DIOCESI – Sono giunti da poco, presso la stazione di San Benedetto del Tronto, i 50 pellegrini provenienti dalle Diocesi del Piceno, che hanno preso parte al Pellegrinaggio Nazionale dei Piccoli a Lourdes, promosso e curato dall’UNITALSI.
Tra loro c’era anche Caterina Caioni, 17 anni, di Castel di Lama (AP), alla sua prima esperienza come volontaria Unitalsi. L’abbiamo incontrata per farci raccontare emozioni, fatiche e scoperte di un viaggio che, per lei, ha avuto un significato speciale.
Lourdes, infatti, è il luogo dove i suoi genitori si sono conosciuti. “L’emozione è iniziata ancora prima del viaggio“, racconta. “Ho sempre desiderato vedere con i miei occhi quel posto che ha fatto nascere la loro storia. Perciò, quando mio padre mi ha proposto di partecipare al pellegrinaggio dei bambini, ho accettato subito: era un desiderio che si realizzava”.
Il viaggio, però, non è stato privo di fatica. Il caldo, i ritmi serrati, le attività che si susseguivano senza pausa. “Appena partita, ho capito che non sarebbe stato facile“, confida. “Ma la gioia di stare insieme ha trasformato tutto. I momenti sono volati, pieni di felicità“.
Tra le tante esperienze vissute, una si è impressa nel cuore di Caterina più di tutte: la visita alla Grotta di Massabielle. “Arrivare davanti al luogo in cui la Vergine Maria è apparsa alla piccola Bernardette, mi ha emozionata profondamente. Ho sentito tutta la potenza della preghiera: ho chiesto alla Madonna la forza per affrontare i momenti difficili e ho pregato per tutte le persone che porto nel cuore. È stato un momento molto intenso”.
Accanto alla preghiera, c’è stato il servizio. Un servizio semplice, quotidiano, fatto di piccoli gesti rivolti ai malati. “Stare accanto a loro mi ha fatto capire che, anche nella sofferenza, c’è tanta umanità, speranza e forza. Il servizio ti cambia dentro“.
Caterina ripercorre tutte le tappe del pellegrinaggio: il viaggio in treno, la visita alla Grotta di Massabielle, la Via Crucis dei bambini e dei genitori, il Gesto dell’Acqua alle piscine del santuario, la Processione Aux Flambeaux, la Processione Eucaristica, i pranzi e le cene comunitarie al Salus, la Messa di chiusura, lo spettacolo-laboratorio “Una storia magnifica: Cenerentola e Bernadette”. Nei suoi occhi compare un velo di commozione, poi aggiunge: “Vedere gli occhi dei bambini pieni di stupore mi ha fatto capire non solo la gioia autentica che stavano vivendo, ma anche il fatto che, nonostante la malattia o la fragilità, si possono vivere momenti di felicità. La serata di ieri ne è stata un esempio. Nonostante la pioggia scrosciante, la serata si è trasformata in una festa. Lo spettacolo finale è diventato un’esplosione di canti, abbracci, sorrisi”.
Quando le chiediamo cosa le abbia lasciato questa esperienza, Caterina non ha dubbi: “Due doni preziosi. Il primo è il servizio, che mi ha arricchito profondamente e mi ha insegnato a guardare la fragilità con rispetto. Il secondo è l’amicizia: qui ho conosciuto tante persone con cui ho condiviso emozioni, preghiera e momenti di fatica. Si è creato un gruppo vero, un sostegno reciproco”.
E aggiunge un invito che suona come una promessa: “Consiglio questa esperienza a tutti i miei coetanei: fa crescere umanamente e spiritualmente. Insegna il valore del servizio, della gratuità, dell’ascolto, dell’inclusione e della condivisione. Per me questo viaggio non è stato soltanto un’esperienza: è diventato un pezzo della mia vita. Lourdes mi ha insegnato qualcosa che non si impara sui libri: che si cresce davvero, solo quando si sceglie di donarsi. Per questo invito tutti i giovani a cercare luoghi ed esperienze che sappiano far fiorire l’umanità che ciascuno porta dentro”.








