SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nessun palco, nessuna cerimonia ufficiale, nessun comunicato. Solo un pranzo condiviso, seduti ai tavoli della Caritas, accanto a volontari, famiglie in difficoltà, persone che ogni giorno varcano quella porta in cerca di ascolto, sostegno e dignità.
È in questo clima di quotidianità che l’assessora ai Servizi Sociali Simona Alfonsi e la coordinatrice Simona Marconi hanno scelto di trascorrere il pranzo di oggi, 7 Luglio 2026, alla Caritas diocesana di San Benedetto del Tronto, partecipando a un momento conviviale che ha assunto, spontaneamente, il valore di un gesto politico nel senso più autentico del termine: stare accanto alla comunità.
Presenti anche don Gianni Croci e il prof. Fernando Palestini, rispettivamente direttore e vicedirettore della Caritas diocesana.
Un incontro senza formalità, ma ricco di significato
Il pranzo è stato preparato dai volontari della Caritas, che hanno accolto gli ospiti con la consueta cura: piatti semplici, un clima familiare, la naturalezza di chi vive ogni giorno il servizio come una forma di vicinanza concreta.
L’assessora e la coordinatrice hanno scelto di sedersi ai tavoli senza protocolli, conversando con le persone presenti, ascoltando storie, difficoltà, ma anche speranze e piccoli successi quotidiani.
“È importante vedere da vicino ciò che spesso si racconta solo nei numeri”, ha detto l’assessora Alfonsi, sottolineando come il contatto diretto con la realtà sociale della città sia fondamentale per orientare politiche più efficaci e più umane.
“La Caritas – ha concluso – è uno dei luoghi dove la città si mostra per ciò che è davvero: una comunità che non lascia indietro nessuno”.
La voce della Caritas: “La presenza delle istituzioni sia un segno di ascolto”
Don Gianni Croci e il prof. Palestini hanno espresso soddisfazione per la visita.
Il vicedirettore Palestini, in particolare, ha affermato:
“Non è un pranzo di rappresentanza, è un momento di vita. Quando le istituzioni si siedono qui, allo stesso tavolo con chi attraversa un periodo difficile, significa che la città sta ascoltando. Ci auguriamo che questo ascolto si trasformi in attenzione e vicinanza costanti”.
Il vicedirettore ha ricordato che la Caritas non è solo un luogo di distribuzione di pasti, ma un presidio di relazioni: “Qui si ricostruiscono pezzi di fiducia e farlo insieme è sempre più necessario”.
I volontari e gli ospiti hanno apprezzato la semplicità dell’incontro: nessuna distanza, nessuna fretta, solo un pranzo condiviso che ha trasformato un gesto ordinario in un momento di comunità.
In un tempo in cui la politica rischia di apparire distante, questo pranzo informale ha ricordato che la vicinanza non si misura solo con le decisioni amministrative, ma anche con la capacità di abitare gli stessi luoghi delle persone più fragili.
Un gesto semplice, ma capace di raccontare una città che prova a restare unita.









