SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Sono felice di essere qui oggi. Siete così numerosi, venuti a onorare Sant’Antonio nel giorno della sua festa. Antonio nasce a Lisbona in una famiglia nobile e benestante, viene battezzato e il suo cammino inizia in modo più agevole rispetto a molti altri. In seguito, però, l’incontro con Francesco segnerà profondamente la sua vita. Antonio era pieno di Grazia, manifestazione dello Spirito Santo. A un certo punto il Vangelo diventa per lui una realtà viva, non più soltanto l’educazione ricevuta dalla sua devota famiglia. Quando incontra Francesco, intorno ai 25 anni, rimane colpito dal modo in cui il Santo di Assisi viveva integralmente il Vangelo di Gesù, senza compromessi, facendone esperienza quotidiana e concreta».
Con queste parole il Vescovo della Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, Mons. Gianpiero Palmieri, ha iniziato l’omelia della celebrazione del 13 giugno alle ore 8.30 nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Padova a San Benedetto del Tronto. Hanno concelebrato il Padre Guardiano Andrea Cannuccia OFM Conv., don Luigino Scarponi e ha prestato il proprio servizio all’altare il diacono Walter Gandolfi.
«Oggi ricordiamo il Cuore Immacolato di Maria, oltre a Sant’Antonio – ha proseguito mons. Palmieri –. Al tempo di Francesco non c’erano sacerdoti attorno a lui, ma soprattutto laici. Lo stesso Francesco diventerà diacono soltanto più tardi. Antonio, seguendo il suo esempio, si sente chiamato a vivere il Vangelo, a metterlo in pratica e ad annunciarlo a tutti gli uomini, portando la buona notizia dell’amore di Dio.
Spesso facciamo le cose perché dobbiamo farle, e va bene anche così. Tuttavia ricordiamo che azioni, doveri e impegni devono essere sempre accompagnati dall’amore, lo stesso amore di Dio. Se l’iconografia ci presenta Antonio con il Bambino Gesù tra le braccia, non è soltanto per un’immagine suggestiva, ma perché egli amava profondamente il mistero dell’Incarnazione: Gesù che si fa uomo, vive la Passione, muore e risorge. Quando Antonio predicava con tanta efficacia non era soltanto per la sua preparazione culturale e retorica, favorita dagli studi compiuti grazie alle possibilità della sua famiglia. Riusciva a coinvolgere le folle perché parlava con passione e metteva amore nelle sue parole.
La sua missione era trasformare i cuori attraverso il Vangelo, andando oltre il semplice fatto di essere battezzati. Non colpiva gli animi soltanto per la sua eloquenza, ma perché era profondamente innamorato del Vangelo. Spesso ripetiamo il proverbio “l’amore è cieco”, ma in realtà l’amore vede molto bene, va oltre le apparenze e supera ogni ostacolo. Lo sanno le coppie che condividono da tanti anni la vita insieme e lo sanno i genitori nel loro amore incondizionato per i figli.
Guardare la realtà con gli occhi dell’amore ci aiuta a superare ogni difficoltà. Antonio osservava la vita con l’amore di Dio e lo riconosceva nei poveri, negli ultimi e negli emarginati. Ancora oggi ci invita ad amare chi ci è vicino e a guardare il prossimo non solo nei suoi bisogni materiali, ma anche in quelli spirituali. Antonio visse soltanto 36 anni, ma il suo immenso amore continua a farsi sentire e ad accendere i cuori; altrimenti non saremmo qui oggi. Il suo amore ci conduce a Gesù, vivo in mezzo a noi.
La sua missione non fu soltanto la diffusione del Vangelo, ma soprattutto quella dell’amore di Dio. Antonio era innamorato del Signore e servì la Chiesa senza mai perdere la giusta direzione. Lui e Francesco erano profondamente legati al mistero dell’Incarnazione. Cerchiamo anche noi di affrontare la vita e i nostri doveri con amore e piena adesione al Vangelo: così sapremo affrontare ogni prova e ogni avversità. Auguri di cuore, in particolare agli edili, ai quali questa celebrazione è dedicata, e a tutti coloro che portano il nome di Antonio e Antonia».
Sant’Antonio di Padova, al secolo Fernando Martins de Bulhões, morì il 13 giugno 1231 alle porte della città che oggi custodisce le sue spoglie mortali. La sua straordinaria testimonianza di fede ha dato origine, nei secoli, a numerose comunità e a chiese diffuse in tutto il mondo. Anche nella parrocchia sambenedettese la celebrazione è stata partecipata da una folla di fedeli raccolti in preghiera.
Al termine della Messa, Padre Cannuccia ha invitato Stefano, volontario della Caritas, a rivolgere un breve saluto ai presenti. «La carità sia uno stile di vita – ha affermato – come Sant’Antonio ci ha insegnato. Guardiamo ai poveri e alle necessità delle persone non soltanto con un aiuto economico, ma soprattutto con umanità, condivisione e misericordia».
Come da tradizione, al termine della celebrazione il Padre Guardiano ha invitato tutti i partecipanti a raggiungere l’oratorio adiacente per condividere la colazione in un clima di fraternità e semplicità.
Nel pomeriggio le celebrazioni sono proseguite con la tradizionale benedizione dei bambini della città, svoltasi alle ore 18 all’interno della chiesa. A seguire si è tenuta la processione in onore di Sant’Antonio, accompagnata dalla Nuova Banda Città di Grottammare. Il corteo ha attraversato alcune delle principali vie del quartiere fino a raggiungere Piazza Pericle Fazzini, dove è stata celebrata la solenne Eucaristia animata dalla Corale “Padre Domenico Stella”.
La giornata si è conclusa con la distribuzione del pane benedetto, simbolo della carità antoniana, e con un momento musicale offerto dalla banda cittadina presso il Parco Karol Wojtyła.








