CASTIGNANO – Ieri, martedì 23 giugno, a Castignano, la comunità si è ritrovata per una toccante e intensa cerimonia: l’intitolazione del campetto da calcio parrocchiale al giovane Mattia Martoni, un ragazzo benvoluto da tutti, sempre sorridente, morto a soli 17 anni a causa di un incidente stradale avvenuto nell’ottobre 2025.
Presenti il vescovo delle Diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, Mons. Gianpiero Palmieri, che ha presieduto la celebrazione Eucaristica; il parroco della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di Castignano, Mons. Vincenzo Catani, e il parroco delle parrocchie di Comunanza, Force e Montemonaco, don Luca Rammella, che hanno concelebrato la Santa Messa. Erano inoltre presenti il sindaco di Castignano, Fabio Polini, i genitori, i fratelli e i familiari del giovane Mattia, gli amici e una numerosa rappresentanza della comunità castignanese.
«Mattia è morto in ottobre, ma per tutti noi non è mai scomparso. Vive nel nostro cuore, lo sentiamo accanto a noi e il suo ricordo rimarrà per sempre. Oggi vogliamo rendere ancora più viva la sua presenza attraverso l’intitolazione di questo campetto alla sua memoria. Chiunque verrà qui a giocare vedrà la sua foto e lo sentirà ancora più vicino. Concludo prendendo a prestito le parole di Alessia, la sorella di Mattia: “Vola in alto come le aquile, sì, molto in alto”». Con queste parole, piene di speranza, Mons. Catani ha aperto la cerimonia, proseguita poi con lo scoprimento della targa commemorativa. Un momento particolarmente emozionante, vissuto insieme dal vescovo Palmieri, da don Catani, dal sindaco Polini e dalla famiglia di Mattia.
«Ci ritroviamo insieme a vivere questa Eucaristia, nella quale sentiamo che tutto è affidato alle mani di Dio, dal quale tutto ha origine e al quale ciascuno di noi farà ritorno. Mattia, nostro compagno di cammino, figlio e fratello, ha già compiuto il suo percorso terreno ed è in Dio. Questa certezza ci aiuta a collocare la nostra vita nella giusta prospettiva: ci rendiamo conto di essere in cammino e comprendiamo quanto preziosa sia la vita che ci è donata. Essa ci sostiene nel vivere con meno dolore e tristezza questo momento. Questa Eucaristia è la celebrazione della Pasqua del Signore della vita, nel quale tutto rinasce». Con queste parole è iniziata la Santa Messa.
Nell’omelia, Mons. Gianpiero Palmieri ha sottolineato più volte come la vita non venga tolta e come la morte non rappresenti una fine, ma un passaggio da una dimensione terrena a una celeste: «Gesù ci ricorda: “Nessuno mi toglie la vita, sono io che la dono”. Gesù fa della sua vita un dono d’amore e proprio nel momento in cui dona tutto sé stesso non muore, perché chi dona la vita non muore mai. Nel Vangelo, Gesù ribadisce più volte che chi lo segue e ascolta la sua Parola, chi è suo discepolo, chi mangia la sua carne e beve il suo sangue, è già passato dalla morte alla vita. Gesù ci insegna che la morte fisica è soltanto un entrare ancora più profondamente nella vita piena.
Per Cristo, la vita eterna non è soltanto il Paradiso futuro, ma una vita straordinaria che inizia già sulla Terra. Una vita che viene da Dio e che, proprio per questo, nemmeno la morte può fermare. Gesù non ha detto: “Chi muore avrà la vita eterna”, ma: “Chi mi segue ha la vita eterna”, cioè la possiede già fin da ora.
Con il Discorso della Montagna, Gesù ci suggerisce di dare valore alle cose davvero preziose e ci insegna a custodirle con cura. Ci invita inoltre a fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi. Ci chiede di non mettere noi stessi al centro del mondo, ma di vivere guardando alla realtà degli altri, alle loro difficoltà e alle loro necessità. Ci suggerisce di mettere al centro non il nostro “io”, ma l’amicizia, l’amore e la gioia. Gesù ci invita a donarci per primi.
Questo campo da calcio è un luogo dove esplodono la vita, la gioia e il desiderio di fare squadra. In questo campo sono passate e passeranno intere generazioni. Qui la vita non si ferma, ma rinasce continuamente con le nuove generazioni. È bello celebrare proprio qui l’Eucaristia, perché in questo luogo si impara il segreto della vita: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”.
