SPINETOLI – “Di un ragazzo di 18 anni si dice solitamente che ha tutta la vita davanti. Forse è questa idea a rendere così doloroso il momento che stiamo vivendo; ci chiediamo tutti, a ragione, se forse anche per Peppe non sarebbe stato giusto assaporare un po’ di quella vita e di quei progetti che alla sua età è giusto e legittimo fare“.
Con queste parole, cariche di commozione e di interrogativi, don Luca Censori, coordinatore dell’Équipe di Pastorale Giovanile della Diocesi di Ascoli Piceno, ha aperto l’omelia della Santa Messa durante la quale oggi, Venerdì 8 Maggio 2026, alle ore 15:30, presso la chiesa San Paolo, in Pagliare del Tronto, frazione di Spinetoli, è stato celebrato il funerale del giovane Giuseppe Volpicella, studente di 18 anni morto in ospedale ad Ancona, dopo aver scoperto solo pochi mesi fa di avere un brutto male.
Il giovane, che militava nel Gruppo Scout Spinetoli 1, ma apparteneva alla comunità di Colli del Tronto, la cui Amministrazione Comunale ha dichiarato per la giornata di oggi il lutto cittadino, “per esprimere in forma solenne e partecipata – si legge in una nota -, il cordoglio e la vicinanza dell’Amministrazione Comunale e di tutta la cittadinanza alla famiglia colpita da questo grave lutto“.
La Messa, presieduta da don Luca Censori, è stata concelebrata da altri presbiteri legati al giovane e alla sua famiglia a vario titolo: don Devis Bertuzzi e don Basilio Marchei, rispettivamente parroco e parroco emerito della comunità di San Paolo in Pagliare del Tronto; don Giorgio Del Vecchio, parroco delle comunità di Maria Santissima Assunta e San Pio X in Spinetoli; don Mauro Servidei, parroco delle parrocchie di Santa Felicita e di San Giuseppe in Colli del Tronto; don Daniele De Angelis, che ha vissuto con il giovane Giuseppe la GMG di Lisbona; don Fausto Focosi, assistente ecclesiastico dell’Agesci per la regione Marche; don Luigi Caravella della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, cugino del giovane Volpicella.
La chiesa, gremita, ha accolto una folla di parenti, amici e conoscenti. Presenti anche le autorità civili: Luca Morganti, sindaco di Colli del Tronto, e Stefano Re, consigliere comunale di Spinetoli. Presente inoltre una nutrita rappresentanza del Liceo Scientifico “Antonio Orsini” di Ascoli Piceno, che il giovane Giuseppe frequentava ed in cui era prossimo a conseguire la maturità, a partire dai compagni di classe e dai docenti del giovane defunto. Presenti infine molti amici del Gruppo Scout Spinetoli 1.
Una vita davanti: sì, ma quale vita?
Durante l’omelia, don Luca Censori, ha detto: “Accolgo la Prima Lettura di oggi: ‘Ecco, vidi cieli nuovi e una terra nuova; il cielo e la terra di prima erano scomparsi’. L’Apocalisse racconta non solo del mondo per come sarà, ma soprattutto del mondo per come è e per come noi non siamo più capaci di comprenderlo; la Parola ci suggerisce che tutto quanto i nostri occhi vedono ora è destinato a cambiare, a divenire qualcosa di nuovo che non conosciamo e che non sappiamo prevedere. Penso di nuovo a Peppe, e penso che davvero lui abbia ancora tutta la vita davanti: non quella che vediamo e conosciamo noi, ma un’altra che sfugge ai nostri sensi. Peppe non aveva tutta la vita davanti. Peppe ha tutta la vita davanti. Davvero. Allora parliamo così. Se abbiamo scelto di fare un funerale in chiesa, possiamo parlare così. Per fede possiamo parlare così“.
Il presbitero ha poi riflettuto sulla promessa ricevuta nel Battesimo: Gesù ci chiama amici e ci invita a condividere la sua vita. Come un amico che visita la nostra casa e poi ci accoglie nella sua, Gesù ha vissuto la nostra esperienza umana e ci assicura che la morte è solo il passaggio verso la casa del Padre. Questa promessa certamente non elimina il dolore: anche Gesù ha pianto per un amico, mostrando che la fede non ci disumanizza. Per questo, nel lutto, possiamo sentirci abbracciati e non soli.
