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Marco Marini: I nuovi schiavi della modernità. A chi ha ancora il coraggio di guardare

DIOCESI – Per la rubrica “La Speranza oltre il limite”, curata da Marco Marini, pubblichiamo oggi una sua riflessione scritta in seguito alla visita di papa Leone XIV a Lampedusa, avvenuta lo scorso 4 Luglio 2026. Nella sua lettera, lucida e piena di senso, ci ricorda che dietro le parole “emergenza” e “flussi” ci sono persone intrappolate in un sistema che le sfrutta e le rende invisibili. Il suo è un richiamo duro, ma necessario: finché accetteremo che il mercato valga più della vita umana, saremo complici di una modernità che somiglia troppo ad antiche schiavitù.

I nuovi schiavi della modernità. A chi ha ancora il coraggio di guardare

Ci sono verità che preferiamo non vedere, verità che seppelliamo sotto il rumore del nostro benessere quotidiano. Una di queste è che la nostra opulenza, il nostro comfort e la nostra apparente modernità poggiano, oggi come secoli fa, sulle spalle invisibili di milioni di esseri umani.

Parliamo di flussi, di cifre, di “emergenza migranti”, usando un linguaggio burocratico e sterilizzato che serve solo a una cosa: a lavarci la coscienza. Ma la realtà è molto più cruda. Dietro questi termini asettici, si nascondono i nuovi schiavi della modernità, uomini e donne ridotti a ingranaggi sacrificabili di un sistema che consuma tutto e non ha memoria di nessuno.

Li chiamiamo migranti, ma, per la spietata legge del consumismo, sono diventati carne da macello.

Sotto il sole cocente dei nostri campi agricoli, nei retrobottega delle nostre città, nei cantieri invisibili, queste persone pagano il prezzo più alto per garantire i nostri prezzi bassi! Raccolgono il cibo che finisce sulle nostre tavole a fronte di paghe da fame, privati di diritti, di tutele, di dignità. Sono vittime sacrificali sull’altare del profitto e della fretta, intrappolati in un ingranaggio che richiede massima produttività al minor costo possibile.

Il vero dramma, tuttavia, non è solo lo sfruttamento economico, ma il deserto morale che lo circonda:

Non possiamo continuare a definirci “civili”, se la nostra civiltà si nutre di questa nuova forma di schiavitù. Non possiamo dirci liberi se la nostra libertà si fonda sulla sottomissione di chi non ha alternative, se non fuggire da guerre, fame e devastazioni, per poi trovare qui solo un’altra forma di prigionia.

Finché permetteremo che il mercato valga più della vita umana, saremo tutti complici di questa barbarie moderna. È tempo di risvegliare la coscienza dal torpore del consumismo e ricordare che l’umanità non si divide in categorie. O è di tutti o non è di nessuno.

Con profonda preoccupazione,
Un cittadino del mondo

Cenni biografici

Marco Marini è un ingegnere informatico di 56 anni, residente a Martinsicuro, marito e padre, che da due anni è affetto da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) , una malattia neurodegenerativa che colpisce le cellule nervose che controllano i muscoli, causando una progressiva perdita di forza muscolare e paralisi, pur lasciando intatte le facoltà cognitive.

Nonostante tutto il resto del corpo sia paralizzato, Marco comunica con il mondo attraverso gli occhi. Grazie ad una moderna e supertecnologica strumentazione, riesce a dare voce ai suoi pensieri fissando con gli occhi le lettere delle parole che vuole pronunciare. E così, lentamente, sullo schermo appaiono i suoi pensieri e sul suo viso un bel sorriso, l’unico altro mezzo che ha per comunicare le sue emozioni.

La redazione de L’Ancora lo ringrazia per aver accettato l’invito di curare una rubrica, condividendo con i nostri lettori e le nostre lettrici le sue parole profonde ed ispirate.