(Foto CANVA/SIR)
di Associazione Internazionale Esorcisti
Presso il reparto di oncologia degli Ospedali Riuniti Marche Nord di Pesaro è appena nato uno spazio dedicato alle cure naturali, denominato “Stanza del benessere”. Cuore del progetto è la pratica del Reiki, introdotta per i pazienti di cancro che sperimentano grandi stati di sofferenza oltre a vivere pesanti tensioni mentali e fisiche. Analogo progetto è stato introdotto negli anni scorsi anche in Piemonte, presso l’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino. Dal 2016, il Reiki è presente all’Ospedale Carlo Poma di Mantova, sempre per i reparti di oncologia e cure palliative, quale terapia complementare di supporto. Abbiamo citato solo alcune delle strutture ospedaliere che in Italia hanno introdotto questi metodi palliativi, allo scopo di sostenere i pazienti in situazioni di grande prova. Ciò detto, non possiamo però ignorare i rischi che questa tecnica presenta
Il Reiki viene spesso presentato come una “pratica spirituale” utilizzata quale terapia alternativa (pratica di medicina complementare e integrativa) per il trattamento di malanni fisici, emozionali e mentali. Essa però non può sostituire le cure mediche tradizionali. Eventualmente viene utilizzata negli ospedali e nei centri di cura per affiancare le terapie tradizionali, allo scopo di migliorare il benessere psicofisico e ridurre ansia e dolore nei pazienti. Ripetute analisi scientifiche e valutazioni cliniche hanno infatti stabilito che non c’è nessuna prova dell’efficacia del Reiki nel trattamento di alcuna condizione patologica, fisica o mentale. Pertanto, come stabilito da autorità internazionali di valutazione e controllo in campo medico e sanitario, il Reiki non può essere usato in sostituzione di terapie mediche tradizionali. Sta di fatto che ospedali e strutture in Italia come all’estero lo integrano nel percorso di cura per i pazienti (come, ad esempio, nel supporto oncologico) e per i caregiver.
C’è chi distingue il Reiki come pratica terapeutica puramente fisica dalla forma di trasmissione di non ben definite forze vitali, allo scopo di affermare che la prima potrebbe essere accettabile mentre la seconda no. In realtà la scienza si è chiaramente espressa. Inoltre, in un documento della Commissione per la Dottrina della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti del 25 marzo 2009, si afferma che questa “fiduciosa” trasmissione di forza vitale non può essere ammessa perché è incompatibile con la dottrina cristiana (oltre che con i risultati della ricerca scientifica).
Il Reiki, nome derivante dalla pronuncia di due caratteri giapponesi che descrivono l’energia in sé: rei (‘l’aldilà’ o ‘spirituale’) e ki (‘energia’ o ‘forza vitale’), altro non è che una tecnica di channeling (o spiritismo) e ricorre alla presunta guarigione per mezzo di tecniche per le quali verrebbe trasmessa l’energia dal Reiki Channelizer (colui che canalizza l’energia Reiki) al Receiver (colui che riceve il trattamento).
Chi pratica il Reiki cade perciò nel peccato di superstizione e si espone all’azione straordinaria del maligno. Pertanto, i cattolici si astengano assolutamente da questa e simili tecniche. Ciò naturalmente lo affermiamo con il massimo rispetto verso quanti, pazienti e familiari, vivono situazioni di grande sofferenza e si affidano speranzosi a questa tecnica.
La lettura della testimonianza che proponiamo di seguito costituisce un prezioso strumento di prevenzione e sensibilizzazione riguardo ai pericoli derivanti da tale pratica.
Proponiamo inoltre i link che vi permetteranno di ascoltare due trasmissioni realizzate sull’argomento da padre Francesco Bamonte sull’emittente Radio Maria.
Il Reiki – P. Francesco Bamonte, icms I parte
Il Reiki – P. Francesco Bamonte, icms II parte
Una testimonianza sul Reiki
Circa dodici anni fa iniziai a praticare arti marziali. Il mio maestro mi convinse gradualmente a seguire una tecnica di carattere esoterico: il Reiki. Mi veniva presentato come qualcosa di affascinante e benefico: un’esperienza fatta di luci, colori, energia, attraverso la quale si sarebbe ricevuto il potere di guarire gli altri.
Ricordo il giorno dell’iniziazione. Chiusi gli occhi mentre il maestro compiva il rito, soffiando sui miei “chakra”. Non mi era consentito vedere ciò che stava facendo. Eravamo una ventina di persone. Al termine dell’iniziazione ognuno raccontò ciò che aveva vissuto: c’era chi diceva di aver visto la nonna defunta, chi il terzo occhio, chi degli angeli e chi altre realtà spirituali.
