- L'Ancora - https://www.ancoraonline.it -

Grottammare, grande partecipazione per l’incontro su San Francesco tra storia, spiritualità e arte con Padre Campana, Compagnoni e Viozzi

GROTTAMMARE – Ha riscosso un grande riscontro il primo appuntamento del ciclo di convegni su san Francesco d’Assisi, tenutosi presso l’Oasi Santa Maria dei Monti di Grottammare domenica 28 giugno alle ore 17.30. I relatori del primo incontro, dal titolo “San Francesco e i francescani ieri e oggi”, sono stati il vicepresidente dell’UTES, prof. Teodorico Compagnoni, il prof. Andrea Viozzi e il ministro provinciale dei Frati Minori delle Marche e guardiano del convento di Grottammare, padre Ferdinando Campana. È intervenuta anche la presidente dell’UTES, Diana Lanciotti Zoboletti.

«Vedere la vostra presenza così numerosa mi fa pensare che san Francesco, ancora oggi, attragga come allora». Con queste parole il prof. Compagnoni ha aperto il primo appuntamento del ciclo dedicato al Serafico di Assisi. Proseguendo, ha affermato: «San Francesco è stato un uomo del suo tempo, è vissuto tra la gente e ha accompagnato il suo tempo. Piano piano ha scoperto Madonna Povertà e se ne è innamorato. La povertà non va intesa come miseria o indigenza, ma come qualcosa che permette di accogliere l’altro e di riuscire a perdonare. Per fare questo bisogna liberarsi della filopsichia, cioè dell’amore per sé stessi e per le cose materiali e mondane, perché la Chiesa di quel tempo aveva molti filantropi e mecenati e molti suoi appartenenti erano lontani dalla spiritualità più profonda. Il suo saluto era: “Dio ti dia la pace”. Era rivoluzionario anche sotto questo aspetto, perché la sua epoca era caratterizzata dalle lotte per il potere e per la supremazia. La mistica cristocentrica dell’Incarnazione sarà, possiamo dire, la novità che san Francesco introdurrà dal punto di vista teologico. Il Santo Serafico rivoluzionerà anche il modo di concepire la figura di Maria: da figura lontana dagli uomini, egli sottolineerà che è madre e, quindi, madre di tutti noi; per questo ci rende tutti fratelli. Come madre esorta i figli e li difende. Non a caso molte chiese francescane sono sorte su pievi e chiese già dedicate a Maria. Ho particolarmente a cuore la chiesa e il convento di San Francesco di Acquaviva Picena e vi racconto una curiosità: papa Alessandro IV concesse a questa chiesa l’indulgenza plenaria, motivo per cui rappresenta un luogo di particolare importanza».

Soffermandosi poi sulla vita e sulla predicazione di san Francesco, il prof. Compagnoni ha aggiunto: «Molti sono stati i biografi del Santo Serafico, ma tanti ci hanno allontanato dalla sua autentica spiritualità. I veri biografi sono stati soprattutto Tommaso da Celano e Bonaventura da Bagnoregio. Tommaso da Celano, nella sua onestà spirituale, ci ha lasciato il ritratto più autentico della personalità di san Francesco. Cercò persino di omettere alcuni episodi miracolosi che gli era stato chiesto di inserire, perché si voleva restituire un’immagine del santo distante dalla quotidianità. La teologia di Francesco è semplice e profondamente umana: “Andate tra la gente e predicate”. La riflessione teologica vera e propria sarà invece affidata a sant’Antonio di Padova. A un certo punto fu necessario scrivere una Regola, anche se Francesco non era del tutto d’accordo, perché la sua intenzione era semplicemente quella di incarnare il Vangelo. Dovette metterla per iscritto poiché i compagni di cammino aumentavano continuamente e le vocazioni crescevano in maniera esponenziale nei luoghi in cui egli predicava. Dopo il suo transito, l’Ordine iniziò ad attraversare alcune difficoltà, perché i frati si divisero tra chi voleva continuare a seguire fedelmente il suo esempio e chi, invece, riteneva opportuno introdurre alcuni cambiamenti. In questo clima di incertezza, la Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio offrì una linea guida».

Dopo l’intervento del prof. Compagnoni è stata la volta di padre Ferdinando Campana, che ha posto l’accento soprattutto sulla nascita e sullo sviluppo dei numerosi conventi francescani nelle Marche.

