MARCHE – Al termine dell’incontro nazionale della Consulta CEI di Pastorale Sociale e del Lavoro, svoltosi a Torino dal 18 al 20 Giugno 2026, Franco Veccia, delegato regionale PSL per le Marche, torna a casa ed offre una lettura lucida ed appassionata dei nuovi orientamenti dedicati alle aree interne, trasformando il tema in un vero e proprio manifesto di rinascita territoriale.
Un cambio di passo: da periferie abbandonate a luoghi di rinascita
Racconta Veccia: “Il recente incontro nazionale della Consulta CEI di Pastorale Sociale e del Lavoro ha ridefinito il concetto di ‘rifare comunità’ per le aree interne. I nuovi paradigmi si concentrano sulla considerazione di queste aree non come periferie abbandonate, ma come luoghi generativi di futuro, ecologia integrale e cura del bene comune, e quindi sulla trasformazione di questi territori in grandi opportunità di rinascita”.
Per la Pastorale Sociale – aggiunge – questo si traduce nel valorizzare i piccoli centri periferici, trasformandoli in laboratori di speranza, innovazione e coesione territoriale contro lo spopolamento.
Il delegato regionale PSL sottolinea che “la rigenerazione delle aree interne richiede un cambio di passo” e che “questo comporta ripensare la comunità non come un gruppo isolato, ma come una rete viva“, ribadendo con forza che “i territori interni sono chiamati a diventare laboratori di futuro”.
“Per la Pastorale Sociale – spiega Veccia – questo significa passare dall’assistenza alla generazione di comunità. I piccoli paesi offrono stili di vita sobri, aria pulita e un forte senso di solidarietà, rappresentando un modello alternativo alle grandi città”.
I nuovi paradigmi: dalla cura della chiesa alla cura del territorio
Veccia illustra i quattro punti chiave del nuovo approccio:
- “Dalla conformità alla rete“: i piccoli paesi soffrono per spopolamento e mancanza di servizi, perciò “occorre pensare e agire in termini di comunità”. La soluzione è “unire e rafforzare la collaborazione tra le forze di parrocchie, comuni, associazioni, con protagonismo dei molteplici attori del territorio”.
- “Investire sul capitale umano di qualità” che può guidare più piccole comunità, “creando un forte legame tra i vari paesi”.
- “Sussidiarietà orizzontale“, attraverso patti di collaborazione.
- “Investimento personale, sociale ed economico” insieme sul territorio.
Per quanto riguarda il ruolo della Chiesa, Veccia afferma che occorre andare “dalla cura della chiesa alla cura del territorio“.
Secondo il delegato regionale, infatti, “la Chiesa e le associazioni parrocchiali sono chiamate ad aprirsi al mondo esterno: le parrocchie diventino punti di incontro per tutti. Davvero tutti!“.
Veccia, inoltre, richiama l’importanza di “promuovere l’economia agricola e il lavoro sano, per proteggere l’ambiente e la natura”.
“Un pensiero particolare – conclude Veccia – va a chi vive e resiste nei piccoli borghi. La società deve ringraziare chi decide di vivere, lavorare o tornare nei borghi. Queste persone salvano il territorio dall’abbandono. Mantengono vive le tradizioni e la cultura locale“.
Sulle orme dei Santi sociali
Veccia conclude raccontando il pomeriggio “particolarmente interessante ed emozionante” trascorso a visitare alcuni spazi espositivi dedicati ai santi sociali, come la mostra “Verso l’Altro”, dedicata a San Pier Giorgio Frassati, e la sezione multimediale “SancTOrum“, situata nel complesso della chiesa di Santa Maria di Piazza, che racconta la vita dei santi e dei beati piemontesi che hanno dedicato la loro vita ai poveri e ai lavoratori”.
“Donne e uomini che hanno avuto lo sguardo fisso al cielo – afferma Veccia -, e proprio per questo hanno saputo essere ben ancorati sulla Terra, sporcandosi le mani dell’umanità che incontravano, affinché fosse resa più bella, affinché fosse resa un’umanità più vivibile e abitabile per tutti”.







