Funerale Alex Zanardi, don Pozza: “la morte si è presa il corpo ma l’anima le è sfuggita”
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(Foto ANSA/SIR)
“La morte pensava di averlo vinto, finalmente. Non ha fatto bene i conti neanche stavolta. Si è presa il corpo, ma l’anima le è proprio sfuggita. In corsia di sorpasso, è andata ad infilarsi dritta nelle storie dei ragazzi di Obiettivo3”. Così don Marco Pozza, nell’omelia dei funerali di Alex Zanardi celebrati oggi a Padova nella Basilica di Santa Giustina, ha indicato nell’associazione fondata dal campione – che allena atleti con disabilità, oggi guidata dal figlio Niccolò – la principale eredità del suo amico. Il sacerdote ha inquadrato la vita di Zanardi attraverso il Vangelo dei talenti: “La differenza non la farà il numero”, ma la capacità di farli fruttare, come insegnava Pietro Mennea: “Ho ricevuto dei talenti in dono. Non mi sono addormentato sopra, ma li ho fatti fruttare”. Don Pozza ha immaginato l’incontro finale tra Zanardi e Dio con le parole del Vangelo: “Vieni, Alex buono e fedele, prendi parte alla mia gioia. Perché ero in carcere e tu, in Autogrill, sei stato ad ascoltarmi”. Ha infine citato il libro “Il gabbiano Jonathan Livingston”, che Zanardi gli aveva regalato con una frase sottolineata: “Velocità perfetta vuol dire solo esserci, essere là”. “Alex – ha concluso don Pozza – anche da morto continuerà a parlare di obiettivi”.