DIOCESI – La fine di Giugno 2026 ha segnato un passaggio significativo per la Pastorale Sociale e del Lavoro marchigiana, che nel giro di 48 ore ha partecipato in maniera attiva a due appuntamenti nazionali complementari:
- il 4° Seminario CEI dei Referenti diocesani della Formazione all’Impegno Sociale e Politico, che si è svolto a Roma il 26 Giugno;
- il Laboratorio nazionale della Rete Interdiocesana dei Nuovi Stili di Vita, che si è tenuto a Firenze dal 26 al 28 Giugno.
Due eventi diversi per impostazione, ma profondamente uniti da un filo rosso: il dialogo che fa crescere e la ricerca di prassi comunitarie capaci di generare cambiamento.
Per le Diocesi del Piceno, i due appuntamenti sono stati seguiti da due illustri delegati:
- all’incontro di Roma ha partecipato Marco Tamburro, consigliere presso il Comune di Grottammare e referente regionale Marche della “Rete di Trieste“, la realtà degli amministratori cattolici italiani nata in seno alle Settimane Sociali;
- al laboratorio di Firenze, invece, ha preso parte Franco Veccia, delegato regionale Marche per la Pastorale Sociale, del Lavoro e della Cura del Creato e responsabile diocesano dello stesso Ufficio per la Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto.
A Roma per far crescere il dialogo, motore della democrazia e della partecipazione
Il Seminario nazionale di Roma, ospitato alla Casa San Juan de Ávila, si è aperto con la preghiera e l’introduzione del direttore dell’Ufficio Nazionale di Pastorale Sociale e del Lavoro, don Bruno Bignami.
A seguire, le relazioni del prof. Agostino Giovagnoli, sullo stile dei cattolici nella Costituente, e della prof.ssa Daniela Ropelato, sul dialogo nella democrazia deliberativa, hanno offerto una cornice culturale e politica di grande spessore.
Nel cuore della mattinata, poi, lo spazio dedicato alle esperienze ha portato al centro la concretezza: prima l’intervento sul “Cantiere della passione politica” di Reggio Calabria, curato da Magda Galati; poi la testimonianza del nostro Marco Tamburro, invitato a presentare il tema degli strumenti partecipativi in amministrazione.
“È stata un’esperienza decisamente stimolante, interessante ed estremamente positiva – commenta il consigliere grottammarese -, animata da un confronto profondo. La cosa più significativa è stata assistere a un confronto costruttivo tra persone con diversi orientamenti politici, a dimostrazione del fatto che la pluralità delle idee è una ricchezza quando si dialoga con onestà. Quando al centro c’è il bene comune, le diverse visioni non dividono, ma diventano tasselli per costruire soluzioni reali per la comunità“.
“È emersa senza dubbio la necessità di continuare a fare politica dal basso. Ognuno di noi si assuma le proprie responsabilità e faccia la propria parte! La cosa importante è essere convinti che si possa fare e che chi può faccia davvero! Ognuno di noi è chiamato ad impegnarsi nel suo piccolo, per far sì che la politica torni ad occuparsi del benessere e della felicità dei cittadini” – prosegue Tamburro.
“In un tempo in cui la sfiducia verso le istituzioni cresce, la partecipazione non è un optional, ma un dovere democratico. A Roma ho percepito una comunità viva, desiderosa di confrontarsi senza paura. Personalmente ho raccontato come alcuni strumenti – ad esempio il bilancio partecipativo, le assemblee civiche e i patti di collaborazione – possano diventare ponti tra cittadini ed amministrazioni. Quando ci si ascolta davvero e si lavora oltre gli schieramenti, la politica smette di essere un’arena e torna a essere un servizio“.
Conclude quindi Tamburro: “Questo Seminario ci ha ricordato che il dialogo non è solo un metodo: è la condizione per far crescere il Paese“.
A Firenze un laboratorio di comunità: spiritualità, Barbiana e nuovi stili di vita
Quasi in continuità ideale con Roma, il Laboratorio nazionale dei Nuovi Stili di Vita ha riunito a Firenze operatori e operatrici degli Uffici diocesani, facilitatori, membri delle reti territoriali e collaboratori delle commissioni.
Il programma, articolato in tre giorni, ha alternato momenti comunitari, relazioni, lavori di gruppo, esperienze a Km 0 e un’assemblea deliberativa. La giornata di Sabato è stato segnata dalla visita a Barbiana, con due incontri con l’associazione locale e la preghiera nella scuola di don Milani, seguiti dalle relazioni di Rosanna Virgili e Francesco Gesualdi. Nel pomeriggio, la metodologia della microscrittura ha guidato il lavoro dei gruppi, mentre la giornata di ieri, Domenica 27 Giugno, l’assemblea finale ha definito percorsi concreti per rafforzare l’agire in rete.
Tra i partecipanti, il nostro Franco Veccia ha espresso una riflessione intensa e profondamente legata al luogo visitato:
“Entrare nella scuola di Barbiana è stato come attraversare una soglia: non solo geografica, ma spirituale. Ho provato una grande emozione nel ritrovarmi tra quei banchi, ascoltando gli alunni di don Milani, la biblista Rosanna Virgili e i responsabili delle Reti diocesane dei nuovi stili di vita. In quei luoghi ho percepito fortemente la forza di un uomo che ha rivoluzionato l’educazione, trasformandola da strumento selettivo a motore di giustizia sociale.
Camminare nelle stanze della scuola, vedere le mappe, i libri consumati, la pedana da cui don Milani insegnava, significa toccare con mano un laboratorio educativo che ha anticipato di decenni i temi dell’inclusione, della responsabilità e della partecipazione. A Barbiana tutto parla: il silenzio della montagna, la semplicità degli ambienti, la cura con cui i ragazzi di allora hanno conservato ogni dettaglio. È un luogo che non si visita soltanto, si attraversa. E quando lo si attraversa, qualcosa cambia.
“Il suo ‘I Care’ non è uno slogan, ma un criterio di vita – prosegue il delegato regionale PSL -: significa farsi carico, non voltarsi dall’altra parte, costruire comunità. Don Milani ha insegnato che nessuno si salva da solo e che la scuola deve essere un ascensore sociale, non un recinto che esclude. In questi giorni ho visto che quella eredità è viva: la si respira nei racconti degli alunni, nella passione dei relatori, nella ricerca condivisa delle nostre reti diocesane.
Conclude Veccia: “Barbiana ci chiede di continuare a scegliere la cura contro l’indifferenza, la responsabilità contro il disimpegno, la comunità contro la solitudine. È una chiamata esigente, ma profondamente liberante. E oggi più che mai abbiamo bisogno di quella radicalità educativa che non si accontenta di osservare il mondo, ma prova a trasformarlo”.
Due eventi, un’unica direzione: costruire futuro attraverso il dialogo e la cura
Roma ha offerto la cornice teorica e politica del dialogo come fondamento della democrazia.
Firenze ha mostrato come la spiritualità dei nuovi stili di vita possa diventare prassi condivisa, generativa, radicata nei territori.
La Pastorale Sociale e del Lavoro della CEI, attraverso questi due appuntamenti, ha rilanciato una visione chiara: la crescita del Paese passa dalla capacità di ascoltarsi, di collaborare e di costruire reti che mettano al centro la dignità delle persone e la responsabilità verso il bene comune.