Quando arrivò il mio turno dissi semplicemente: «Mi dispiace, ma io non ho visto né sentito nulla. Ho soltanto un fortissimo mal di testa».
In quel periodo mi consideravo cattolico: andavo qualche volta in chiesa, ma non vivevo una vita sacramentale. Non mi confessavo e non ricevevo l’Eucaristia con regolarità, come invece faccio oggi.
Dopo quell’iniziazione iniziai a credere anch’io di avere il potere di guarire. Provai a praticare il Reiki su una persona. Come mi avevano insegnato, imponevo le mani invocando l’energia universale, gli antichi maestri del Reiki e gli angeli, convinto che attraverso di me scorresse un’energia capace di portare guarigione. Pensavo di poter aiutare gli altri e di trovare anch’io un maggiore benessere.
Accadde invece l’esatto contrario.
Cominciai a non dormire più durante la notte. Avvertivo presenze inquietanti, sentivo delle voci, mi svegliavo improvvisamente, piangevo senza riuscire a spiegarmene il motivo e vivevo in uno stato di profondo turbamento.
Eppure non attribuivo alcuna importanza a questi fatti, perché il Reiki mi era stato presentato come qualcosa di positivo: uno strumento per stare bene con se stessi e fare del bene agli altri.
Nel frattempo avevo smesso di frequentare la chiesa.
Le mie condizioni, però, peggioravano sempre di più, finché un giorno, passando in motorino davanti a una chiesa, sentii come una forza che mi spingeva a entrare.
Appena entrai, un sacerdote mi venne incontro e mi salutò: «Ciao, come stai?».
Gli risposi: «Guardi, non so nemmeno perché sono qui. È come se qualcosa mi avesse attirato dentro questa chiesa».
E lui mi disse: «È il Signore che ti sta chiamando».
Io reagii con una certa durezza: «La prego, mi lasci stare. Queste cose non mi interessano».
Il sacerdote, con grande pazienza, insistette: «Resta almeno per la Messa. Prova ad ascoltare».
Accettai quasi senza convinzione. Mi sedetti e partecipai alla celebrazione.
Durante la liturgia della Parola ebbi la chiara impressione che la Sacra Scrittura stesse parlando direttamente a me. Fu quello il momento in cui iniziò il mio cammino di conversione.
Successivamente andai a Medjugorje, esperienza che mi aiutò molto, e incominciai a riavvicinarmi seriamente alla Chiesa. Ripresi a pregare, a partecipare alla Messa e a informarmi sempre di più anche sui pericoli legati alle pratiche esoteriche.
Fu così che arrivai a comprendere che il Reiki era all’origine dei miei malesseri.
Più pregavo, più frequentavo i sacramenti e partecipavo alla Messa, più quei disturbi diminuivano, fino a scomparire.
In seguito mi capitò di leggere un opuscolo contenente la testimonianza di un’altra persona che aveva praticato il Reiki. Il suo racconto era ancora più drammatico del mio. Anche lei descriveva l’iniziazione con il soffio sui chakra, ma raccontava di aver iniziato a sentire voci interiori che la spingevano perfino a uccidere la propria madre.
A me non è mai accaduto nulla di simile, e ci tengo a precisarlo.
Quella persona raccontava inoltre che, entrando in chiesa, desiderava pregare l’Ave Maria, ma le parole le uscivano al contrario senza che riuscisse a controllarsi. Diceva anche di vedere strani simboli che sembravano muoversi davanti ai suoi occhi.
Il Reiki prevede tre livelli di iniziazione. Io avevo praticato soltanto il primo.
Vorrei concludere con una riflessione personale.
Il mio cammino di conversione è stato lungo e ha richiesto alcuni anni. Non mi considero affatto un santo. Tuttavia sento il dovere di condividere questa esperienza, perché ho conosciuto persone che affermano che il Reiki è una pratica benefica e che è compatibile con la fede cattolica.
La mia esperienza è stata completamente diversa.
Per me il Reiki ha rappresentato un inganno che mi ha allontanato da Dio e dalla Chiesa, provocandomi una profonda sofferenza interiore.
Per questo desidero mettere in guardia chiunque pratichi questa disciplina o conosca qualcuno che la pratica. Lo faccio perché ci sono passato personalmente e so quanto possa essere doloroso.
È difficile descrivere lo stato d’animo in cui mi trovavo: il senso di angoscia, il pianto improvviso, le voci, le esperienze inspiegabili e il progressivo allontanamento dalla vita di fede.
Questa è semplicemente la mia testimonianza, che affido a voi con sincerità.