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FOTO Grottammare, dalla criminalità organizzata a “Casa Mia”: inaugurato il nuovo progetto di Omphalos

 

GROTTAMMARE – Un pomeriggio di festa comunitaria che sa di inclusione e di riscatto collettivo: così Grottammare ha accolto, Sabato 6 Giugno 2026, alle ore 18:00, l’inaugurazione di “Casa Mia”, il nuovo progetto di autonomia abitativa e sociale promosso da “Omphalos – Autismo & Famiglie” ODV nella nuova sede del Centro “BeBlu!”, trasferita da Acquaviva Picena al quartiere grottammarese del Tesino Village, in una struttura confiscata alla criminalità organizzata e finalmente restituita al territorio.

Per l’occasione, erano presenti gli associati, i volontari e le famiglie di “Omphalos – Autismo & Famiglie” ODV, a partire dai vertici: Simone Maestrini, psicologo, padre di un ragazzo con autismo, coordinatore del Centro “BeBlu!” e responsabile del progetto “Casa Mia”; Beniamino D’Ercoli e Libera Sciocchetti, consiglieri del Direttivo di “Omphalos”; Walter Torre e Maria Mencoboni, rispettivamente presidente ed ex presidente dell’associazione.

Presenti anche i rappresentanti delle associazioni che hanno dato un importante contributo alla sistemazione della nuova sede, oltre alle maggiori autorità civili, militari e religiose del territorio.

Il progetto “Casa Mia”: una palestra di autonomia per giovani con autismo

A fare gli onori di casa è stato il dott. Simone Maestrini, il quale ha detto: “Oggi diamo vita al progetto ‘Casa Mia’. Questa villa da ora in poi non sarà più un luogo privato e chiuso, ma una vera e propria ‘palestra’ di autonomia abitativa e sociale, pensata per colmare quel vuoto che spesso si apre dopo il percorso scolastico dei ragazzi e delle ragazze con autismo. Qui impareranno a prendersi cura di loro stessi, ad integrarsi nel tessuto sociale e ad avviarsi verso il mondo del lavoro”.

Nella nuova casa, infatti, i giovani saranno accompagnati da educatori e supervisori in un percorso quotidiano di crescita che prevede la cura di sé, la gestione degli spazi, l’organizzazione della vita domestica, lo sviluppo di competenze sociali e relazionali. Insomma un vero laboratorio di autonomia, costruito passo dopo passo, con attenzione e professionalità.

Il presidente Walter Torre, dopo aver sottolineato le difficoltà economiche, burocratiche e strutturali affrontate, ha definito il progetto “Casa Mia” come “un’accademia formativa per la vita, dove i ragazzi potranno imparare autonomie quotidiane come cucinare, vestirsi, curare gli spazi e svolgere attività propedeutiche al lavoro, fino a sperimentare il pernottamento”. Ha concluso: “Spesso noi sottovalutiamo le capacità dei nostri ragazzi; invece dobbiamo crederci. E questa volta noi ci crediamo davvero!“.

Una festa che segna un nuovo inizio: l’inclusione mette radici nella comunità

Accanto ai laboratori educativi già attivi con terapiste certificate A.B.A. (Applied Behavior Analysis), Omphalos avvierà collaborazioni con le attività del territorio per favorire percorsi di inserimento lavorativo. L’obiettivo è chiaro: l’inclusione non è un concetto astratto, ma un processo che diventa reale quando una comunità accoglie, valorizza e garantisce dignità.

A giudicare dall’evento inaugurale, che è stato aperto a tutta la cittadinanza e al quale hanno partecipato numerose persone, sembra che l’apertura ed il coinvolgimento della comunità siano già grandi. Lo stesso Maestrini ha ringraziato la rete straordinaria di persone che hanno scelto di compiere del bene.

Queste le associazioni menzionate:

Maestrini ha inoltre ringraziato i condomini che hanno concesso gli spazi condominiali in cui si è svolta la festa.

“La comunità può fare molto: docenti più attenti all’inclusione, famiglie che organizzano momenti di condivisione, operatori pastorali più formati – ha detto il coordinatore Maestrini -. È necessario creare una comunità educante ed educata che sia in grado, da un lato, di riconoscere i bisogni e, dall’altro, di valorizzare le abilità e le risorse dei bambini e dei ragazzi con autismo”.

A sostenere la necessità di poter contare su una comunità inclusiva è stato anche il vicario generale delle Diocesi del Piceno, padre Giancarlo Corsini, il quale, dopo aver portato il saluto del vescovo Gianpiero Palmieri, ha fatto una riflessione sul valore cristiano della cura dell’altro:

“Credo che la presenza di questo immobile qui sia un segno prezioso che spezza la coltre della cultura dell’indifferenza“. Poi ha aggiunto: “Noi cristiani abbiamo una responsabilità in più: un giorno, infatti, il Signore non ci chiederà quanti rosari avremo detto, ma se avremo amato“.

