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FOTO Castel di Lama, riaperta la chiesa Santa Maria degli Angeli. Vescovo Palmieri: “Grande gioia!”

CASTEL DI LAMA – Dopo oltre 17 anni di attesa ed un accurato lavoro di restauro, la storica chiesa Santa Maria degli Angeli, ubicata nella frazione di Villa Chiarini, a Castel di Lama, è stata riaperta ufficialmente al culto dei fedeli.

L’inaugurazione, avvenuta ieri, Domenica 31 Maggio 2026, durante la Messa delle ore 21:00, ha restituito alla comunità uno degli edifici più preziosi del suo patrimonio artistico.

A presiedere la Celebrazione Eucaristica è stato il vescovo Gianpiero Palmieri. Insieme a lui, hanno concelebrato altri quattro presbiteri: don Luigino Scarponi, responsabile del Clero del Piceno; don Paolo Sabatini e don Silvio Giampieri, rispettivamente parroco moderatore e parroco in solido della comunità; don Duilio Pili, già vicario parrocchiale della comunità, ora parroco in solido dell’Unità Pastorale di Sant’Egidio alla Vibrata.

Presenti anche numerose autorità civili, a partire dal senatore Guido Castelli, Commissario Straordinario di Governo alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017, e dal sindaco del Comune di Castel di Lama Mauro Bochicchio.

L’omelia del vescovo Gianpiero

Durante l’omelia, mons. Palmieri ha salutato la comunità riunita nella chiesa restaurata, un luogo che custodisce una memoria antica e preziosa. Poi, invitando i fedeli ad osservare l’edicola raffigurante la Madonna, ha evidenziato come l’immagine di Maria, “frammentata dal tempo, ma con gli occhi ancora vivi, ricorda a chi entra che lo sguardo della Madre si posa su chi passa e oggi si posa su di noi, sulla nostra comunità in festa”.

Il  vescovo Gianpiero ha sottolineato che ogni chiesa dedicata a Maria richiama il volto materno della Chiesa-popolo di Dio, come avviene nel Vangelo: “Ciò che si dice di Maria, si dice della Chiesa. La liturgia del giorno, riguardante la Visitazione, ci presenta Maria come l’arca, perché porta nel suo grembo la Parola fatta carne, Gesù. Il popolo di Israele è rappresentato da Elisabetta e Zaccaria e l’incontro tra Maria ed Elisabetta diventa una danza di gioia: Giovanni Battista, infatti, ‘danza’ nel grembo di Elisabetta e anche Maria danza, mentre innalza la sua lode a Dio attraverso il Magnificat. Il motivo della gioia di Maria è Gesù, che viene nella storia per cambiarla, ma, proprio per questa ragione, la sua danza diventa quindi simbolo della gioia della Chiesa di ogni tempo, che è piena di giubilo e gratitudine per l’incarnazione di Dio”.

Mons. Palmieri ha poi proseguito, spiegando che Maria non viene presentata come una regina, ma come “la figlia di Sion, la piccola e povera scelta da Dio: Dio, infatti, cambia la storia attraverso i piccoli e Gesù stesso è uno di loro. La vera storia — quella che costruisce futuro — non è quella narrata nei libri, ma quella che nasce dalla vita quotidiana, dalle relazioni, dalla solidarietà. Quella che dà speranza, che dà seguito”.

Il vescovo infine ha ricordato il legame tra la chiesa Santa Maria degli Angeli e il Perdono di Assisi, dono di misericordia nato dalla spiritualità francescana e celebrato il 2 Agosto di ogni anno, proprio come avviene per la festa in onore di Maria a Villa Chiarini: “È bello questo legame tra la Madonna degli Angeli e il Perdono di Assisi, segno della grazia che raggiunge tutti“.

I segni liturgici

La liturgia è proseguita con la professione di fede e la benedizione dell’altare, centro della celebrazione.

Ha detto mons. Palmieri: “Il cuore della liturgia è l’altare, simbolo di Cristo, pietra scartata e divenuta pietra angolare”. L’altare è mensa, ara e fonte, luogo in cui la comunità offre la propria vita come sacrificio spirituale.

Il vescovo ha quindi incensato prima l’altare, poi i presbiteri concelebranti ed infine tutto il numeroso popolo di Dio convenuto, spingendosi anche oltre il portone d’ingresso per raggiungere i fedeli rimasti sul sagrato della chiesa e riconoscendo che Dio “riunisce il suo popolo intorno alla mensa dei suoi figli” e rende la comunità un tempio vivo edificato su Cristo.

