- L'Ancora Online - https://www.ancoraonline.it -

Papa a Pompei: Bartolo Longo e il “tempio della carità”

(Foto: santuario di Pompei)

Di M.Michela Nicolais

(da Pompei) “Fede senza Carità sarebbe la suprema delle incongruenze; Valle di Pompei le ha riunite in un magnifico equilibrio; due ali congiunte in un medesimo volo”. Così scriveva, nel 1925, Bartolo Longo, fondatore del Santuario e della città mariana, sulla rivista Il Rosario e la Nuova Pompei, per spiegare la sua scenta di affiancare, al “Tempio della fede”, il “Tempio della carità”, creando e sostenendo strutture per l’accoglienza degli ultimi e degli emarginati, orfani, poveri, figli dei carcerati. Leone XIV, incontrando l’8 maggio gli ospiti di questa cittadella della carità che affianca il Santuario, ripercorrerà idealmente anche i luoghi che, in oltre un secolo, hanno accolto, preparato alla vita e a un lavoro, migliaia di ragazzi e ragazze.  

La nuova Pompei. “Bartolo Longo non solo ha fondato il santuario di Pompei, ma ha dato vita alla nuova città di Pompei”, aveva detto al Sir padre Antonio Marrazzo, postulatore della causa del beato Bartolo Longo, alla vigilia della canonizzazione.  E lo ha fatto considerando in primo luogo la situazione degli ultimi: ancora oggi, le opere sociali del Santuario di Pompei rappresentano un articolato sistema di accoglienza, educazione e assistenza rivolto soprattutto a minori, famiglie in difficoltà e persone fragili. Fin dal 1886, Bartolo Longo, avvocato e santo laico, diede vita infatti ad un grandioso progetto di carità indirizzato agli afflitti, agli emarginati e ai poveri del suo tempo. In particolare, la sua opera mirava ad offrire accoglienza, educazione e amore a tutti i bambini e ragazzi orfani o abbandonati, ai quali mancava un punto di riferimento familiare per la propria crescita umana e sociale. Allargò, in seguito, la sua azione benefica puntando soprattutto ai casi più difficili di allora, come i figli e le figlie di detenuti. 

I luoghi della carità. All’interno del Centro Educativo “Beata Vergine del Rosario” operano il Centro Oratoriale “Crescere Insieme”, “Casa Emanuel” e il “Centro per l’Aiuto alla Vita”. Il primo offre supporto educativo e ricreativo ai minori durante l’anno scolastico, con attività didattiche, artistiche e sportive, oltre a momenti estivi. “Casa Emanuel” è invece una comunità di accoglienza per donne sole, gestanti, madri e bambini in situazioni di grave disagio, che accompagna le ospiti verso l’autonomia personale. Il “Centro per l’Aiuto alla Vita” tutela la maternità e la dignità della donna attraverso consulenze gratuite e supporti concreti. Un ruolo importante è svolto anche dal Centro Oratoriale “Bartolo Longo”, retto dai Fratelli delle Scuole Cristiane, che accoglie circa 200 ragazzi, offrendo sostegno scolastico e attività formative, contribuendo alla crescita culturale, sociale e spirituale. Gli ambulatori della Confraternita di Misericordia garantiscono assistenza sanitaria gratuita e iniziative di prevenzione. Il Consultorio familiare diocesano “San Giuseppe Moscati” offre invece consulenze psicologiche, mediche e legali, promuovendo la formazione e il sostegno alla famiglia. Il Centro di ascolto Caritas accoglie e orienta le persone in difficoltà. La Mensa per i Poveri “Papa Francesco”, gestita dal Sovrano Militare Ordine di Malta, assicura pasti quotidiani e servizi essenziali come docce e distribuzione di indumenti. Accanto al Santuario si trova il Centro per il Bambino e la Famiglia “Giovanni Paolo II”, che ospita cinque case famiglia e strutture di accoglienza per minori, madri e persone fragili, gestite da varie associazioni: Fraternità di Emmaus, Comunità Papa Giovanni XXIII e Fondazione Ferraro onlus. È attivo anche il “C’entro giovani Carlo Acutis”, uno spazio dove ogni giovane può sentirsi accolto, ascoltato e custodito. 

Una vita spesa bene.  Bartolo Longo nacque il 10 febbraio 1841 a Latiano, in provincia di Brindisi, e nel 1863 giunse a Napoli per completare gli studi di Giurisprudenza. Attraverso amici e professori, si avvicinò al mondo dello spiritismo, abbandonando completamente la fede cattolica nella quale era stato educato. Dopo la sua totale conversione, si dedicò anima e corpo alla religione e alla carità. Grazie alla nobildonna Caterina Volpicelli – oggi Santa, – conobbe la Contessa Marianna Farnararo De Fusco, rimasta vedova in giovane età, con cinque figli piccoli. La nobildonna pugliese, che il 1° aprile 1885 sposò Bartolo Longo a Napoli, sarà decisiva nella realizzazione di tutta l’opera pompeiana, alla quale contribuì con le sue risorse economiche e con le sue idee, che spesso determinarono le scelte del marito. Proprio per curare le proprietà di Marianna, Bartolo Longo giunse, nel 1872, a Valle di Pompei, dove capì la sua vocazione e si propose di non allontanarsi da Valle di Pompei, senza aver diffuso il culto alla Vergine del Rosario. Il 14 ottobre 1883, ventimila pellegrini, riuniti a Pompei, recitarono per la prima volta la Supplica alla Vergine del Rosario, sgorgata dal cuore di Bartolo Longo, in risposta all’Enciclica Supremi Apostolatus Officio (1° settembre 1883), con la quale Leone XIII additava proprio la recita del Rosario come rimedio ai mali che affliggevano il mondo contemporaneo. Nel 1884 fondò il periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei”. Intanto, grazie a lui, intorno al cantiere della nuova chiesa sorgeva una vera e propria città con case per gli operai, tra i primi esempi di edilizia popolare, che anticipava l’attenzione della Rerum Novarum alla questione sociale. Nel 1887 fondò l’Orfanotrofio Femminile, la prima delle sue Opere di Carità a favore di bambini e adolescenti. Il 5 maggio 1901 fu inaugurata la facciata della Basilica, eretta con il contributo dei fedeli di ogni parte del mondo e dedicata alla Pace Universale. Il 9 febbraio 1924 morì la Contessa Marianna, mentre Bartolo Longo si spense all’età di 85 anni, il 5 ottobre 1926. Fu beatificato da Giovanni Paolo II il 26 ottobre 1980 e proclamato santo da Leone XIV il 19 ottobre 2025.  L’8 maggio 1915 la Supplica fece il suo ingresso in Vaticano: a mezzogiorno, Benedetto XV, entusiasta estimatore del Fondatore e dell’Opera pompeiana, e i dignitari vaticani la recitarono nella Cappella Paolina. Tradizione che continuò con i Pontefici successivi. La preghiera è stata tradotta in decine di lingue: dall’inglese al russo, dall’armeno al cinese, dall’urdu al maltese, al tamil. È una preghiera universale, che Bartolo Longo definiva “Ora del mondo”. Contemporaneamente, in diverse parti della terra, milioni di fedeli si ritrovano insieme per recitarla. L’8 maggio lo faranno insieme a Papa Leone XIV.