Il vicario generale ha quindi benedetto la nuova sede di “Omphalos”. Infine ha ringraziato ed incoraggiato i volontari, assicurando loro vicinanza ed offrendo anche la propria disponibilità all’ascolto una volta alla settimana nella sede della Curia sambenedettese.

Un bene confiscato alle mafie che torna a vivere

La nuova struttura di via Modigliani n. 4, confiscata alla criminalità organizzata 13 anni fa, è stata assegnata all’associazione tramite bando pubblico circa tre anni fa e lo scorso fine settimana, finalmente, è divenuto uno spazio di vita e di comunità, che potrà accogliere persone nello spettro autistico e sostenere le loro famiglie.

Grande la soddisfazione del vicequestore Guido Riconi, dirigente del Commissariato di Polizia di San Benedetto del Tronto, il quale ha espresso gioia e commozione nel vedere un bene confiscato trasformato in un progetto sociale. “A volte vedere queste situazioni dà senso al nostro lavoro – ha detto -, perché domani andremo in ufficio con uno stimolo in più”.

Colmo di gioia anche il dott. Alessandro Rocchi, primo cittadino di Grottammare, il quale, dopo aver ricordato che questo è il secondo bene confiscato alle mafie nel Comune grottammarese, ha ricostruito il lungo iter amministrativo che ha portato all’assegnazione dell’immobile ad “Omphalos” e ha definito l’inaugurazione “il coronamento di un sogno”. Ha poi ringraziato tutti coloro che si sono prodigati per raggiungere questo risultato, sottolineando l’ottimo lavoro di squadra tra Comune, associazioni, volontari e professionisti.

Dello stesso avviso anche il prof. Enrico Piergallini, attualmente consigliere della Regione Marche, ma sindaco della città quando il bene è stato sottratto alla criminalità ed assegnato provvisoriamente al Comune. Nel suo intervento Piergallini ha evidenziato il ruolo decisivo della collaborazione tra Istituzioni e Terzo Settore: “È stato un percorso di tutto lo Stato. Oggi, quello che era un bene privato, acquisito con attività illecite, vede un futuro aperto, collettivo, partecipato per tutti.  La giornata di oggi ci ricorda quanto sia importante credere nelle Istituzioni”.

Durante l’intenso pomeriggio Maestrini ha ringraziato anche gli altri rappresentanti delle istituzioni presenti, sia per la collaborazione già in atto, sia per quella che verrà: il maggiore Francesco Tessitore, comandante della Compagnia dei Carabinieri di San Benedetto del Tronto, e il luogotenente Vincenzo Paoletti della stessa Compagnia; il capitano di fregata Giuseppe Quattrocchi, comandante della Capitaneria di Porto di San Benedetto del Tronto, ed il tenente di vascello Alessandro Barra della stessa Capitaneria; infine il parroco della comunità di San Pio V a Grottammare, don Roberto Traini.

Un luogo che cambia la storia: l’omaggio alla famiglia Nencioni

Nel corso dell’inaugurazione è stato annunciato che l’associazione “Omphalos” ha avviato l’iter burocratico per intitolare la villa alla famiglia Nencioni, vittima dell’attentato mafioso di via dei Georgofili a Firenze nel 1993.

“La scelta – ha spiegato Mestrini – nasce dal desiderio di legare questo luogo, sorto dal riscatto di un bene confiscato, ai valori della legalità, della giustizia e della memoria. L’idea è maturata dopo alcuni incontri con l’associazione ‘Libera’ di Ascoli: nell’attentato morirono due bambine e la villa sarà frequentata quotidianamente da molti bambini. Da qui la volontà di trasformare la memoria della famiglia Nencioni in un riferimento vivo e condiviso, non confinato alla Toscana ma riconosciuto a livello nazionale”.

Ha concluso Maestrini: “Con questa intitolazione  la villa smette di essere un simbolo astratto e si diviene un luogo concreto di comunità, inclusione e rinascita civile”.

La nuova sede di “Omphalos” diventa così il simbolo di una grande trasformazione: uno spazio in cui il male si converte in bene comune, in cui la comunità si ritrova per costruire futuro e dignità. Durante l’inaugurazione, la partecipazione dei cittadini ha sottolineato il valore sociale di questo passaggio: non solo un cambio di sede, ma l’inizio di una storia nuova, radicata nella fiducia e nella responsabilità condivisa.