PICENO -Le associazioni Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, ACLI, CGIL, SPI CGIL, CISL, UIL e UILP esprimono forte preoccupazione in merito alle notizie apparse sulla stampa riguardanti la possibile apertura, nel territorio, di una struttura destinata al gioco e sala bingo.
Si tratta di una prospettiva che suscita apprensione in un territorio già fortemente segnato dalla diffusione del gioco d’azzardo e dalle sue conseguenze sociali. Per questo motivo le organizzazioni firmatarie chiedono alle istituzioni competenti, e in particolare all’ANCI, di assumere una chiara posizione a tutela della comunità e dei cittadini.
È opportuno ricordare che il Decreto Legge n. 87 del 2018 aveva introdotto il divieto assoluto di pubblicità dei giochi con vincita in denaro e delle scommesse, comprese le sponsorizzazioni e le forme di pubblicità indiretta. Un provvedimento che rappresentava un importante strumento di prevenzione e tutela sociale e che, negli anni successivi, ha subito un progressivo indebolimento.
La dipendenza da gioco d’azzardo continua infatti a crescere anche nella provincia di Ascoli Piceno, coinvolgendo un numero sempre maggiore di persone. Particolarmente preoccupante è l’aumento dei casi tra i giovani e gli adolescenti, soprattutto attraverso il gioco online, mentre molti anziani e pensionati restano esposti ai rischi del gioco tradizionale.
Il rapporto 2025 di Libera, “Azzardomafie: numeri, storie, affari del Paese tra gioco legale e gioco criminale”, conferma un trend in costante crescita. Nelle Marche la spesa media annua per l’azzardo raggiunge i 2.574 euro per abitante, mentre a livello nazionale il volume complessivo del settore ha superato i 165 miliardi di euro. Parallelamente, l’introduzione di nuovi prodotti di gioco, come il “Fai3 Fai4”, caratterizzati da estrazioni sempre più frequenti, contribuisce ad ampliare ulteriormente l’offerta e l’accessibilità dell’azzardo.
Ancora più allarmanti risultano i dati di alcuni comuni del territorio: Folignano registra una spesa pro capite di 4.984 euro, Maltignano di oltre 4.200 euro e Castignano di oltre 4.100 euro, valori che collocano questi centri tra quelli con i più alti livelli di spesa per azzardo a livello nazionale.
Numerose ricerche confermano che all’aumento dell’offerta corrisponde inevitabilmente un aumento della domanda. Inoltre, sebbene il gioco online continui a crescere, il gioco fisico mantiene una presenza radicata nei territori e rappresenta ancora un forte elemento di attrazione per le fasce più vulnerabili della popolazione.
Le associazioni firmatarie ribadiscono con forza che il gioco deve essere occasione di socialità, partecipazione e crescita collettiva. L’azzardo, pur essendo legale, rappresenta invece un sistema fondato sulla casualità, sull’illusione di vincite facili e sulla possibilità di sviluppare forme di dipendenza, con conseguenze rilevanti sul piano sociale, economico ed etico.
Per queste ragioni, le organizzazioni rinnovano il proprio appello alle istituzioni affinché adottino politiche rigorose e responsabili, contrastando la diffusione di nuovi spazi dedicati all’azzardo e promuovendo al contrario iniziative di prevenzione, sensibilizzazione e cultura della legalità.
“Non chiamiamolo gioco” è il messaggio che Libera, ACLI, CGIL, SPI, CISL, UIL e UILP rilanciano al territorio: un invito a riflettere sul linguaggio utilizzato e sulle implicazioni culturali di un fenomeno che non può essere valutato esclusivamente sotto il profilo economico. Perché, dietro il principio secondo cui pecunia non olet, non possono essere ignorati i costi sociali, familiari e umani che l’azzardo continua a generare.
Firmatari
- Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
- ACLI
- CGIL
- SPI CGIL
- CISL
- UIL – Unione Italiana del Lavoro
- UILP – Unione Italiana dei Lavoratori Pensionati