diritti: “Mia moglie vive negli Stati Uniti, io in Costa Rica. Per essere stato collaboratore della Chiesa locale, a Masaya, sono stato privato della mia nazionalità, come altre 150 persone”. Un atto che porta con sé molte conseguenze pratiche, ci si trova privati di tutto. Ora, in Costa Rica, c’è preoccupazione per le parole fuori luogo della presidente, che sono seguite alle uccisioni di alcuni esuli. Ma non abbiamo perso la speranza, e abbiamo bisogno dell’appoggio della comunità internazionale”.