DIOCESI – Per la rubrica “La Speranza oltre il limite”, curata da Marco Marini, pubblichiamo oggi una sua riflessione sulla festa di Santa Rita, che per lui, che è cresciuto nel quartiere Santa Rita a Martinsicuro, rappresenta molto più che una data sul calendario: è uno strumento per ricordare e sentirsi ancora parte della comunità.
Ieri è stato il 22 Maggio, la festa di Santa Rita. Per molti è una data sul calendario, ma per chi è cresciuto tra queste vie è un richiamo identitario che vibra dentro, un filo invisibile ma indistruttibile che unisce il passato, il presente e il futuro.
Oggi comunico attraverso gli occhi. La malattia ha cambiato radicalmente il mio modo di esprimermi e di muovermi, ma non ha toccato di un millimetro ciò che sono, ciò che provo e, soprattutto, da dove vengo. Anzi, la costrizione fisica ha amplificato il potere della memoria, rendendo i ricordi nitidi come non mai. E quando la mia mente viaggia alla ricerca di riparo e di forza, torna sempre lì: al mio quartiere.
Le origini non sono semplicemente un dato anagrafico o un luogo di nascita. Sono le fondamenta invisibili su cui poggia l’intera nostra esistenza. Il nostro quartiere, con la sua storia, le sue strade, la sua gente e la sua anima profonda, ha plasmato il mio carattere. Mi ha insegnato il valore della comunità, della resilienza, della solidarietà silenziosa ma concreta. Quelle piazze e quegli angoli di strada che ho vissuto e amato sono diventati parte della mia mappa interiore.
La Santa che abbiamo celebrato ieri è la Santa delle cause impossibili, ma è soprattutto il simbolo di una determinazione incrollabile di fronte alle tempeste della vita. Ed è proprio questa stessa determinazione, questa capacità di resistere e trovare un senso anche nelle sfide più dure, che sento nascere dalle mie radici. C’è una tenacia tipica della nostra terra che mi porto dentro e che oggi, più che mai, mi sostiene. Anche se la mia voce passa attraverso una tecnologia, il cuore che batte dietro queste parole è lo stesso che correva per le vie di Santa Rita.
Dedico questi pensieri a chi, come me, custodisce con orgoglio il legame con le proprie origini, consapevole che non importa quanto lontano si vada, o quali sfide la vita ci imponga di affrontare: sapremo sempre da dove siamo partiti e quella sarà sempre la nostra ancora più sicura.
Buona festa di Santa Rita a tutti noi!
Cenni biografici
Marco Marini è un ingegnere informatico di 56 anni, residente a Martinsicuro, marito e padre, che da due anni è affetto da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) , una malattia neurodegenerativa che colpisce le cellule nervose che controllano i muscoli, causando una progressiva perdita di forza muscolare e paralisi, pur lasciando intatte le facoltà cognitive.
Nonostante tutto il resto del corpo sia paralizzato, Marco comunica con il mondo attraverso gli occhi. Grazie ad una moderna e supertecnologica strumentazione, riesce a dare voce ai suoi pensieri fissando con gli occhi le lettere delle parole che vuole pronunciare. E così, lentamente, sullo schermo appaiono i suoi pensieri e sul suo viso un bel sorriso, l’unico altro mezzo che ha per comunicare le sue emozioni.
La redazione de L’Ancora lo ringrazia per aver accettato l’invito di curare una rubrica, condividendo con i nostri lettori e le nostre lettrici le sue parole profonde ed ispirate.