Don Luca ha poi parlato della malattia del giovane, che è stata un cammino difficile, in cui ha imparato lentamente a lasciarsi amare e ad accettare l’aiuto degli altri: “Spesso si parla di ‘combattere’ la malattia; in realtà chi vive una malattia non combatte contro di essa, ma contro questa scoperta di un radicale bisogno di aiuto e protezione dall’altro. Man mano che andiamo avanti, pensiamo che crescere significhi diventare autonomi. Forse ce lo fanno anche pensare. Noi vorremmo sempre essere quelli da ringraziare, non quelli che ringraziano. Invece la nostra vita è un continuo imparare ad affidarci all’altro. E così è stato anche per Peppe. Peppe ha combattuto, certo, ma poi ha compreso e si è affidato; lui lo ha imparato così, ognuno di noi lo può imparare là dov’è e nella sua condizione di vita”.
Il prete ha poi sottolineato la dedizione e la cura con la quale la famiglia lo ha accompagnato: “A proposito di questa cura, ci tengo a dire una cosa a Rossella, Tommaso e Annamaria: avete fatto davvero tutto quello che potevate fare. Il Signore via dia pace dopo questo tempo in cui speso ogni energia per far vivere a Peppe questi mesi in un abbraccio che ora durerà per sempre“.
Don Luca si è poi rivolto alla comunità Scout presente, già provata da altre perdite, e l’ha invitata a trasformare dolore e rabbia in gesti di amore, vivendo l’insegnamento del fondatore del loro Movimento, Baden-Powell: fare del proprio meglio e non sprecare la vita. Ha detto don Luca: “Avete dato testimonianza della vostra presenza. Quella presenza che costa. Quella che va data quando c’è bisogno. Non quando ci va. Anche quando non vorremmo.Grazie a voi capi Scout, per aver dato testimonianza di questo modello di uomini e di donne di fede. È questo il modello che vogliamo testimoniare ai più giovani”.
Ai giovani, disorientati dalla morte di un coetaneo, ha ricordato che tempo, libertà e amore sono doni preziosi che spesso non comprendiamo finché non ne vediamo il limite e che la consapevolezza della finitezza rende più intensa la gratitudine per ogni relazione:
“Non voglio offrire a nessuno di voi facili consolazioni o parole di circostanza: io non le vorrei. Ieri stavo cercando le parole da lasciarvi e, quasi come un presagio, mi sono capitate sotto gli occhi le parole che Ezio Auditore, nel cortometraggio che chiude le sue vicende al termine di Assasin’s creed, rivolge nelle sue ultime ore alla moglie:
‘Quand’ero giovane avevo la libertà, ma non la vedevo. Avevo il tempo, ma non lo sapevo. E avevo l’amore, ma non lo provavo.
Ci sono voluti molti anni per capire il significato di tutti e tre, e ora, al tramonto della mia vita, questa comprensione si è mutata in appagamento. Amore, libertà e tempo, allora così disponibili, sono il nutrimento che mi permette di andare avanti’.
Un uomo saggio anni fa disse ad un me ventenne che, a forza di progetti e obiettivi, non sarei mai cresciuto. Mi fece male, ma aveva ragione: ero troppo concentrato su di me e sul costruire da solo la mia vita che non mi sapevo più accorgere delle persone che avevo intorno. Come Ezio, ognuno di noi da giovane ha davanti a sé tempo, libertà ed amore, ma non ha la capacità di comprenderli perché l’illusione che siano infiniti ci impedisce di goderne davvero. Sapere che la nostra vita ha un orizzonte fornisce a tutto quello che c’è dentro una prospettiva che diversamente non avremmo. Sapere che ogni rapporto è circoscritto dentro quell’orizzonte permette di far crescere la gratitudine per ogni momento condiviso“.
