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San Benedetto, “Lu Curate”, alcuni “Notabili”, la nascita del Teatro Concordia in una città dove c’era discordia!

Di Pietro Pompei

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In questo ottantesimo della morte di don Francesco Sciocchetti che abbiamo celebrato noi dell’Ancora, sono riapparse le antiche curiosità e, diciamolo pure “gli antichi pettegolezzi che riguardavano “Lu Curate” ed alcuni “Notabili” della nostra città. È da ricordare che siamo in un periodo storico particolarmente travagliato, tra l’Ottocento e il Novecentesimo secolo, che portò al Ventesimo con due grandi Guerre Mondiali. Travaglio di stragi inaudite perché mise in crisi tutti i valori ai quali si erano appoggiati decenni precedenti. Nel nostro caso si acuì il contrasto tra la Massoneria e la Religione accentuata con la crisi dello Stato Pontificio. Nella nostra città che aveva ricevuto un forte impulso commerciale nel 1864 dal funzionamento della stazione ferroviaria; si fronteggiarono un potere politico con un Parroco di un dinamismo unico dedito tutto al bene dei poveri e bisognosi. Don Francesco Sciocchetti aveva dimostrato questo carattere quando lasciò Ripatransone, sua città natale, per aiutare i marinai al recupero delle lancette alla deriva verso la foce del Tronto dopo l’ennesimo alluvione.

Intanto nella nostra città si diffuse l’esigenza di un teatro; mentre i Filippini detti anche Oratoriani, che erano a Ripatransone, avevano ricevuto l’incarico della parrocchia della Madonna della Marina. Le alluvioni avevano danneggiato la chiesa della Madonna della Marina che si trovava nella attuale piazza Cesare Battisti e gli Oratoriani, motivati anche dall’accresciuto numero di abitanti, pensarono ad una nuova chiesa.

Il Teatro fu iniziato fra il 1834-35; per la Nuova Chiesa gli Oratoriani misero la prima pietra quasi dieci anni dopo. Per una serie di coincidenze i due manufatti si trovarono l’uno di fronte all’altra su l’attuale strada statale. In ambedue l’ingegnere fu l’ascolano Ignazio Cantalamessa.

A lasciarci la storia del nostro unico Teatro, ci ha pensato il Liburdi, consultando documenti dell’Archivio Storico Comunale che, come Lui asserisce, sono andati perduti durante la grande guerra; per fortuna ne aveva fatto copie. Quella del Teatro rispondeva ad un’esigenza del giovane popolo Sambenedettese e sta a dimostrare come, fin dal secolo XIX, si aveva bisogno di un luogo di cultura

“I principali del paese”, come scriveva il Liburdi si trovarono riuniti il 28 luglio 1827 per prendere la storica decisione e stabilire le regole. Si ebbe una proficua collaborazione tra pubblico e privato, poiché la Società “Amici del teatro” che nel frattempo si era costituita, ottenne un congruo finanziamento dal Municipio. Si pensò subito di acquistare il terreno lungo “la stradale per Grottammare di proprietà di tale Luigi De Santis” ed ottenute tutte le autorizzazioni  fu dato l’incarico di erigere il progetto “al bravo Ingegnere ascolano Ignazio Cantalamessa (1796-1855) che, da quel tempo, diverrà l’Artista prescelto dal Comune per i lavori paesani di maggiore importanza come la Chiesa Nuova di Santa Maria della Marina ed il pubblico Ospedale di S.Maria del Soccorso”.

I lavori iniziati con qualche difficoltà, proseguirono poi abbastanza speditamente;  si pensava di poter finire il Teatro tra il 1834 e il 1835. A queste date la struttura esterna era stata completata, bisognava iniziare la lavorazione interna, quando giunse la notizia che il “colera” si stava diffondendo lungo le coste del mare Adriatico. Fu allora che si pensò di utilizzare il Teatro “ad eventuale infermeria a mo’ di Lazzaretto”. Questa volta la nostra città fu risparmiata dal terribile flagello che nel 1936 nella sola Ancona aveva fatto 716 vittime e pertanto “quel precario ricovero non ebbe bisogno di funzionare e i 15 letti preparati nei locali del Teatro rimasero inutili”. Ripresi i lavori si pensò subito di sistemare l’interno dove furono messi a punto 50 palchi “suddivisi  in tre ordini, loggia compresa”. Continua il Liburdi: “ Essi davan grazia ed armonia ad una Platea di perfetta sonorità acustica e ad un vasto palcoscenico, il tutto condotto a perfezione da buoni Artisti dei nostri luoghi”. Sono ricordati due nomi: il pittore ascolano Raffaello Fogliari e per gli addobbi il fermano Giacinto Gioacchini. Una volta terminata l’opera si pensò al nome e al regolamento. Il 5 ottobre 1842 il Priore Benedetto Voltattorni  presentò il regolamento che riguardava specialmente la ridistribuzione dei palchi. Per il nome Liburdi  cita tra virgolette “Concordia” ed aggiunge che tale nome si deve per due motivi: uno per “la Concordia” veramente ammirevole che aveva animato i promotori dell’Opera, secondo perché era stato il luogo in cui si erano riconciliate due fazioni avverse che avevano per lungo tempo diviso la nostra città. Il Concordia o la Concordia? A dire il vero sui giornali  locali dell’epoca si trova sempre scritto “il Teatro della Concordia”, ciò fa supporre che l’originale denominazione fosse “la Concordia”.

Scrive ancora il Liburdi, facendo riferimento alla Storia del Cav. Giuseppe Neroni Cancelli, “ come il Teatro fosse utile per gli spettacoli che si producevano durante il periodo delle stagioni balneari in quei tempi”. Nell’Agosto del 1909, come si può leggere  nella “Parola del Popolo” nella “Stagione lirica al Teatro della “Concordia” furono comprese “il ballo in maschera “ di Verdi e “Maria di Rohan” di Donizzetti. E stando sempre alle curiosità leggiamo sull’”Operaio” della visita di S.E.Luigi Dari alla nostra città, il 4 marzo 1909, per rendersi conto dell’andamento dei lavori sul porto e non trovarono luogo migliore, per intrattenere l’Ospite con il suo seguito a pranzo, del Teatro della Concordia.

Ci sarebbe da aggiungere che la storia di questo Teatro dopo l’inaugurazione è stata fra le più tormentate e non sempre questo manufatto come abbiamo potuto constatare, è stato usato per lo scopo che si erano prefisso i suoi ideatori. Fu trasformato in dormitorio dell’esercito durante le guerre del Risorgimento Italiano, come tribunale, specie nelle cause affollate, anche come ristorante e infine come cinema perdendo anche il nome.

Oggi è rifiorito, anche se trasformato rispetto al progetto originale. È bello anche così!

Nessuna più rivalità tra Teatro e Chiesa dopo che questa ha ceduto al Comune la piazza per il parcheggio sotterraneo, Il Popolo è contento di poter usufruire di due manufatti che hanno arricchito la nostra città culturalmente e spiritualmente!