ASCOLI PICENO – In occasione della riapertura della chiesa del Sacro Cuore ad Ascoli Piceno abbiamo visitato don Mario Cataldi, parroco della suddetta chiesa e di quella dei Santi Pietro e Paolo, entrambe situate nel quartiere di Campo Parignano.
Don Mario ha raccontato la storia del quartiere e l’importanza che la chiesa del Sacro Cuore ha avuto per la comunità locale e, più in generale, per la diocesi di Ascoli Piceno. Si è inoltre soffermato a ringraziare le associazioni parrocchiali e i vari benefattori che hanno reso possibile il restauro e la riapertura della chiesa.
Il legame tra il Sacro Cuore e Campo Parignano
Il quartiere di Campo Parignano è così chiamato perché, prima dell’espansione della città, era effettivamente una zona di campagna. La città era infatti racchiusa entro le mura e vi si accedeva attraverso Porta Tufilla, passando su un antico ponte romano: andando a destra si entrava in città, mentre andando a sinistra si proseguiva verso Porta Maggiore.
Negli anni Venti venne realizzato un nuovo ponte che collegava il centro storico a questo quartiere. Fu allora che il compianto vescovo Apollonio Maggio, osservando dalla nuova infrastruttura la collinetta che aveva di fronte, pensò di far costruire una chiesa. Fin dall’inizio si decise di dedicarla al Sacro Cuore, una devozione allora molto diffusa e presente in tutte le diocesi.
Prima della costruzione della chiesa era presente un sacrario dedicato ai caduti della Prima guerra mondiale. Tutto ciò che vi era custodito è stato successivamente trasferito nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, dove oggi si trova un sacrario dedicato ai caduti di tutte le guerre. Al posto del vecchio sacrario sorse quindi l’attuale chiesa del Sacro Cuore, la cui costruzione richiese circa dieci anni.
Nel 2019 il vescovo emerito monsignor Giovanni D’Ercole propose a noi sacerdoti di unificare le due parrocchie del quartiere: quella del Sacro Cuore, più antica, e quella dei Santi Pietro e Paolo, istituita negli anni Sessanta recuperando un antico complesso conventuale appartenente ai francescani.
Dal 2019 viviamo quindi come un’unica comunità. Pur mantenendo distinti i titoli parrocchiali, da alcuni anni ci ritroviamo prevalentemente presso la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, poiché la chiesa del Sacro Cuore è rimasta chiusa per i lavori di restauro successivi al terremoto. Anche dal punto di vista pastorale operiamo con un unico Consiglio pastorale e cerchiamo di vivere come una sola realtà, pur disponendo di questi due “polmoni”.
Che significato ha per lei e per la comunità la riapertura della chiesa?
Questa è una chiesa molto amata. Esiste da molto prima di quella dei Santi Pietro e Paolo, che oggi è la più frequentata. La chiesa è in stile classico e ha beneficiato di un recente adeguamento liturgico degli arredi interni, che ritengo particolarmente ben realizzato. Al suo interno è inoltre presente un affresco dedicato al Sacro Cuore, opera del noto pittore ascolano Dino Ferrari.
Che messaggio vuole rivolgere ai fedeli in occasione della riapertura?
Cerchiamo sempre di trasmettere l’idea di essere un’unica comunità. Abbiamo due chiese che utilizziamo al meglio, valorizzando ciascuna per le proprie caratteristiche.
Il mio augurio è quello di continuare a vivere con questa mentalità. Le attività pastorali, come il catechismo, si svolgono prevalentemente qui, poiché disponiamo di locali più adatti. Presso il Sacro Cuore, invece, abbiamo un ampio salone che utilizziamo come sede dell’oratorio parrocchiale. La struttura è organizzata in modo moderno ed è affidata a istruttori che curano diverse attività.
Tengo a precisare che non abbiamo affittato gli spazi né affidato la gestione a soggetti esterni. Siamo stati noi a costituirci come associazione sportiva dilettantistica e a organizzare direttamente le attività. Cerchiamo quindi di ottimizzare al meglio tutti gli ambienti disponibili.
Naturalmente le celebrazioni si svolgono in entrambe le chiese, anche se quelle principali hanno luogo presso i Santi Pietro e Paolo. Per questo motivo posso azzardare a dire che il Sacro Cuore stia assumendo sempre più le caratteristiche di un santuario.
Il 12 giugno, giornata dedicata alla santificazione dei sacerdoti, si è celebrata la festa liturgica del Sacro Cuore. In quell’occasione il vescovo Palmieri ha promosso un incontro con i sacerdoti delle diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto e l’atmosfera della chiesa ci ha aiutato a riflettere profondamente su questi temi.
Ci sono state persone o associazioni che hanno contribuito in modo particolare?
Abbiamo avuto diversi benefattori: persone legate storicamente a questa chiesa che hanno potuto sostenerci economicamente e alle quali siamo profondamente grati.
La chiesa è stata restaurata grazie ai fondi destinati agli interventi post-sisma. Inoltre è stato restaurato anche l’organo a canne, che oggi è nuovamente perfettamente funzionante.
Per i lavori era stata stanziata una somma specifica; tuttavia abbiamo dovuto sostenere ulteriori spese, come il deposito delle suppellettili, la pulizia della chiesa e il restauro di elementi non compresi nell’appalto eseguito dalla ditta incaricata. Le somme impiegate per queste necessità sono state recuperate grazie alla generosità dei benefattori, che hanno dimostrato grande sensibilità verso la riapertura della chiesa.
Ha un ringraziamento particolare da rivolgere?
Qui vive ancora il parroco emerito, monsignor Emidio Rossi, che continua a essere un collaboratore molto stretto. È una persona sensibile e profondamente legata a questa chiesa. Lo ringrazio per la sua costante presenza e per l’aiuto offerto in numerose occasioni.
Quale auspicio affida alla comunità in questo giorno di festa?
Il nostro auspicio è che gli abitanti del quartiere si sentano sempre più uniti e parte di un’unica comunità ecclesiale.


