DIOCESI – Per la rubrica “La Speranza oltre il limite”, curata da Marco Marini, pubblichiamo oggi una sua riflessione sull’assurdità della guerra, anche in vista degli eventi promossi dalle Diocesi del Piceno in occasione dell’Earth Day 2026 per Venerdì 8 Maggio, a Grottammare. In una giornata dedicata alla pace, all’umanità e al futuro del pianeta, sono due e molto significative le iniziative intraprese:
- alle ore 18:00, presso l’Aula Magna dell’Istituto Fazzini – Mercantini, si terrà una tavola rotonda sul tema della pace per riflettere sul Mediterraneo come spazio di incontro tra culture, religioni e diversità;
- alle ore 21:00, partendo da piazza Carducci, si terrà una marcia della pace senza simboli, fino a piazza Fazzini, per dare voce a una nonviolenza attiva, fondata sulla fiducia e sul ripudio della guerra come mezzo per risolvere le controversie.
Con un’analisi lucida ed autentica, Marini offre una lente di ingrandimento unica sul valore della vita umana e manifesta l’acuto paradosso tra chi lotta con ogni fibra del proprio essere per sopravvivere a una malattia e chi, dall’altra parte, provoca deliberatamente la morte e la distruzione, anche di bambini innocenti. La sua riflessione, che è al contempo una denuncia ed un grido di dolore, è anche un appello all’umanità intera, alla quale, dal suo letto, ricorda una verità molto scomoda: la vita è sacra e la guerra è un fallimento etico e umano di proporzioni inaccettabili.
Scrivo queste righe da una condizione di assenza della mia voce. Eppure, proprio da questo silenzio forzato, la mia mente percepisce con una chiarezza dolorosa l’assurdità della guerra, un’offesa che grida contro il valore inalienabile della vita.
Ogni giorno, per chi vive con una malattia che rende impossibile comunicare in modo convenzionale, è un atto di resistenza. Ogni respiro è un traguardo, ogni tentativo di comunicazione è un ponte gettato verso l’altro. La vita, per me, si manifesta nel suo nucleo più puro e fragile: un dono che va protetto con ogni fibra dell’anima. Vedere come, nel mondo, questo stesso dono venga calpestato da chi ha la forza fisica per farlo, ma non la saggezza per comprenderlo, è un paradosso inaccettabile.
L’abominio raggiunge il suo culmine quando la violenza si abbatte sui bambini innocenti. Non esiste giustificazione, strategia o ideale che possa spiegare il sacrificio di una vita che non è ancora fiorita. Uccidere un bambino non è solo un crimine di guerra, è un crimine contro l’umanità intera e contro il futuro stesso. Mentre io lotto con ogni grammo di energia per restare presente a chi amo, vedere vite giovanissime spezzate dalla crudeltà adulta mi appare come la forma più oscura di follia. È il tradimento supremo del patto umano: quello di proteggere chi è più vulnerabile.
La guerra è la negazione della nostra essenza. Mentre la medicina e la scienza lottano per guadagnare un giorno in più alla vita, il conflitto armato spende in pochi secondi la ricchezza di intere generazioni.
La libertà non è il diritto di sopraffare, ma la possibilità di essere umani nella propria fragilità. Chi è sano dovrebbe celebrare la propria libertà servendo la vita, non distruggendola. È assurdo che risorse immense, ingegno tecnologico e vite giovani vengano sacrificati per confini o ideologie, mentre basterebbe un briciolo di quello sforzo per curare chi soffre e per rendere il mondo un luogo dove nessuno è lasciato solo nella propria battaglia personale.
Dalla mia carrozzina, dal mio letto, dal mio spazio ristretto, vedo un mondo che ha smarrito il senso del limite. Se solo l’umanità si fermasse un istante a guardare attraverso gli occhi di chi lotta per un singolo battito di ciglia, capirebbe che non esiste causa o potere che valga il sangue di un altro uomo.
La vera vittoria non è conquistare una terra, ma preservare un’esistenza. Spero che un giorno la nostra civiltà possa finalmente deporre le armi della distruzione per imbracciare solo quelle della cura e della solidarietà. Perché la vita è sacra e la libertà è tale solo quando ci permette di restare umani.
Un compagno di viaggio nella fragilità
Cenni biografici
Marco Marini è un ingegnere informatico di 56 anni, residente a Martinsicuro, marito e padre, che da due anni è affetto da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) , una malattia neurodegenerativa che colpisce le cellule nervose che controllano i muscoli, causando una progressiva perdita di forza muscolare e paralisi, pur lasciando intatte le facoltà cognitive.
Nonostante tutto il resto del corpo sia paralizzato, Marco comunica con il mondo attraverso gli occhi. Grazie ad una moderna e supertecnologica strumentazione, riesce a dare voce ai suoi pensieri fissando con gli occhi le lettere delle parole che vuole pronunciare. E così, lentamente, sullo schermo appaiono i suoi pensieri e sul suo viso un bel sorriso, l’unico altro mezzo che ha per comunicare le sue emozioni.
La redazione de L’Ancora lo ringrazia per aver accettato l’invito di curare una rubrica, condividendo con i nostri lettori e le nostre lettrici le sue parole profonde ed ispirate.