«San Francesco nacque ad Assisi nel 1182, si convertì nel 1206 e per circa due anni visse in maniera eremitica. Nel 1208 scoprì la sua missione: vivere il Vangelo nella povertà. Inizia quindi a predicare in varie parti d’Italia e, poco alla volta, arrivarono i primi compagni.

San Francesco fu nelle Marche in sei occasioni. Visitò inoltre la Terra Santa, la Francia, la Spagna e la Croazia, senza contare gli innumerevoli viaggi compiuti in Italia. Il prof. Carlo Bo affermava che san Francesco è nato sì ad Assisi, ma che il francescanesimo è nato nelle Marche.

Nel Duecento le Marche ebbero tre Ministri Generali e un Papa, Niccolò IV. Nello stesso periodo, la Provincia di Tuscia contava ottantadue conventi, mentre quella delle Marche ne aveva novantadue. Per questo motivo la Provincia marchigiana fu divisa dal fiume Esino in Provincia del Nord e Provincia del Sud.

I frati iniziarono visitando città e paesi senza possedere una particolare preparazione accademica. La gente rimaneva colpita dal loro modo di predicare: li vedeva felici, poveri e autentici, una novità assoluta per l’epoca. Inoltre Francesco utilizzava le melodie delle chansons francesi, sostituendone le parole con lodi al Signore. Il mondo ecclesiastico del tempo non era solito spostarsi vivendo nella povertà; gli ecclesiastici apparivano più solenni e distaccati. La predicazione di Francesco rappresentò invece una vera rivoluzione.

Per raggiungere le Marche dall’Umbria aveva due possibilità. La prima aggirava il Monte Subasio, passando per Nocera Umbra, Colfiorito, Muccia, Ponte Latrave, Sarnano e Amandola; quindi attraversava il versante posteriore del Monte dell’Ascensione, toccando Poggio Canoso, Appignano e Ascoli Piceno. La seconda strada, invece, da Nocera Umbra proseguiva verso Pioraco, San Severino Marche, Treia, Appignano, Osimo, Sirolo e Ancona. Quest’ultimo percorso veniva utilizzato soprattutto per raggiungere il porto e intraprendere i viaggi oltremare.

Vi racconto una curiosità: durante una predica a San Severino Marche, tra la folla che lo ascoltava c’era Guglielmo da Lisciano, colui che sarebbe poi diventato il cantore della corte di Enrico VI e successivamente di quella del figlio Federico II. Dopo aver ascoltato Francesco, decise di farsi frate minore, assunse il nome di frate Pacifico e musicò il Cantico delle Creature

Padre Ferdinando ha poi illustrato, attraverso una serie di slide, i numerosi conventi francescani disseminati nelle Marche, soffermandosi sulla loro architettura, sulla posizione e sul patrimonio artistico custodito al loro interno, con particolare attenzione agli affreschi.

La parte conclusiva del convegno è stata affidata al prof. Andrea Viozzi che, attraverso la proiezione di numerose opere d’arte, ha evidenziato come san Francesco abbia segnato una svolta anche nel campo artistico.

«L’iconografia di san Francesco si è evoluta nel corso dei secoli, partendo dalla raffigurazione realizzata da Cimabue nella Basilica Inferiore di Assisi fino ad arrivare all’arte contemporanea. A quest’uomo, che si chiamava Giovanni ma che tutti hanno sempre chiamato Francesco, dobbiamo attribuire anche il merito di aver introdotto una vera rivoluzione nell’arte.

Grazie a Francesco la sensibilità entra nel linguaggio artistico. Prima di lui le emozioni non trovavano spazio nelle raffigurazioni. Le immagini dedicate a san Francesco mostrano un cambiamento profondo: gli artisti cercano di far emergere i sentimenti, le emozioni e la vita interiore della persona rappresentata.

I cambiamenti sono evidenti anche nelle opere dedicate al Crocifisso: si passa dall’immagine di Cristo vivo e trionfante sulla croce a quella di un uomo che soffre. Con l’avvento di san Francesco anche il mondo dell’arte non sarà più lo stesso.»

Secondo il prof. Viozzi, san Francesco segna l’inizio di una nuova sensibilità artistica che anticipa l’arte moderna.

L’incontro si è concluso con un lungo applauso del pubblico, che ha manifestato vivo interesse per gli interventi dei relatori e per gli approfondimenti dedicati alla figura del Santo di Assisi. Il ciclo di convegni proseguirà con i prossimi appuntamenti, confermando l’obiettivo di approfondire, sotto diversi punti di vista, la spiritualità, la storia e l’eredità culturale lasciata da san Francesco.