La gratitudine di don Paolo e don Silvio e il saluto delle autorità

Al termine dei riti di Comunione, prima della benedizione finale, don Paolo Sabatini, a nome suo e del parroco in solido don Silvio Giampieri, ha voluto esprimere alcuni ringraziamenti:  “La parola che ci sentiamo di dire in questo momento è ‘Grazie!’“. Un grazie – ha poi spiegato – rivolto prima di tutto al Signore e poi a tutta la comunità che “ci ha dato una grande mano, in ogni modo possibile”, mostrando generosità, fiducia e vicinanza. “Ciò che oggi si vede – ha detto – è frutto di un dono prezioso: un luogo che non è mai morto, ma che la comunità ha custodito con amore. Per questo invita tutti a esserne gelosi e generosi allo stesso tempo: un bene da proteggere e da condividere”. Don Paolo ha quindi evidenziato il valore della chiesa come spazio “dove la fede si esprime tramite un’arte semplice, ma significativa, dove generazioni hanno pregato, portato i figli, celebrato matrimoni. Dopo 17 anni, finalmente, si può tornare a pregare insieme come comunità viva e unita!”.

Il sindaco Mauro Bochicchio, invitato a parlare, ha confessato: “Non conoscevo questa chiesa. Mi ha tanto colpito, è davvero molto bella. Ho ascoltato dai cittadini la storia del luogo e ne ho compreso il valore profondo per il nostro paese”. Infine ha incoraggiato i presbiteri a palesare le necessità della chiesa, rivolgendo un appello al commissario Castelli per avere i fondi necessari per effettuare le ultime rifiniture.

Il commissario straordinario Guido Castelli è quindi intervenuto per sottolineare che “questi momenti sono belli e molto significativi per la ricostruzione, perché restituiscono identità e speranza“. Ha quindi ringraziato tutti coloro che hanno collaborato e ha promesso di fare il possibile per completare anche gli ultimi piccoli lavori rimasti. Infine ha invitato tutti i presenti a continuare il cammino di fede.

La celebrazione si è conclusa con il canto della corale parrocchiale che, per l’intera celebrazione, ha sottolineato il clima di gioia che ha pervaso la comunità per la riapertura di un luogo che non solo è un gioiello architettonico ed artistico, ma anche uno spazio in cui può continuare a manifestarsi la fede di tante persone.

I lavori di ristrutturazione e restauro eseguiti

La chiesa di Villa Chiarini è un gioiello di arte romanica e barocca ed è dedicata alla Vergine degli Angeli: al suo interno, infatti, contiene una meravigliosa Pala attribuita alla famiglia Giosafatti (Giuseppe o Lazzaro) che rappresenta proprio la Vergine Maria Assunta in Cielo trasportata dagli Angeli.

L’edificio, la cui costruzione risale al 1693, è stato oggetto di un complesso intervento di ristrutturazione, consolidamento sismico e restauro degli affreschi. I lavori di restauro sono stati illustrati dall’équipe tecnica ieri, alle ore 17:30, dopo la presentazione dell’opuscolo “Santuario di Santa Maria degli Angeli, un luogo di fede tra storia e devozione”, edito dalla casa editrice Capponi e scritto da Giuseppe Marucci insieme a don Paolo Sabatini e a don Silvio Giampieri.

Dichiarata inagibile e quindi chiusa al culto in seguito al terremoto del 2009 con epicentro a L’Aquila, la chiesa era stata ulteriormente danneggiata dal sisma del 2016 con epicentro Arquata del Tronto, che aveva provocato il distacco della facciata e numerosi danni alle volte e alle fondamenta.

I lavori, iniziati nel 2024, hanno coinvolto diversi professionisti: l’ing. Giuseppe Brandimarti, responsabile tecnico della procedura per conto della Diocesi di Ascoli Piceno; l’ing. Francesco Rinaldi, direttore dei lavori strutturali; l’arch. Ilaria Babini, direttrice dei lavori architettonici. Finanziati con i fondi statali per la ricostruzione post-sisma, i lavori sono stati eseguiti dalla ditta “F.lli Di Nardo s.r.l.- Costruzioni e Restauri”, che vinse l’appalto. Gli interventi effettuati hanno consentito di mettere in sicurezza la struttura e di riportare alla luce dettagli architettonici che il tempo aveva offuscato.

Al termine dei lavori strutturali, grazie al grande e generoso contributo da parte della comunità di Castel di Lama, è stato possibile restaurare anche alcuni affreschi che non rientravano nel piano di finanziamento previsto e che ora, invece, sono tornati ad impreziosire le pareti dell’edificio sacro in tutto il loro splendore. Ad eseguire gli interventi di restauro e le altre opere di consolidamento pittorico è stata la ditta “Studio Due Esse di Sonia Stipa”.