- L'Ancora Online - https://www.ancoraonline.it -

Alessandro, Daniele e Leonardo del Liceo Orsini: “Ritorno alla Luna: la missione Artemis 2 scrive la storia”

DIOCESI – Nell’ambito del progetto su comunicazione ed informazione denominato “La foresta che cresce“, il giornale L’Ancora ha indetto un concorso rivolto agli studenti e alle studentesse delle Scuole Superiori del Territorio: ogni giovane che ha preso parte al progetto potrà scegliere una notizia della settimana precedente e commentarla con un articolo scritto singolarmente o a più mani. Tutti gli articoli verranno pubblicati, di volta in volta, sul giornale L’Ancora e durante il Meeting Nazionale dei Giornalisti e delle Giornaliste, che si terrà tra la fine di Maggio e l’inizio di Giugno 2026 a San Benedetto del Tronto, verranno decretati i vincitori o le vincitrici.

Oggi pubblichiamo l’articolo scritto da Daniele Carassai, Leonardo Ferretti ed Alessandro Spina, studenti della classe 3ª B del Liceo Scientifico “Orsini” di Ascoli Piceno.

 

Di Daniele Carassai, Leonardo Ferretti ed Alessandro Spina

CAPE CANAVERAL – Si è conclusa con un perfetto ammaraggio nell’Oceano Pacifico, lo scorso 10 Aprile 2026, la missione Artemis 2, il primo volo con equipaggio del programma lunare della NASA, che ha riportato quattro esseri umani nelle vicinanze della Luna per la prima volta dai tempi del programma Apollo.

Il lancio e l’equipaggio

Il viaggio è iniziato il 1° Aprile 2026, quando il gigantesco razzo SLS (Space Launch System) è decollato dalla rampa 39B del Kennedy Space Center, squarciando il cielo della Florida al tramonto. A bordo della capsula Orion, battezzata dall’equipaggio “Integrity”, quattro astronauti diventati già icone della nuova era spaziale:
Reid Wiseman (NASA): comandante della missione;
Victor Glover (NASA): pilota e primo uomo nero a volare verso la Luna;
Christina Koch (NASA): specialista di missione e prima donna a raggiungere l’orbita lunare;
Jeremy Hansen (CSA): specialista di missione e primo canadese nello spazio profondo.

Dieci giorni oltre l’orbita terrestre

La missione, durata circa 10 giorni, non prevedeva l’allunaggio, ma un complesso fly-by lunare. Dopo aver testato i sistemi di supporto vitale in orbita terrestre, l’equipaggio ha effettuato la manovra di iniezione trans-lunare.

Il momento più emozionante è avvenuto il 6 Aprile, durante il passaggio ravvicinato dietro la faccia nascosta della Luna, a circa 7.500 km dalla superficie. In quei minuti di silenzio radio, gli astronauti hanno potuto osservare dettagli del suolo lunare mai visti prima da occhi umani, identificando persino due nuovi crateri che l’equipaggio ha proposto di nominare “Carroll“, in onore della defunta moglie del comandante Wiseman, e “Integrity“, come il nome dato alla capsula.

Vedere la Terra sorgere oltre l’orizzonte lunare non è solo un dato tecnico, è un cambio di prospettiva per l’intera umanità“: ha dichiarato Victor Glover durante una delle dirette dallo spazio.

Piccoli imprevisti e grandi successi

Non sono mancati i momenti di tensione. Nelle prime fasi del volo, la specialista Christina Koch ha dovuto risolvere un problema tecnico al sistema igienico di bordo, mentre nei giorni successivi il controllo a terra ha monitorato una lieve perdita interna in una valvola del sistema di pressurizzazione. Tuttavia, la robustezza della capsula e la prontezza del team hanno permesso di proseguire in totale sicurezza.

Verso Artemis 3

Con le celebrazioni per il rientro di Artemis 2 ancora in corso, l’attenzione della comunità scientifica globale si è già spostata sul prossimo, fondamentale tassello del mosaico lunare: Artemis 3. Tuttavia, le ultime direttive della NASA hanno introdotto un cambio di rotta
significativo rispetto ai piani originali.

Una nuova strategia: il ritorno al “Metodo Apollo”

Se fino a pochi mesi fa Artemis 3 doveva essere la missione dello sbarco, l’amministratore della NASA ha recentemente confermato un cambio di profilo. Seguendo la filosofia dei piccoli passi che portò al successo dell’Apollo 11, Artemis 3 (prevista per la fine del 2027) fungerà da “ponte” tecnologico. Invece di tentare subito la discesa sul suolo lunare, la missione si concentrerà sul testare in orbita
terrestre l’integrazione tra la capsula Orion e i nuovi sistemi di sbarco umano (HLS – Human Landing System).

Le sfide tecnologiche: i “giganti” a confronto

La missione Artemis 3 vedrà un evento senza precedenti: l’incontro nello spazio tra la Orion e i lander sviluppati dai partner privati:
● Starship HLS (SpaceX): il mastodontico veicolo di Elon Musk dovrà dimostrare di poter attraccare in sicurezza e gestire i sistemi di supporto vitale per l’equipaggio.
● Blue Moon (Blue Origin): anche il lander della società di Jeff Bezos sarà protagonista di test di docking e trasferimento di propellente.
Solo una settimana fa, il 28 Aprile 2026, il core stage del razzo SLS destinato a questa missione è arrivato al Kennedy Space Center a bordo della chiatta Pegasus, segnando l’inizio ufficiale della fase di assemblaggio.

L’obiettivo finale: il 2028 e il Polo Sud

Questo cambio di programma sposta il momento del “grande passo” alla missione Artemis 4, programmata per il 2028. Sarà allora che l’umanità toccherà nuovamente la polvere lunare, puntando alle zone d’ombra perenne del Polo Sud, dove la presenza di ghiaccio d’acqua promette di trasformare la Luna in una base operativa permanente.
Non stiamo rallentando,” spiegano dai laboratori di Houston, “ci stiamo assicurando che, quando rimetteremo piede sulla Luna, avremo la tecnologia per non andarcene più“.