Dobbiamo passare per la porta stretta: il nostro io deve ridimensionarsi. Molti ragazzi mi hanno confidato che vorrebbero restare bambini, ma il mondo ha bisogno che i bambini crescano e diventino adulti. Ogni cambiamento comporta inevitabilmente una piccola morte, ma soltanto perché possa nascere qualcosa di nuovo. La vita è un continuo morire e rinascere. Questo è il significato profondo contenuto nel nostro Battesimo e che si compirà pienamente nel giorno della nostra morte. Sarà la nostra ultima e definitiva rinascita, quella che avverrà in Dio.
Sappiamo che la vita di Mattia è stata molto breve, ma sappiamo anche che la vita che Dio ci dona non muore mai. Spesso non ci rendiamo conto di avere accanto a noi amici, fratelli e sorelle che già vivono in Dio. Quando celebriamo l’Eucaristia, essi sono presenti: ci ritroviamo insieme come un unico corpo, la Chiesa della Terra e la Chiesa del Cielo».
Nessuno di coloro che ci hanno preceduto in Paradiso finirà nel dimenticatoio: nessuno muore davvero, ma vive in Dio. Chiediamo al Signore che ci aiuti ad attraversare tutti i passaggi della vita e a comprendere la sapienza racchiusa sia nella vita sia nella morte. Impariamo a fare squadra, a essere giocatori generosi che sanno passare la palla. Impariamo a considerare la vita come un’avventura straordinaria nella quale Dio non ci tradisce e non ci inganna, ma ci dona vita in abbondanza. Un giorno riabbracceremo Mattia e sentiremo che nulla ci ha mai separato da lui.
Al termine della Santa Messa, la sorella di Mattia ha voluto salutare i presenti con un toccante ricordo del fratello: «A nome di tutta la mia famiglia desidero rivolgere alcuni ringraziamenti. Innanzitutto vorrei ringraziare di cuore il nostro vescovo, che ci ha fatto dono della sua presenza, sempre gentile, attento e premuroso nei nostri confronti. Un grande grazie anche al nostro parroco, il carissimo don Vincenzo, che ha promosso questa iniziativa dedicata a Mattia e che non smette mai di incoraggiarci, guidarci e sostenerci.
Grazie al sindaco Fabio Polini per essere qui con noi e grazie a tutti voi: amici, parenti, compaesani e conoscenti. Un pensiero particolare va ai compagni di classe di Mattia, che anche oggi hanno voluto essere presenti. Un ringraziamento speciale va inoltre alla famiglia Lucadei, che ha donato la targa in ricordo di Mattia, e ai ragazzi dell’Associazione Frangar non Flectar, che hanno accolto con entusiasmo questa iniziativa.
Grazie davvero a tutti per la vostra presenza e per il vostro affetto. Non è facile per me e per la mia famiglia trovare le parole. Mattia ha lasciato un vuoto enorme nella nostra casa, un vuoto che nulla e nessuno potrà mai colmare. Ma ci ha lasciato anche molto altro: una pace profonda che non cancella il dolore, ma che ci conforta e ci aiuta ad andare avanti, perché sappiamo che Mattia è con Gesù e continua a essere qui con noi, in un modo diverso, ma vero e reale.
Ci ha lasciato il suo ricordo, così vivo che spesso, davanti a qualcosa che ci infastidisce o a un torto subito, sembra ancora di sentire la sua voce che ci dice: “Ma lascia perdere”, perché per lui le cose davvero importanti erano altre. Oppure, quando siamo agitati e in ansia, sembra ancora di vederlo mentre dice a mamma: “Tranquilla, mà, tanto prima o poi tutto si risolve”.
Ci ha lasciato i suoi insegnamenti: il perdono, l’altruismo, il sacrificio, la semplicità delle piccole cose, l’attenzione verso i più fragili e il valore autentico della famiglia, quel luogo dove tutto diventa più leggero quando si è insieme. Era il più piccolo di casa, ma spesso era anche il più buono e il più saggio. Parlava poco, ma sorrideva tanto.
E anche ora, Mattia, sorridi. Sorridi perché sei con Dio e sorridi perché oggi vedi qui tante persone che ti vogliono bene. Sorridi sempre e donaci la pace, la forza e il coraggio per raggiungerti un giorno là dove ora tu sei, nella gioia senza fine. Grazie ancora a tutti da parte di Beppe, Daniela, Alessia e Christian».
Il vescovo Gianpiero Palmieri ha inoltre ricordato che uno striscione dedicato a Mattia, realizzato dai suoi compagni di classe, campeggia ancora presso l’Istituto Ulpiani di Ascoli Piceno in sua memoria.
Nel corso della cerimonia è stato anche piantumato un mandorlo in ricordo di Mattia. La scelta è ricaduta proprio su questa pianta perché, come ha sottolineato Mons. Catani, «il mandorlo è il primo albero che fiorisce in primavera», simbolo di rinascita, speranza e vita nuova.
