Il presbitero ha chiuso la sua omelia con le parole che il celebre cantante Caparezza, “uno che piaceva a Peppe e a tutta la famiglia” mette in bocca alla morte, “La Certa”, invitando tutti a lasciarsi spronare dalla fragilità della vita per dare il meglio di sé:
‘Vorresti dimenticarmi ma tutto parla di me
che sono l’unica realtà evidente.
Ti immagini, non ci fossi
di sicuro non avresti combinato la metà di niente.
Sono anni che ti sprono a dare il meglio
ma tu vivi nelle ombre degli inganni’.
“Che sia questa – ha detto don Luca –, per ciascuno di noi, l’occasione per essere spronati a dare davvero il meglio di noi.
E tu Peppe, che oggi sei radice di gioia per chi ti ha conosciuto, prega per noi fino a che non ci abbracceremo di nuovo“.
Visibilmente commosso mentre pronunciava queste parole, don Luca era legato al giovane, dal momento che aveva avuto modo di conoscere Giuseppe in più occasioni: prima mentre da seminarista serviva la comunità di Colli del Tronto, successivamente lo aveva più volte incrociato nel suo servizio come assistente ecclesiastico del Gruppo Scout diocesano ed infine aveva condiviso con lui il pellegrinaggio durante la GMG di Lisbona nel 2023.
Al termine dell’omelia, tutti gli Scout presenti si sono alzati in piedi ed hanno cantato a cappella la promessa che hanno fatto quando sono entrati nel loro Movimento.
Il saluto della comunità
Il giovane Giuseppe non lascia solo la mamma Rossella, il papà Tommaso, la sorella Annamaria, i nonni, gli zii, i cugini, gli amici e tutti i parenti, ma anche un’intera comunità che si è stretta attorno ai familiari per dare loro conforto ed affetto in questo momento di grande dolore.
Al termine della Celebrazione Eucaristica, infatti, alcuni parenti ed amici hanno voluto tracciare un ricordo del giovane Giuseppe e dare a lui un ultimo saluto.
La prima a prendere la parola è stata una giovane della Comunità Capi degli Scout, la quale ha ripercorso l’impegno del giovane Giuseppe nell’associazione, la sua “personalità forte”, il suo “sarcasmo pungente”, le “battute geniali” e le esperienze trascorse insieme nella gioia e nella condivisione. Poi, rivolgendosi ai giovani del Gruppo Scout Spinetoli 1, ha detto: “Peppe merita la vita ed è nostro dovere continuare a vivere nella gioia e nella pace”.
A seguire, anche altri presenti hanno ricordare il giovane, “le serate passate in silenzio”, il campo estivo, “l’esserci stato quando ce n’era bisogno”, “i momenti belli e spesierati”, “il sorriso dolce” e “la delicatezza dei gesti”.
Ultimo a parlare è stato il padre del giovane, Tommaso Volpicella, mentre teneva la mano della moglie Rossella:
“Caro Giuseppe, sei sempre stato un ragazzo schivo, una persona che non amava stare sotto i riflettori, che non voleva essere protagonista. Ma a questo giro non ce l’hai fatta. Guarda quante persone ci sono oggi qui per te! Ieri don Luca parlava di ‘radici profonde’ e io sono sicuro che hai lasciato radici profonde in tutta la Vallata!”.
L’uomo ha poi ringraziato la splendida comunità per il calore ricevuto, in particolare il Gruppo Scout di cui il figlio faceva parte:
“Ogni volta che vedrò un ragazzo con una divisa e un fazzoletto blu, lo abbraccerò, perchè mi sembrerà di vedere Giuseppe”.
A dare l’estrema benedizione al feretro è stato il cugino, don Luigi Caravella, il quale lo ha anche battezzato. “Mi sembra un bel segno il fatto che ora don Luigi asperga con l’acqua Peppe in questo nuovo Battesimo”.
Tra abbracci, commozione e messaggi affidati al vento, la salma del giovane Peppe ha lasciato la chiesa di Pagliare per essere tumulata presso il cimitero civico di San Benedetto del Tronto, in attesa – come ha detto don Luca durante la Messa – “di abbracciarci di nuovo nell’abbraccio infinito di Dio, in quella vita che è eterna, che non finisce mai e che è promessa a tutti”.
